L’incerto futuro della monarchia thailandese

Dopo quasi settantanni di trono, Re Bhumibol, pietra miliare dell’identità thailandese e grande forza unificante del paese, è in uno stato di salute precaria. Il palazzo, con maggior frequenza, ha emesso bollettini medici che parlano delle sue sofferenze, e negli ultimi giorni la figlia più piccola ha guidato sessioni di preghiera secondo il rito buddista che si usa per le persone che si trovano allo stadio terminale.

Le paure sulla salute del re hanno lasciato una grande ansia per il paese che è una delle economie asiatiche dai risultati peggiori ed è guidato da una giunta militare che prese il potere lo scorso anno.

Mentre il rispetto per il re era un tempo la cosa sola su cui questo paese diviso riusciva ad accordarsi, oggi il futuro della monarchia thai è incerto.

L’erede al trono, il principe ereditario, ha una reputazione di donnaiolo e ha difficoltà nell’avere la stessa fiducia e adorazione di suo padre. Molti thai speravano che la principessa Siridhorn, sorella del principe ereditario che ha conquistato il cuore di molti thai per le sue cause di carità e per favorire i poveri, possa succedere a suo padre, ma la legge di successione non lo permette.

Le paure sulla successione hanno accelerato un delicatissimo dibattito su quale tipo di monarchia dovrebbe avere il paese. Delicato non solo perché il re vive ancora, quanto perché ogni discussione aperta sulla monarchia è severamente sanzionata da una legge ferrea della lesa maestà che rende penale la diffamazione, l’insulto o la minaccia al Re, la Regina o l’erede.

E’ una legge interpretata in modo lasco e non c’è mese che non passi senza qualcuno che venga accusato e mandato in carcere.

Eppure Internet sforna tantissimi commenti e video anonimi che deridono la monarchia, mentre cresce clandestino un movimento repubblicano che ne mina i presupposti.

“Il movimento antimonarchico attuale è causato dal fatto che il monarca è ora reso quasi un semidio” dice il critico Sulak Sivaraksa, che è già stato accusato in passato ed arrestato per i suoi discorsi chiari sul re. “Più sacralizzi la monarchia più diventa incomprensibile e va oltre il senso comune.”

Quanto sostegno abbiano queste considerazioni non lo si può misurare. Quanto è popolare il Principe Vajiralongkorn che si è separato da tre mogli passando metà del tempo di questi ultimi anni in Europa? Non lo sa nessuno perché non si può fare demoscopia su questo soggetto. I thai preferirebbero un altro sistema? Non c’è nulla da discutere se non i post anonimi e le opinioni degli espatriati.

Sono stati velocemente chiusi o ritratti tutti gli sforzi per avere una simile discussione. Il ministro degli esteri Kasit Piromya nel 2010, parlando presso la Johns Hopkins University School of Advanced International Studies a Washington, disse che i Thailandesi avrebbero dovuto discutere di questo tabù: “Credo che dobbiamo parlare di questa istituzione della monarchia. Come deve riformasi per adattarsi al mondo moderno globalizzato. Al pari delle monarchie europee che hanno attraversato il mondo moderno adeguandosi.”

Un portavoce del governo prese immediatamente le distanze dai commenti che erano ritenuti “personali” e non politica ufficiale.

Un modo per misurare la forza di questo movimento antimonarchico potrebbe essere valutare gli sforzi dei militari per contrastarlo. La giunta, che afferma che la sua legittimazione proviene dalla benedizione reale, si è posta come l’ultimo baluardo di questa istituzione.

I generali al potere sono stati aggressivi nel mettere in carcere i critici della monarchia spendendo questo solo anno 540 milioni di dollari, che vale oltre la spesa del ministero degli esteri, su una campagna promozionale chiamata “Adora, proteggi e sostieni la Monarchia”.

La campagna è fatta di pubblicità televisiva, seminari nelle scuole e prigioni, gare e di canto e gare per scrivere novelle e fare documentari che adorano il re. I militari hanno eretto statue giganti dei re del passato nella città di mare di Hua Hin, affermando che erano state finanziate da donatori privati.

