Critica dell’ONU alle sentenze delle corti militari thai

L’agenzia dei diritti umani dell’ONU è rimasta “sconcertata” dalla sentenza di carcere data secondo la legge di lesa maestà ed invita la Thailandia a cambiare la legge “vaga e larga” per riportarla in linea con gli standard internazionali.

La rappresentante dell’alto commissariato dell’ONU per i diritti umani in Thailandia, Ravina Shamdasani, ha attaccato la “la scioccante e spropositata sentenza di carcere data nei due mesi scorsi nei casi di lesa maestà.”

Il 7 agosto la corte militare di Bangkok ha sentenziato l’agente di viaggio Phongsak Sribunpeng a 30 anni di carcere per aver violato l’articolo 112 del codice penale per aver postato sei commenti su Facebok critici della famiglia reale.

La sentenza iniziale era di 60 anni, 10 anni per ogni commento condiviso che non aveva scritto, ma è stata poi dimezzata dopo la confessione.

Nello stesso giorno la corte militare di Chiang Mai hanno inflitto a Sasiwimol Patomwongfa, impiegata di hotel, 28 anni di carcere per aver messo sette comment su Facebook critici della monarchia. Anche questa sentenza era stata dimezzata dall’originaria di 56 anni per ammissione di colpevolezza fatta dalla donna.

A marzo era stata emessa un’altra sentenza di tanti anni quando la corte militare di Bangkok condannò Thiansutham Suttijitseranee a 25 anni di carcere per cinque commenti critici della monarchia su Facebook.

“Queste sono le sentenze più pesanti registrate dal 2006 quando abbiamo cominciato a documentare i casi di individui accusati di reati di lesa maestà per aver esercitato il diritto ala libertà di espressione.” si legge nella dichiarazione dell’ONU in Ginevra.

E c’è stato un forte incremento nel numero di casi. Dal colpo di stato militare del maggio 2014 almeno 40 persone sono state o condannate o in fase di indagine per reati di lesa maestà sia sotto l’articolo 112 e sotto la legge del crimine informatico. Lo ha detto la portavoce.

Mentre giorni precedenti il golpe c’erano cinque persone in carcere per accusa di lesa maestà, tra quelli condannati negli ultimi mesi c’è persino una donna con problemi mentali, ha detto Shamdasani dell’ONU.

Il 6 agosto la corte militare di Chiang Rai condannò Samak Pantae a cinque anni di carcere per aver distrutto una fotografia del re mentre era sotto l’influsso di medicinali. Samak aveva una diagnosi di Psicosi dell’ospedale di Chang Rai e prendeva medicine per combattere le allucinazioni visive e auditive.

Il 25 giugno la corte penale di Bangkok condannava Tanet Nontakoat a 3 anni e 4 mesi di carcere per aver inviato links a pagine con contenuto presunto di lesa maestà all’amministratore di un sito. Tanet era sofferente di schizofrenia.

“Siamo allarmati dall’incremento di sentenze di prigione dure date in tali casi da corti militari, che da sole non sono in accordo con gli standard internazionali dei diritti umani, tra i quali il diritto ad un processo equo. E’ stato impossibilitato l’accesso ad osservatori e in molti casi non esiste l’opzione dell’appello”.

La legge internazionale richiede che i processi di civili da parte di corti militari devono essere casi eccezionali, e i processi militari devono permettere tutte le garanzie dovute di un processo dato dalla legge umanitaria internazionale, ha notato la rappresentante.

“Chiediamo l’immediato rilascio di tutti quelli che sono stati condannati o detenuti in detenzione in attesa di processo per aver esercitato il loro di ritto alla libertà di espressione. Invitiamo il governo militare ad emendare la legge vaga e vasta di lesa maestà per riportarla in linea con gli standard dei diritti umani.” ha detto la portavoce dell’ONU Ravina Shamdasani nell’ultima forte dichiarazione che attiene la lesa maestà.
Finché non si cambia la legge non deve essere usata arbitrariamente per impedire il dibattito su questioni critiche di pubblico interesse, persino qualdo coinvolge la critica del capo di stato o del governo”

Achara Ashayagachat, Bangkokpost