L’Ufficio della Proprietà della Corona thailandese

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L’articolo che proponiamo oggi col titolo ” L’Ufficio della Proprietà della Corona Thailandese ” è apparso sul International New York Times di tutto il mondo tranne che sulla versione thai. Il titolo originale è fin troppo esplicito “La Monarchia Thailandese e il suo denaro”.

Nella democrazia al 99.9% alla generale Prayuth ovviamente non c’è censura, c’è libertà di pensiero, sebbene quella di azione sia riservata solo alle magliette gialle ed ai monaci ultranazionalisti che, con manifestazioni di strada, se la prendono con l’ambasciatore americano a Bangkok.

Dal momento che c’è libertà di pensiero in Thailandia, chi stampa a Bangkok la versione thailandese del International New York Times ha pensato “di propria iniziativa” che questo articolo di prima pagina fosse troppo imbarazzante e che non dovesse essere pubblicato.

L’argomento è la ricchezza a disposizione dell’ Ufficio della Proprietà della Corona e la sua gestione. Una valida ragione per non finire in gattabuia per lesa maestà col rischio, di questi tempi, di non uscire più vivo.

Non è la prima volta che, al giornale americano, un articolo non sia stato pubblicato in Thailandia. In precedenza era accaduto ad un altro articolo di Thomas Fuller sull’economia thai che arranca e l’incapacità dei generali a gestirla.

Non sarà certo l’ultima volta, perché la libertà di pensiero in Thailandia significa pensare come bisogna autocensurarsi in modo che i generali non sembrino che bonari capi di stato, sebbene illegittimi.

L’Ufficio della Proprietà della Corona, NYT

L’Ufficio della Proprietà della Corona, che gestisce le proprietà e gli investimenti della famiglia della Famiglia Reale, controlla proprietà che possono ammontare fino a circa 53 miliardi di dollari. E’ il gruppo aziendale più grande nel paese ed uno dei più grandi proprietari di suoli della capitale. E’ anche uno delle braccia misteriose del governo thailandese.

L’agenzia fu creata nel 1936 ed è restata sotto la supervisione civile fino al 1948, un periodo di ascesa per i monarchici, quando il controllo fu consegnato alla monarchia. Si sa ben poco di come spenda i suoi soldi. Non rende pubblici i propri bilanci di esercizio. Sei dei sette manager sono nominati dal re. Sebbene sia il ministro delle finanze a presiedere il consiglio di amministrazione, il governo non esercita alcuna supervisione sulle sue operazioni.

Assumendo che il suo portafoglio sia gestito secondo le migliori pratiche di investimento con un terzo in proprietà a basso rischio con depositi bancari, bonds e titoli del governo, i rendiconti annuali dell’Ufficio della Proprietà della Corona si aggirano attorno a 840 milioni di dollari. Detiene oltre il 21% della Siam Commercial Bank, la banca thai più antica e influente, ed il 30% del Siam Cement Group, il conglomerato industriale maggiore del gruppo. Il suo braccio finanziario ha una partecipazione azionaria di controllo nel gruppo di hotel di lusso Kempinsky e una di minoranza nelle sussidiarie basate in Thailandia della Honda e di altra manifattura giapponese, come pure in aziende nazionali che gestiscono grandi magazzini, hotel, assicurazioni e catene di fastfood.

Per legge, le entrate annuali dell’Ufficio della Proprietà della Corona sono a completa disposizione del re e i suoi guadagni sono esentasse.

Usando altri termini l’Ufficio della Proprietà della Corona è un’istituzione antiquata di privilegi radicati che operano largamente in segreto al di là della portata del governo.

E’ una cosa che non va d’accordo con una società moderna. L’agenzia deve essere riformata per la salvezza del paese e della monarchia stessa. Mentre la Thailandia è paralizzata tra i campi liberali e reazionari, modernizzare l’Ufficio della Proprietà della Corona farebbe del palazzo reale un agente del progresso.

Il prestigio dell’agenzia e la sua potenza nel mercato lo rende un formidabile agente di opportunità economiche specialmente a Bangkok e tra le elite tradizionali come i militari, grandi affari e monarchici.

Possiede tredici chilometri quadri delle migliori proprietà fondiarie nella capitale. Ma affitta il 93% di queste proprietà al di sotto dei tassi di mercato, facendo capire che tratta queste transazioni come favori particolari. Il governo degli USA per esempio si dice che paghi l’equivalente di un biglietto per uno spettacolo di Broadway come fitto mensile per una residenza lussuosa a Bangkok centro.

Tali pratiche devono cambiare. Per iniziare, l’Ufficio della Proprietà della Corona deve pubblicare resoconti annuali che spieghino i loro investimenti, le proprietà di suoli ed altre proprietà, comepure i guadagni ricavati da tali proprietà, l’uso di questi guadagni e i costi operativi. L’agenzia dovrebbe essere posta sotto il controllo di rappresentanti scelti da un governo eletto.

Come è il caso delle monarchie inglese, norvegese e olandese e di altre monarchie costituzionali, l’agenzia deve finanziarsi solo attraverso il budget approvato dal Parlamento. Il governo, insieme al Palazzo, decide il livello di quel sostegno finanziario. Dovrebbe anche decidere come spendere i dividendi dell’Ufficio di Proprietà della Corona.

I guadagni dell’agenzia dovrebbero essere in parte reinvestiti e in parte consegnati al tesoro thailandese. Nulla dovrebbe restare direttamente a disposizione della famiglia reale. In linea con la legge che si applica alle aziende in Thailandia, i guadagni dovrebbero essere soggetti a tasse.

L’obiettivo verosimile dell’Ufficio della Proprietà della Corona oggi è di fare investimenti che sostengano lo sviluppo della Thailandia. Anche questo deve essere abbandonato; è meglio che questo obiettivo lo si lasci al governo.

Invece l’agenzia dovrebbe mirare a ottenere alti ritorni ad un rischio accettabile, che vuol dire diversificare le proprie proprietà piuttosto che fare investimenti che mediano opportunità per le classi con i soldi. Si deve ridurre gradualmente l’eccessiva partecipazione azionaria dell’agenzia nelle banche e nelle industrie fino ad un 5%.

Sollevare la segretezza che circonda le operazioni dell’Ufficio delle Proprietà della Corona e ponendola sotto il controllo del governo darebbe un segnale sulla volontà di trasparenza della Monarchia Thailandese. Tale riforma darebbe un segnale importante di responsabilità ai militari, politici e uomini di affari ed aprire la strada ad un sistema economico aperto, il solo davvero compatibile con la democrazia.