La modifica delle attitudini del generale Prayuth

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Pravit Rojanaphruk, liberato dalla detenzione arbitraria della giunta del NCPO chiamata anche modifica delle attitudini, a fine settembre non sarà più un giornalista del The Nation.

Lo ha scritto lui stesso in un Tweet dicendo: “Ringrazio The Nation per tutto. Dopo aver discusso con la gestione del giornale, ci siamo accordati sulle mie dimissioni dal giornale per evitare al quotidiano ulteriori pressioni” da parte della giunta come di lettori del giornale.

In un’intervista al Prachatai, Pravit dice che le pressioni sul giornale sono venute dal suo pubblico e che il suo amore per il giornale non gli permette di vederlo nei guai. “Faccio quello che posso”.

Il giornale, che ha vedute monarchiche ed è stato favorevole al golpe, emise un forte comunicato condannando l’arresto e chiedendo il rilascio di Pravit Rojanaphruk. Ora dopo il rilascio la separazione. “Mi interessa ed amo il giornale per cui lavoro da 23 anni e se con questa azione posso togliere un po’ della pressione allora sono contento di farlo…. ringrazio il giornale per tutto quanto abbiamo condiviso e sopportato insieme”.

I generali della giunta e la modifica delle attitudini.

I thailandesi sembra abbiano qualche buona ragione per dubitare, questi giorni, dei generali che dirigono il paese da quando hanno lanciato il golpe nel maggio 2014. Potrebbero chiedere perché la giunta abbia nominato un comitato per scrivere una costituzione che riflette i suoi piani di una finta democrazia, abbia quindi indotto un altro consiglio da loro nominato per rigettarlo al voto, costringendo a iniziare di nuovo il processo. I thailandesi potrebbero chiedersi anche perché l’economia del paese resti stagnante, o perché il regime sia stato così lento nella risposta all’attacco terroristico il mese scorso al Centro di Bangkok.

Chiunque faccia queste domande attente comunque è destinato probabilmente ad aver bisogno di una “ modifica delle attitudini ” da parte del sempre più strano capo generale Prayuth. L’ultima settimana due politici dell’opposizione furono portati in custodia dopo aver criticato le politiche economiche del governo; domenica è stato detenuto un giornalista importante Pravit Rojanaphruk del quotidiano The Nation (ora dimessosi dal quotidiano, NdT). I tre sono stati rilasciati martedì solo dopo aver firmato un impegno a non criticare le mosse politiche dei militari.

La cosa include anche il siluramento dei generali della loro propria costituzione. Un comitato prescelto ha passato quasi dieci mesi a preparare una costituzione che avrebbe solo restaurato una parvenza di democrazia lasciando al contempo i militari al potere. Dei controlli forti erano mirati ad impedire che ulteriori vittorie elettorali ai seguaci dell’ex premier Thaksin Shinawatra che ha vinto ogni elezione fatta negli scorsi 15 anni. Un senato nominato avrebbe avuto il potere di bloccare una legge, ed un comitato di crisi pieno zeppo di generali avrebbe avuto l’autorità di entrare in campo e prendere il controllo del governo ogni volta che lo ritenevano necessario.

Non appena gli estensori della giunta completarono questo quadro autoritario, il consiglio nazionale della riforma creato dalla giunta lo hanno silurato. Quasi tutti i rappresentanti del consiglio appartenenti ai militari e alla polizia si sono uniti nel voto negativo agendo chiaramente su istruzione dei loro capi. Gli analisti di Bangkok si erano domandati cosa fosse successo.

Hanno concluso i militari che la loro costituzione non aveva speranza di essere approvata in un referendum popolare? Era una perdita di tempo studiata sin dall’inizio nella speranza che il ritardo causato da una nuova stesura della costituzione sarebbe servito a mantenere al potere il presente regime abbastanza a lungo da gestire la successione reale dal re sofferente e figura più riverita nel paese, Re Bhumibol, al suo successore?

Per come sta la situazione, le elezioni ripetutamente promesse da Prayuth non si terranno, bene che vada, prima della fine del 2016. Se tutto va bene, questo significa maggiore stagnazione per la Thailandia che all’inizio del secolo era una democrazia prosperosa e di buone promesse; nel caso peggiore potrebbe accendere una esplosione di malcontento e più terrorismo. Chiunque osi dirlo dentro la Thailandia corre il rischio di essere costretto ad una “ modifica delle attitudini ”. Ai giornalisti che chiedevano chi altro potesse essere arrestato, Prayuth ha risposto che un potenziale obiettivo era “chiunque faccia commenti che causano divisione”.

“Se li lasciate fare nelle accuse contro di me, la gente e la società li ascolteranno tutti i giorni, e un giorno crederanno nelle cose che dicono” ha messo in guardia il capo della giunta.

Pensiamo che in molti già lo credono.

Washingtonpost, editoriale