Il discorso di odio di un riverito monaco thai

scontro finale

Per ogni monaco ucciso nel Profondo Meridione, si deve bruciare per vendetta una moschea. E’ la proposta violenta di un monaco buddista che ha attivato un grande dibattito sui social media la scorsa settimana.

Si tratta di una tempesta in una tazzina da caffe? La risposta è no.

Piuttosto questa richiesta di violenza è solo la punta dell’iceberg. Se non è troncata sul nascere, la Thailandia potrebbe presto seguire i percorsi sanguinari della violenza religiosa della Birmania e dello Sri Lanka.

Il monaco al centro della controversia è Phra Apichart Punnajanto, capo dei monaci predicatori del prestigioso Wat Benchamabopit, il tempio di marmo.

Si è appreso di questo odio duro verso i musulmani la scorsa settimana in un suo profilo Facebook, ma di sicuro ha condiviso queste sue violente idee con altri monaci predicatori.

Nel leggerlo su Facebook mi sono sentita come tanti altri, sconvolta. Tutto quello che ha detto contraddice il buddismo. Ma per il mio sconcerto la sua violenza fu ben accetta da altre menti simili.

Come rispondere a questo estremismo violento così inusuale per i monaci? Alcuni pensano che non bisognerebbe dargli attenzione che cerca. E’ anche solo una considerazione di un monaco. Inoltre ulteriori discussioni accenderanno di sicuro l’odio e la rabbia da parte dei musulmani, molti dei quali come questo monaco operano con uno sciovinismo etnico e razziale, non secondo le intenzioni del loro profeta. Perché dovremmo quindi farci usare come uno strumento da questo monaco per intensificare la divisione religiosa? Ignoratelo e lasciate morire questa brutta proposta di morte naturale nei social media.

Non sono d’accordo.

L’idea di bruciare una moschea di Phra Apichart potrebbe apparire una visione personale, ma la paura ed il pregiudizio contro l’Islam e i musulmani nel clero buddista non è cosa nuova, clero che ora fa campagna attiva per fare del buddismo la religione nazionale nella nuova costituzione.

Il tentativo non è cosa nuova ma si ripropone ogni volta che il paese scrive una nuova costituzione, che accade spesso. E la ragione, ogni volta, è di dare al buddismo thai una maggiore protezione dalle minacce esterne, cioè le altre religioni.

Quando in precedenza si parlava dei tentativi precedenti del clero, si distribuivano alla gente manifestini sulle minacce dall’Islam e dal cristianesimo.

Ci fu un tempo in cui si creò un tentativo di creare una commissione interfede per fissare delle politiche su questioni religiose. Di nuovo il clero lo attaccò come un tentativo di permettere alle altre fedi di avere la parola sulle politiche che governano il buddismo thai. Alla fine non se ne fece nulla.

Nel decennio scorso la paura fu alimentata dall’insorgenza meridionale. Mentre il buddismo incoraggia i tentativi di trascendere tutti i livelli di pregiudizio sia razziale, che religioso, ideologico o di genere, per generare compassione dalla comprensione che tutto è uno e lo stesso, la maggioranza dei monaci buddisti thai sono arroccati nell’ultranazionalismo.

Per loro i musulmani buddisti sono esterni perché non sono di etnia thai. Come esterni non devono chiedere troppo dal loro paese ospite. E se dovessero diventare violenti per ottenere quello che vogliono, devono avere violenza in ritorno.

“E’ tempo di armare i thai buddisti” ha detto Phra Apichart. “Il tempo per la compassione è esaurito. Se si uccide un monaco nel profondo meridione, in cambio si deve bruciare una moschea.

“Iniziando dal nord, dobbiamo cacciare questo culto da ogni area finché non è rimasto nessuno che pratichi quel culto. Ci opporremo al tentativo di entrare nella nostra area con tutti i mezzi” ha detto il monaco nel suo post.

Questo modo di pensare che echeggia alti monaci di estrema destra mi fa pensare che dovrebbero immediatamente lasciare il monacato.

Ma se sono sconcertanti le idee ultra nazionaliste da tipi come Phra Apichart, a preoccuparci di più dovrebbe essere il silenzio totale da parte degli anziani alla sua chiamata alle armi. Tale silenzio lo si può interpretare come tacito sostegno.

Ad agosto scorso il consiglio della Sangha ha emesso un ordine che proibisce ai monaci di postare qualunque cosa che danneggi il buddismo sui social media. Gli anziani non sono felici delle immagini molto condivise di monaci che bevono o sono intenti in atti sessuali o atti mondani e vogliono proteggere l’immagine del clero. I monaci che usano male i social media saranno puniti hanno minacciato gli anziani.

Il post su Facebook del monaco Apichart è puro e semplice discorso di odio. Incita all’odio, alla violenza che conducono agli assassini. Tradisce gli insegnamenti del budda in ogni parola. Eppure gli anziani non dicono una sola parola.

La minaccia al buddismo non è esterna. Sono i monaci stessi i loro nemici. Quando sono sopraffatti dal nazionalismo razzista e diventano paladini della violenza, non possono attendersi di mantenere la fiducia pubblica e il rispetto.

Sanitsuda Ekachai, Bangkok Post