Il sogno birmano di Naypyidaw

Per chi non lo sa, Naypyidaw ha ufficialmente dieci anni. In costruzione dal 2004, questo nuovo centro nel bacino centrale della Birmania di cui è la capitale dal 2006, è una delle città capitali più giovani. Di già sta assumendo il ruolo che i detrattori hanno mancato di notare.

Troppo spesso chi visita la Birmania è preso dagli stereotipi usati per descrivere la città: un paradiso dittatoriale Potemkin, senza traccia di cultura e vita. La sua grandezza e novità tendono a colpire i visitatori che vi giungono per la prima volta, incapaci di concepire che c’è un metodo serio in quella apparente pazzia.

Ogni giorno molti apprezzamenti di Naypyidaw non colgono il fatto che, contro ogni aspettativa, diventa un luogo vibrante e vario, un nuovo modello urbano per la Birmania che trae la sua ispirazione da una storia caotica in cui elementi monarchici, anticolonialisti e socialisti cozzano insieme alle aggiunte capitalistiche e federali.

A ricevere la maggiore attenzione sono l’architettura e le infrastrutture, ma la cosa più eccitante della città nuova è la sua gente. Gli abitanti di Naypyidaw del 2015 sono un gruppo diverso ma dimostrano come sia cambiato già il paese.

Si inizia con l’orientamento predominante della classe media della popolazione. Da nessuna altra parte la forza lavoro è così pesantemente orientata verso lavori amministrativi e tecnici. Non sorprende che i grandi magazzini, un tempo armadi vuoti, sono vibranti del commercio serale e del fine settimana.

La gente ha del denaro nel portafoglio. Gli aumenti annuali nelle paghe della burocrazia, una delle principali vittorie del governo, si sentono direttamente ed immediatamente qui. E mentre la burocrazia continua ad espandesi, una conseguenza delle pesanti responsabilità sopportate dal governo centrale, sempre più persone trovano soddisfazione professionale nella città nuova.

Questi adepti della classe media abbracciano la tecnologia e le convenienze del mondo moderno ad una velocità impressionante. Dovunque nel paese i bancomat sono ancora relativamente nuove, ma qui c’è una forte attività alle macchinette. Banconote da 5000 kyat riempiono i portafogli per viaggi ai grandi ipermercati Ocean e le vive zone residenziali di Myo Ma Zay e Tha Pyae Gone, famosi tra la gente del posto per l’esperienza varia dei mercati.

Chi lavora nel governo a Naypyidaw decide sempre più che la tradizionale visita di ritorno alle famiglie a Yangoon, la vecchia capitale, è insostenibile e si creano delle case permanenti nella nuova città. Persino impiegati di medio rango cercano di assicurarsi il loro pezzo del “sogno birmano” con investimenti nelle proprietà che traggono vantaggio della crescita fiacca dei prezzi nella capitale.

Scommettono che Naypyidaw avrà senso come una casa di lungo termine, e che negli anni prenderà il proprio posto come la terza città dopo Rangoon e Mandalay.

naypyidaw

A questo contribuisce il ritmo delle vendite delle gemme e della giada birmana insieme a qualche ciclo di eventi sporadici. Alcuni hotel, ristoranti e centri di intrattenimento godono di questo commercio irregolare, ma quasi tutti si lamentano che semplicemente i visitatori non sono sufficienti a riempire le tantissime stanze vuote degli hotel ogni settimana dell’anno.

Questa abbondanza di capacità richiederà di sicuro qualche risposta creativa. Mettere in naftalina superfici enormi potrebbe fermare l’emorragia dei fondi degli operatori ma nn creerà lavoro o non farà nulla per aiutare a costruire la reputazione della città.

Invece Naypyidaw avrà bisogno di avvantaggiarsi del fatto che è differente da qualunque altro posto al mondo, per parafrasare quanto Kipling diceva della Birmania.

L’originalità del panorama urbano è il suo punto più forte specialmente ora che include dimensioni più umane nei suoi quartieri commerciali e residenziali così interconnessi. Persino la pagoda Uppatasanti, costruita come facsimile della più antica e famosa pagoda Swedagon di Rangoon, comincia ad essere affollata. Col tempo buono brilla di attività gioviali. Di sera è una zona di intrattenimento per giovani e vecchi, e sembra aver iniziato un suo ruolo speciale per le coppiette che vi passano le ore del dopo lavoro.

Non si deve dimenticare che quando fu costruita questa brillante pagoda essa fu oggetto di critiche feroci tra i bravi critici. Il coro insisteva che non sarebbe mai stata spiritualmente credibile poiché, come il resto della città, era un progetto di vanità dell’ex capo della giunta Than Shwe.

Eppure la critica ha continuato a non cogliere il punto. Dalle piramidi alle cattedrali medioevali, dalla piazza Tianammen al Taj Mahal, la maggior parte delle grandi costruzioni sono state portate avanti dalle persone che avevano l’egoismo e l’arroganza opportuna per svuotare dei luoghi e renderli grandiosi.

In molti casi, tali ambizioni sono state sostenute da lavoro di schiavi e grande sofferenza umana. Se si gira per la vastità di Naypyidaw non si deve dimenticare il lavoro duro di decine di migliaia di persone che l’hanno resa possibile. Sono loro gli eroi oscuri della città: gli ingegneri, i commercianti, gli artigiani e i lavoratori che hanno sudato in un cima durissimo per rendere possibile questa città.

Avendo questo in mente si richiede qualche riesame del suo ruolo. Costruita per l’esaltazione dell’ex regime militare, sostituito da un governo formalmente civile nel 2011, la città diventa una cultura di un dibattito e discussione dove persino i piccoli progetti degli ancora potenti militari possono essere oggetto dello scrutinio pubblico.

Naypyidaw, come hanno mostrato i recenti dibattiti della legislatura birmana, non è immune dalla critica puntuale mirata ad altri proetti costosi. Ma la città è più di un cattivo progetto o di un sogno cattivo. La sua esistenza riconoscerà ulteriore creatività mentre assume un nuovo ruolo sotto il governo che giunge dopo le prossime elezioni di novembre.

Come tutte le grandi città avrà bisogno di continuare a cambiare per trarre il meglio dalle nuove tecnologie e delle tendenze sociali emergenti. La sua classe media sarà l’avangardia.

Si produce ora la prima generazione di abitanti genuini di Naypyidaw, nati e cresciuti nella capitale. Le loro giovani vite saranno forgiate dal continuo spostamento del terreno economico e politico. Quello che questi giovani possono giungere ad apprendere è che le sollevazioni della storia recente è gentilmente cambiata da nuove certezze di patria.

La loro città malignata di immense strade vuote ha già fatto da ospite di qualcosa di inatteso. Attorno a Naypyidaw ora vediamo una gorgo modesto di famiglie di classe media che si costruiscono la propria via attraverso la transizione post militare del paese.

Nicholas Farrelly ANU,  AsiaNikkei