Pravit libero ed Il ritorno al passato della Thailandia

Pravit Rojanaphruk è stato rilasciato dalla detenzione per “modifica delle attitudini” oggi mercoledì insieme ai due politici del partito Puea Thai, Pichiai Naripatapan e Karun Hosakul. E’ stato fatto firmare loro un documento scritto, in cui si impegnano a non partecipare a movimenti politici o ad esprimere opinioni che “potrebbero colpire a missione del NCPO”. Il rischio è il processo ed il congelamento dei conti bancari come già accaduto a tante altre persone.

Mentre Pravit è stato detenuto per tre giorni, i due politici sono stati fermati per una settimana e più volte negli ultimi tempi.

Pravit ha dichiarato tramite il suo Twitter “La mia ideologia è intatta. Ne parlerò più estesamente in seguito”.

Sul suo giornale si legge una dichiarazione di Prayuth: “Non mi accorderò con lui mai più. Se lo rifà la prossima volta sarà in tribunale”.

pravit rojanaphruk, golpe, colpo di statoPichiai ha già subito varie detenzioni da quando si è avuto il golpe. Ha scritto sul suo Facebook che obbedirà alle istruzioni e smetterà da ora in poi di criticare la giunta. “A causa delle anormali circostanze politiche vorrei evitare di dare interviste sulla politica e sulla economia. Credo che il tempo proverà tutto quello che ho espresso, e nei prossimi decenni potremo guardare indietro a questo periodo di tempo della storia della Thailandia.”

In una dichiarazione del vice premier Pravit Wongsuwan, con la quale ribadiva le ragioni di queste modifiche delle attitudini per la critica pericolosa che essi portano, un giornalista ha chiesto di Pravit Rojanaphruk che considera il regime militare illegittimo. Il vice premier ha risposto accaldato: “Come è che non è legittimo questo governo? Quello che è fatto è fatto. Noi facciamo le cose, tutto … vi chiedo se il signor Pravit ha fatto la cosa giusta tutte le volte. Non citatemi quel nome. Io e lui abbiamo lo stesso nome, ma il nostro comportamento è molto differente.”

Ma la posizione dei militari di mettere la museruola al dissenso non nasce solo dalla allergia che essi provano verso chi usa la propria testa o dall’abitudine di obbedire sempre. Nasce anche dalla necessità che le elite tradizionali thai hanno di eliminare il loro acerrimo nemico, Thaksin Shinawatra e suo clan, dalla scena politica thai e quanto lui rappresenta agli occhi di milioni di thai. Si profila forse un ritorno al passato delle dittature militari longeve?

Da questa necessità scaturisce il golpe del maggio 2014, in quanto la via elettorale è stata sempre sbarrata alle elite tradizionali di Bangkok. Thaksin ha, nel bene e nel male, capito la necessità di un cambiamento storico e lo ha cavalcato riuscendo a vincere tutte le elezioni disputate nel paese.

In questo clima politico va visto l’arresto o la detenzione ed altre azioni contro personaggi importanti del Puea Thai come Pichai Naripatapan. Egli è stato detenuto, e rischia ulteriori conseguenze, per la sua fedeltà alla politica di Thaksin Shinawatra, ex premier populista thailandese cacciato da un golpe nel settembre 2006, e alla scelta economica espressa in quella politica.

Ma, nel momento in cui il regime militare si adopera ad eliminare Thaksin dalla scena politica, l’ironia è che, proprio per far riprendere l’economia thailandese dalla china pericolosa che ha preso, il generale Prayuth ha riscoperto un economista che progettò la politica populista di Thaksin, Somkid Jatusripitak. Fu grazie alle sue politiche che la Thailandia degli anni 2000 riuscì a riprendersi dalla crisi finanziaria asiatica.

Su questo traduciamo un articolo di William Pesek apparso su Bloomberg,

Il futuro della Thailandia non sta nel ritorno al passato.

Dopo aver preso il potere 16 mesi fa, i capi golpisti hanno provato a mettere al bando tutte le tracce dell’ex capo Thaksin Shinawatra dalla vita pubblica. E’ qualcosa di più di una ironia che ora abbracciano le sue politiche economiche.

Thaksin stesso fu rimosso da premier del paese con un golpe del 2006 dopo essere stato al potere per cinque anni. Ma la sua macchina politica ha continuato a controllare la settima economia più grande dell’Asia con l’alternanza di sua sorella Yingluck che ha fatto da primo ministro eletto dal 2011 al 2013. A maggio 2014 una nuova banda di capi militari si è portata a Bangkok, determinata a restaurare l’ordine dopo una lunga lotta politica nella speranza di cacciare la massa popolare di Thaksin una volta per tutte.

