VIETNAM: Tra Mercato ed economia sostenibile

Si è concluso, ad Hanoi, il congresso del partito comunista vietnamita con l'elezione dell'undicesimo COmitato Centrale e Politburo e degli dei capi del partito con un ricambio di un terzo dei membri del comitato centrale.

Condotto dopo un'intensa restrizione delle libertà e una censura sui siti dei blogger a testimoniare come l'idea del partito unico è sempre viva e vegeta e non viene per nulla messa in discussione, le relazioni dei vari membri del partito hanno messo in evidenza alcuni aspetti importanti.

Un aspetto molto importante è la lotta alla corruzione, sia nel partito che fuori, contro chi fa una scalata sociale e politica mediante la corruzione e non il merito. Benché siano stati fatti progressi notevoli nella lotta alla corruzione rimangono molte cose da affrontare e la corruzione è ancora un complesso problema nazionale.

“Ci sono ancora minacce che potrebbero ridurre lo sviluppo economico a livelli più bassi di altre nazioni della regione e del mondo. La corruzione e il deterioramento del modo di pensare e di vivere di molti ufficiali e membri del partito sono ancora un serio problema”, dichiara il segretario uscente del partito.
Ma è anche l'inefficienza della gestione di molte imprese pubbliche, che ammontano al 30% dell'economia totale e si trovano nei settori energetico, costruzioni navali e minerario, a causare grandi problemi economici e a dare seri problemi a livello internazionale. Il caso della Vinashin, l'impresa statale di costruzione navale, è critico. Col suo grosso disavanzo rischia di non riuscire a pagare i prestiti avuti facendo declassare il Vietnam nel rating internazionale e pesando di conseguenza sulla bilancio della nazione. Ammonta a 4,4 miliardi di dollari americani il debito della Vinashin nonostante il forte aiuto di stato in questi anni.

Di contro la crescita annua del Vietnam è stata tra le migliori nell'area ed è stata continua dalla fine della guerra del Vietnam. Ha triplicato nel giro di trent'anni come pure il reddito procapite è salito a 1200 dollari all'anno. Ha una popolazione di 90 milioni di persone con età media di trent'anni che vede una possibilità di futuro solo nell'impresa privata e quasi nessuna prospettiva in un partito unico e vecchio, lontani ormai dalla ideologia e retorica degli anni di Ho Chi Mihn. Se la crescita del PIL è attorno al 7 % annuo, non tutti ne godono ed il dislivello tra chi ha e chi non ha si allarga. Nel contempo, non si è riuscito a tenere sotto controllo il deficit, l'inflazione è a due cifre, quasi il 12%, e la moneta vietnamita va sempre di più perdendo di valore. Cose ammesse dallo stesso leader uscente che propone come previsione per il futuro una crescita del PIL del 7-8% annuo, con l'ambizione di divenire e lavorare affinché nel 2020 il Vietnam diventi una nazione pienamente industrializzata, se saranno avviate e portate avanti alcune grosse trasformazioni economiche che possano creare possibilità di uno sviluppo continuo e sostenibile.

Sul piano più politico mentre rimane il sistema a partito unico e nel contempo l'impegno ad essere un'economia di mercato favorendo anche l'entrata di uomini di affari all'interno del partito, verranno introdotte alcune modifiche minori all'eleggibilità di alcuni membri di partito a livello locale, oppure un aumento di candidati nelle elezioni locali.

Rimangono comunque alcune questioni aperte: se da un lato c'è il dilemma di come si possano conciliare l'idea di un'economia di mercato e il socialismo, dall'altro come si conciliano gli espropri di terre dei contadini che vengono poi date alle imprese private con la necessità di migliorare le condizioni di vita dei contadini stessi, l'entrata pesante di industrie minerarie cinesi che lavorano soltanto con maestranze cinesi, la negazione completa dei diritti umani e di minime forme di libertà di espressione…