La lista militare o il ritorno dell’ordine di battaglia, a Mindanao

In qualche articolo precedente si è parlato del problema delle popolazioni indigene di Mindanao, Lumad, di alcune province come quella di Surigao del Sur, che nel corso di scontri tra NPA, forze paramilitari Bagani ed Esercito Filippino, AFP, si rifugiarono all’interno del recinto di una chiesa a Davao temendo le azioni militari del AFP e dei Bagani.

Ne seguirono vari scontri tra la polizia che cercava di riportare la gente nei villaggi originari e la gente che invece voleva rimanere lì perché si sentiva sicura. Per AFP si era trattato di un traffico umano e le persone lì non erano che vittime di questo traffico umano.

Nei giorni successivi furono uccisi altri Lumad da forze Bagani secondo le testimonianze, dalle forze del NPA secondo invece i militari che considerano le scuole private lì operanti come avamposti della guerriglia comunista.

L’AFP ha quindi lanciato la denuncia per traffico umano contro una quindicina di persone, a cui sarebbe acclusa una lista militare di 70 attivisti con foto. Tra queste ci sarebbero anche quelle di persone e militanti morti o fuggiti all’estero.

Su questo traduciamo un articolo di Manila Times, La lista militare delle persone da colpire (/)

Ofel Beltran Balleta non sapeva cosa sentire quando ha appreso che suo padre, il compianto capo sindacale Crispin Beltran, era incluso nella galleria stilata dai militari di gente ribelle.

Beltran, morto in un incidente il 20 maggio del 2008, è tra i 70 attivisti che sono sulla lista militare acclusa alla denuncia penale lanciata a Davao City contro vari attivisti lo scorso maggio.

“Abbiamo superato già la morte di nostro padre, ma sembra che i militari proprio non ce la fanno. Credo che nessuno sia nato scemo e stupido, ma come chiamare chi include un uomo morto nella lista militare?” ha dichiarato Balleta a Bulalat.com

Oltre Beltran è inserito nella lista Francis Morales che è morto di leucemia a novembre dello scorso anno.

Nella lista ci sono Jose Maria Sison, consulente politico del Fronte Democratico Nazionale delle Filippine, NDFP e Juliet De Lima. Entrambi sono in Olanda in esilio.

Per chi invece è vivo l’essere sulla lista equivale ad una “minaccia alla vita, alla libertà e alla sicurezza”.

La lista militare è acclusa alle accuse formali di rapimento, detenzione illegale grave e traffico umano lanciato contro 15 capi e membri delle organizzazioni popolari che hanno visitato gli evacuati Lumad al centro Haran della Chiesa Unita di Cristo, UCCP, a Davao. Oltre 700 Manobo da Talaingod, Davao Norte hanno cercato rifugio nella chiesa da gennaio a cuasa delle pesanti azioni militari.

Cristina Palabay, segretaria generale di Karapatan e uno dei 70 attivisti hanno detto in una intervista a Bulalat.com: “Vogliono far sembrare come se noi siamo dei criminali”. Palabay ha detto che non è una cosa impensabile l’essere eventualmente implicati in accuse “costruite”.

Secondo Palabay per il modo in cui è scritta la denuncia è facile che i militari possano includere altre accuse di peggiori violazioni di diritti umani come le scomparse forzate o omicidi extragiudiziali.

Beltran, Palabay ed altri sette hanno chiesto alla corte suprema il Writ of Amparo e Writ di Habeas Data.

Il primo è un rimedio per chiunque senta di temere per la vita, la libertà o la sicurezza a causa di una violazione per un atto illegittimo od omissione di pubblico ufficiale o di un individuo privato,.

Il secondo, Writ of Habeas Data è un rimedio contro la raccolta di dati, informazioni immagazzinamento di dati che riguardano una persona, la famiglia, la casa e la corrispondenza della parte lesa, per chiunque senta che il diritto alla privacy, alla libertà e alla sicurezza siano violate o minacciate da un atto illegittimo od omissione di ufficiale o impiegato pubblico o privato.

Gli altri sottoscrittori sono parlamentari del blocco della sinistra parlamentare delle Filippine (che AFP considera come fiancheggiatori alla luce del sole del NPA)

Sono anche su questa lista chiunque dia e abbia dato assistenza umanitaria ai Lumad come Sorella Francis Añover, coordinatrice nazionale di Rural Missionaries of the Philippines; Reverendo Irma Balaba, della United Church of Christ in the Philippines (UCCP); e, Jacquiline Ruiz, direttrice esecutiva del Centro di Riabilitazione dei Bambini.

Le accuse sono state lanciate da alcuni Lumad che hanno scelto di tornare a Talaingod ai quali la polizia ha mostrato foto di alcuni capi delle organizzazioni popolari presso il CIDG, gruppo di indagine e detenzione penale. Da questa galleria chi ha fatto la denuncia ha identificato gli accusati.

“Il fatto che l’ufficio locale del CIDG era pronto a mostrare tali liste e foto indica ancor di più che i Supplicanti sono stati e sono soggetti alla sorveglianza di stato” si legge nella petizione alla corte suprema. Uno degli accusati è accusato di detenzione seria ed illegale e di abuso di fanciulli per aver impedito ad un bambino lumad evacuato di uscire dal recinto del UCCP.

Un altro degli accusati, Balaba, ha vissuto vari incidenti di sorveglianza e persecuzione lo scorso mese. Per settimane insieme alla figlia hanno notato un veicolo con targa governativa stazionata a pochi metri dal cancello del luogo dove risiedevano.

Palabay ha associato la lista al famigerato ordine di battaglia dei tempi della Amministrazione Arroyo. “Restano le stesse pratiche” dice. Il programma di controinsorgenza di Aquino non è poi differente da quello di Arroyo, quando le organizzazioni progressiste erano etichettate come nemici dello stato e i nomi di capi e militanti erano inclusi in “ordini di battaglia”.

Questi ordini di battaglia sono citati nel rapporto del febbraio 2007 dell’Inviato speciale dell’ONU per esecuzioni sommarie. In esso si legge:

“Il documento, cofirmato da ufficiali militari e di polizia di alto grado, chiedono a tutti i membri della comunità dell’intelligence nella regione … di adottare ed essere guidati da questo ordine per prestare uno sforzo comprensivo e concertato contro NPA/CPP/NDF” diceva Alston il quale notava nella lista centinaia di membri delle società civili.

Zarate era incluso nell’ordine di battaglia preparato nel 2007 dalla decima divisione di fanteria, la stessa di queste ultime accuse “pretestuose” contro di lui.

Mariano e Casino, tra i supplicanti alla Corte Suprema, erano tra quelli accusati di ribellione nel 2006 da parte del IALAG, Interagency legal action group, che Alston nel suo rapporto critica come un “meccanismo stabilito di accusare organizzazioni della società civile e gruppi di partiti per “impedire il lavoro di questi gruppi e dubitare del loro diritto ad operare liberamente”. Le accuse furono lasciate cadere dalla Corte Suprema.

A rispondere in questa richiesta devono essere il presidente Aquino, il ministro della difesa, il capo delle AFP fino ai ranghi locali del CIDG locale.

http://www.manilatimes.net/70-activists-on-military-hit-list/219599/