Inizialmente il generale diventato premier Prayuth Chanochoa si è guadagnato un vasto sostegno dalla popolazione thai stanca delle lotte politiche. Molti thai hanno pensato che, se capi eletti democraticamente non sono riusciti a migliorare lo standard di vita, forse lo potrebbero fare i generali. Ma mentre le pene economiche si sono approfondite, il sostegno popolare al governo è sprofondato con la valuta thailandese. Per cambiare queste cifre Prayuth si rivolge alle stesse politiche economiche legate alla spesa, definite Thaksinomics, che una volta lui derideva.

Il mese scorso Prayuth ha chiamato Somkid Jatusripitak, ex ministro delle finanze e architetto del programma economico di Thaksin. Somkid sta già spingendo per simili politiche tra le quali l’immissione di un mare di soldi nei villaggi per accrescere il suo sostegno politico.

Quello è proprio ciò di cui la Thailandia non ha bisogno. Si può capire la pressione che sente Prayuth. Anche se la moneta thai, Baht, è giù del 9% quest’anno, le esportazioni hanno subito contrazioni in ognuno dei sette ultimi mesi. La domanda domestica è ugualmente debole con un debito alto e una mancanza di fiducia dei consumatori.

Una bomba mortale a Bangkok nel mese di agosto minaccia di infliggere ulteriori danni all’industria turistica vitale per il paese e a cacciare l’investimento diretto estero già basso.

Eppure Prayuth aveva ragione nel criticare la strategia di Thaksin di ricoprire di soldi le comunità rurali in cambio della fedeltà. Il ritorno ad un esborso di massa non farà nulla per migliorare i fondamentali dell’economia e potrebbe approfondire il malessere della nazione. Perché questo populismo distraggono il governo dalle politiche che più probabilmente incoraggiano la competitività di lungo termine come il miglioramento delle infrastrutture.

I piani di spesa di 92 miliardi di dollari su simili progetti, compresi la costruzione della rete ferroriaria ad alta velocità tra la Cina e il sudestasiatico, vanno avanti molto lentamente. Quindi gli sforzi sono di spingere il paese verso in alto nella catena di valore abilità e produzione. Mentre l’Indonesia, Filippine e Vietnam premono per ospitare industrie della Toyota e della Samsung, la Thailandia non ha questo tipo di tempo da perdere.

C’è anche la prossima fase dello sviluppo del paese da considerare, il bisogno di integrarsi nell’economia dell’informazione globale. Se la giunta inonderà le comunità rurali di miliardi di dollari, il denaro deve essere infuso nell’istruzione, addestramento e progetti di sviluppo di ricerca di miglioramento di produttività.

Sfortunatamente le azioni recenti della giunta potrebbero ostacolare l’influsso di capitali necessari per finanziare tali investimenti in capitale umano. Qualche giorno fa non è riuscita a far passare una nuova costituzione che secondo i critici avrebbe legalizzato colpi di stato simili. Il risultato è che un’elezione nel 2016 sembra impossibile.

La Thailandia ha visto 17 giorni di fughe dal debito. Ulteriori fughe di capitali sono probabili perché la crescita rallenta e la volatilità globale continua. Tutto sarebbe meno pauroso se Prayuth ed i suoi sembrassero avere un piano coerente per ravvivare l’economia. Ora che i due tagli dei tassi di interesse non sono riusciti a far crescere la domanda, tutto dipende dal governo per combattere gli effetti dell’aumento dei tassi americani e di un rallentamento cinese.

In mezzo a queste incertezze, una svolta verso i brevi termini alla Thaksin è per lo meno preoccupante. La Thailandia ha bisogno di riforme strutturali forti per rafforzare le istituzioni di governo, come il sistema giudiziario, ridurre il ruolo delle esportazioni, tagliare la corruzione, accrescere la trasparenza e tagliare la burocrazia per incoraggiare le nuove imprese a livello nazionale e l’investimento estero. Si potrebbe restaurare la fiducia offrendo un programma coerente e attivo di ripresa con obiettivi specifici e termini fissi, compreso una scala temporale per il ritorno del governo civile. L’ultima cosa di cui il paese ha bisogno è un ritorno al passato che i generali affermano di voler lottare.

William Pesek, Bloomberg