Riscaldamento globale, coralli e il turismo thai nelle Andamane

La Thailandia chiude 18 siti di immersione subacquea, nel mare delle Andamane, in 8 parchi marini nazionali.

Lo stop sarebbe di almeno 14 mesi per poter far fronte al grave problema della decolorazione del corallo. Tutte le zone di immersioni si trovano nelle zone fortemente turistiche del sud thailandese.

Il Dipartimento di Conservazione e dei parchi nazionali ha dichiarato che 80% del corallo in ogni sito delle Andamane è fortemente decolorato e danneggiato. La decolorazione è causata da un aumento di temperatura delle acque marine, dovute al riscaldamento globale, che causa la morte delle alghe che vivono nel corallo stesso ed è il peggiore negli ultimi venti anni.

Si valuta che in tutta la Thailandia il 90% delle barriere coralline ha questo grave problema.

Questo problema si estende da Sumatra fino alle coste birmane. Nella provincia Indonesiana di Aceh a Sumatra un gruppo di scienziati internazionali ha affermato che sono morte l’80% delle specie tra maggio ed agosto.

Mentre la causa principale è l’incremento della temperatura del mare con la variazione della sua salinità, si critica molto anche un turismo pochissimo regolamentato che distrugge la barriera corallina per portare a casa dei cimeli di vacanza.

Di certo nessuno vuole chiudere i parchi nazionali che sono la ricchezza del turismo in Thailandia e forse anche perché non aiuterebbe la barriera corallina a rigenerarsi, ma qualcuno si sta ponendo il problema di non lasciare distruggere un’immensa ricchezza da turisti poco accorti e di educarli al rispetto e alla salvaguardia di un bene mondiale.

Nel frattempo le autorità hanno installato apparecchiature per monitorare il fenomeno e sta ponendo il problema di fare della formazione delle guide sul problema dei coralli e provare ad invertire la tendenza al lasciar fare, al permettere al turista di portarsi pezzi di corallo.

Ovviamente questo stop ha posto in allarme gli operatori turistici  che ora chiedono lumi e leggi al governo.