Un maggiore spazio politico in Thailandia?

cinquanta sfumature di censura

Quello che è più importante di tutte le proteste, marce e discussioni vietate dalla giunta sono quelle che non ha vietato.

Nonostante un’abilità provata a fermare eventi che violano il divieto di assembramenti politici, la decisione del governo militare di permettere varie proteste recenti può essere una mossa calcolata per allentare la pressione politica oppure un segno che la sua morsa non è così ferma. Dipende molto da chi chiedete.

“Stanno aggiustando la loro posizione in modo considerevole nel trattare con chi esce fuori a dimostrare, specie i gruppi studenteschi che non appartengono ad alcun partito politico” dice Ekachai Chainuwati lettore della Siam University che aderisce alla prima idea.

Rangsiman Rome, capo del Movimento nuova democrazia, NDM, non è d’accordo e dice che riflette l’incapacità della giunta NCPO a trattare i suoi critici più tenaci.

“Non è che la giunta voglia aprire lo spazio politico” dice Rangsiman “Il problema è che gente come me persiste e NCPO non sa che fare più con noi”

Due dimostrazioni recenti contro il golpe, per commemorare il golpe del 2006 e per ricordare il suicidio per protesta del tassista Nuamthong Praiwan, sono state lasciate andare avanti sotto lo sguardo di un gruppo notevole di poliziotti.

Ekachai sostiene che le restrizioni legali sono ancora efficaci ma diversamente da prima ci sono stati meno arresti di manifestanti. Molto spesso si prendono misure drastiche indirette. Ad un incontro del NDM alla Kasertsart University un amministratore, sotto pressione della giunta, ha tolto la corrente e le sedie. Un altro giorno la sicurezza ha messo delle funi per recintare un’esibizione del gruppo alla Thammasat dove si spiegavano le spesse sbagliate della giunta, tra le quali la presunta corruzione per il recente parco reale appena costruito.

“La mia analisi è che la sicurezza guarda al numero di persone che partecipano e permettono quei temi che pensano di poter gestire, ma se la questione è di difficile questione allora esercitano il controllo” dice Ekachai. Secondo lui mentre non si offrono carote, ci sono state meno bastoni da sopportare. “Pesano i costi ed i benefici e permettono alla gente di parlare un po’, e capiscono che con queste tattiche riescono difatti ad esercitare maggiore controllo”.

Una linea confusa

A preoccupare di più Ekachai è la persecuzione arbitraria di attivisti. Per la gente è difficile capire quale azione sarà illegale. “La legge dice che si suppone che uno sappia cosa sia legale e cosa no. Proprio ora nessuno sembra sapere se quello che faranno porterà all’arresto o al processo o meno.”

Per esempio Preecha Kaewbanpaew, il docente d 77 anni e sostenitore del gruppo Cittadini Resistenti fu accusato di sedizione e di aver violato gli ordini della giunta per aver dato un fiore a Pansak Srithep, mentre manifestava sfidando il divieto imposto dalla giunta il 15 marzo.

Il problema sta, secondo Ekachai, nel potere assoluto e arbitrario assunto secondo l’articolo 44 della costituzione provvisoria che conferisce potere assoluto al generale Prayuth.

Tutta la politica è personale

Pansak legge la situazione per cui il grado di repressione applicato per il diritto di assemblea e manifestazione dipende da chi sei, con chi tratti e dove lo fai.

Pansak che dal 14 febbraio è stato denunciato due volte per aver violato il divieto di assembramento non ha visto altre accuse in più per le recenti manifestazioni, come quella del 10 e 31 ottobre quando 200 persone marciarono dall’incrocio di Kok Wua di fronte al quartiere generale dell’esercito.

Secondo lui i comandanti di polizia nei distretti di Chana Songkran e Nang Lerng conoscono bene lui ed altri manifestanti e sanno che non faranno mai nulla per andare oltre la protesta pacifica, permettendo quindi in modo riluttante di dare sfogo alle loro lamentele. La stessa cosa, dice Pansak, non la si può attendere in altri distretti o province.