“Non è propaganda” ha detto il capo della giunta Prayuth dopo vari mesi dopo la presa del potere. I giovani devono essere “istruiti su quello che ha fatto il re”.

Negli ultimi mesi è anche parso che i militari siano stati attivi a lucidare la reputazione del principe ereditario. Lo scorso mese Prayuth ha passato ore con il principe girando per Bangkok in biciletta in un evento televisivo in onore della Regina Sirikit, la cui salute anche vacilla.

Il principe ereditario è stato mostrato dai media come giovane, atletico e un padre affettuoso, un contrasto con un vecchio epiteto della regina, “Don Giovanni”.

L’ex ministro degli esteri Kasit ha detto che il giro in bicicletta era una “svolta” per il principe. “Non ci sono più dubbi dentro i militari su chi sarà il prossimo regnante”.

Il sostegno dei militari al principe, la loro alleanza con la monarchia, è vista come benefica per entrambi. Il Re è il capo delle forze armate e deve sostenere tutti i nuovi governi e le nomine maggiori. I critici dicono che i militari e il potere di Bangkok fanno leva sul potere del principe per sostenere il proprio.

il futuro della monarchia thaiLa monarchia assoluta fu abolita nel 1932 in Thailandia, ma Re Bhumibol è trattato come un semidio, e sin dalla sua ascesa al trono nel 1946 la monarchia è diventata un bastione di prestigio e ricchezza. Chi lo considera atavico non ha bisogno di cercare simboli potenti. Nei rituali che sembrano ritornare ad un’era differente, i Thai strisciano umilmente o si inginocchiano davanti al re, tradizione che fu abolita nel XIX secolo ma che è risuscitata durante il regno di Bhumibol. I suoi sudditi parlano di sé come della “polvere sotto i tuoi piedi”.

Sebbene sia visto, a causa della salute e dell’età, raramente in pubblico, è dappertutto. I suoi ritratti sono appesi alle facciate dei palazzi pubblici, coronano le entrate dell’aeroporto e sono obbligati nelle scuole e negli uffici.

In un paese dove le entrate medie delle famiglie sono meno di 9000 dollari annui Bhumibol è quasi inverosimilmente ricco. In aggiunta alle sue proprietà personali, L’Ufficio delle Proprietà della Corona controlla oltre 30 miliardi di euro in proprietà che producono centinaia di milioni di euro di entrate annue che, secondo la legge Thai, può essere spesa a discrezione personale del re”.

Il movimento repubblicano fu accelerato in parte dalla ascesa di Thaksin Shinawatra, un uomo di affari diventato politico populista la cui influenza e popolarità nelle aree rurali erano viste come una minaccia al potere reale e all’elite di Bangkok.

I militari nel 2006 cacciarono Thaksin da primo ministro e poi abbatterono il governo eletto di sua sorella Yingluck, ma i suoi sostenitori restano il cuore del movimento politico più potente della storia moderna thai. Il Re è stato dalla parte dei militari in entrambi i golpe.

Il governo militare ha coperto queste divisioni mettendo la museruola ai critici e arretando alcuni membri del vecchio governo. Ma unificare il paese resta la sfida maggiore del paese sia per la giunta che per il re.

La successione reale presenta la monarchia con un punto di flessione e possibilmente un’opportunità.

Dice Somsak Jeamteerasakul, uno dei grandi esperti della monarchia: “La situazione della monarchia thailandese non resterà la stessa per troppi anni ancora. Ci sono due opzioni per il futuro della monarchia. O si trasforma in una monarchia moderna come quelle europee o il Giappone o non cambierà e sarà demolita definitivamente. Non esiste una terza possibilità”.

Alcuni thai citano la saggezza di un re venerato del XIX secolo, Chulalongkorn, che scrisse una lettera aperta a suo figlio sottolineando le qualità fondamentali di un monarca.

Sii umile ed evita la vendetta, sosteneva. “Essere Re non significa essere ricco. Non significa sopraffare gli altri”. L’incapacità a seguire questo consiglio, sosteneva Chulalongkorn, potrebbe portare alla “scomparsa del nostro clan”.

Thomas Fuller, New York Times