“La giunta ha diviso i gruppi secondo la loro importanza attraverso le informazioni raccolte”ha detto aggiungendo che era qualcosa di molto diverso da quello accaduto subito dopo il golpe, quando la giunta non aveva idea chi fossero gettando una rete vasta per allontanare dalle strade quante più persone possibile.

Se si combina questo con il linguaggio più morbido del portavoce della giunta si vede un cambio di posizione, secondo Pansak. “Scelgono di aver a che fare con chi loro credono i più audaci”, dice Pansak riferendosi alla chiusura del discorso alla Kasetsart ed ad altri detenuti senza accusa formale. “Alla fine non vedi un cambiamento mentre avviene in alcune aree per certi gruppi”.

Ad essere maggiormente osservati sono le magliette rosse i cui diritti sono fortemente toccati.

“La politica è ancora dura contro i manifestanti. E nelle province la repressione non rallenta affatto. Possiamo dire che non esiste una eguale applicazione della politica restrittiva” dice Pansak che aggiunge di sentirsi talvolta più privilegiato di altri nell’esprimersi poiché è una figura pubblica.

A novembre la polizia di Chiang Mai convocava lo storico Attachak Sattayanurak e altri sette per il fatto di aver inviato la giunta al rispetto della libertà accademica, ed è accusato di incitare al disordine.

Alla fine sia Pansak che Rangsiman credono che il piccolissimo spazio politico maggiore per la politica espressione non è concessione della giunta ma qualcosa conquistato dalla gente.

Pansak ha ricordato come sia la polizia che i militari di recente non siano riusciti a dissuaderlo dall’iniziare la sua marcia politica e finirono per seguirlo.

Rangsiman ed altri suoi 13 compagni, per lo più studenti universitari, sono andati in prigione per dodici giorni all’inizio dell’anno e sono ancora sotto accusa. Averli messi in carcere ha portato ad una marea di proteste nazionali e d internazionali che hanno insegnato secondo lui alla giunta che è controproducente metterli dietro le sbarre.

“Siamo stati in prigione e hanno capito che non ne viene nulla di buono. Anche se ci arrestano di nuovo e ci gettano in prigione sarebbe ancora la stessa cosa. Ecco perché NDM può fare ora attività politica”

Secondo lui le autorità non sono sicure sul da fare quando l’intimidazione non riesce a zittire le persone. Alcuni dopo esser stati accusati ed essere andati alla corte marziale, non hanno avuto paura a continuare a denunciare la giunta che non sa cosa fare con loro. La storia è abbastanza diversa per i militanti di base e per chi lavora nelle realtà locali, dove davvero temono per la propria vita.

Sia Rangsiman che Pansak dicono che la loro situazione legale sembra esser stata sospesa. Per Rangsiman questo riflette che la giunta capisce che le accuse contro di loro sono in essenza politiche e che non porta luce favorevole per la giunta.

“Forse l’useranno quando si presenta l’opportunità ma nel frattempo congelano tutto perché pensano che non porta loro alcun vantaggio. Sebbene i casi siano gestiti dalle corte marziali sono di natura politica”

Consiglio per la Giunta

Quando gli chiedi cosa vorrebbe dire alla giunta, Pansak dice che è difficile ragionare con loro. “Non credo che potremmo capirci. Devono prima cominciare a capire i diritti umani e le libertà invece di parlare di democrazia completa” dice Pansak riferendosi alla promessa di Prayuth di un ritorno alla democrazia completa in Thailandia.

Ekachai dice che vorrebbe far capire alla giunta che alla fine i conflitti politici non si risolvono con mezzi militari.

Per Rangsinam la giunta farebbe bene a considerare come cedere il potere senza farsi male ancora di più, alla luce di come i militari si trovano domande e possibili indagini per presunta corruzione in relazione alla costruzione del Parco Storico di Rajabhakti.