Le contronarrazioni e la base di massa dell’ISIS in Indonesia

Militanti indonesiani dell'ISIS... Poso

Dall’emergere dell’ISI nel 2013 e la sua dichiarazione di un califfato nel giugno 2014, un piccolo numero crescente di indonesiani ha risposto alla chiamata dell’ISIS.

In centinaia sono andati a lottare per vari gruppi ribelli in Siria, ISIS compresa. All’interno dell’Indonesia quasi 2000 persone si sono unite alle manifestazioni a favore dell’ISIS, a cui hanno giurato fedeltà nel paese. Gli individui provenivano da vari gruppi esistenti tra i quali Jamaah Ansharut Tauhid (JAT), seguaci of Aman Abdurrahman, e i Mujahidin dell’Indonesia orientale.

I numeri possono apparire privi di significato in un paese a maggioranza musulmana con oltre 250 milioni di persone. Altri gruppi che fanno campagna per l’ISIS come Hizbut Tahrir Indonesia sono molto più grandi. Inoltre altri che promettono alleanza all’ISIS sono più combattenti da tastiera che combattenti di esperienza. Comunque i seguaci dell’ISIS potrebbero porre un problema di sicurezza serio nel lungo termine specie se danno una base di massa per i sopravvissuti che riportano a casa le loro abilità ed esperienze di combattimento.

Strategia a due ramificazioni

I sostenitori dell’ISIS in Indonesia hanno fatto causa comune sotto gli auspici di Ansharud Daulah Islamiyah (ADI) su una base geografica in Giava, Sumatra, Calimantano, Sulawesi e Indonesia Orientale. E’ difficile dire se ADI sia una organizzazione ombrello o solo una comunità lasca di individui della stesse idee. I suoi membri non parlano apertamente della struttura di ADI, e in ogni caso non preferiscono descriverla come un’organizzazione per ragioni ideologiche. Credono che formando una organizzazione formale li renderebbe uguale agli altri gruppi Jihadisti che credono come essere sotto il Califfato. Considerano ADI essere una provincia embrione dello Stato Islamico anche se non controllano alcun territorio. La loro priorità è di emigrare per lottare in Siria ed Iraq, ma i sostenitori dell’ISIS prevedono di espandere lo stato islamico dentro l’Indonesia. Il capo del gruppo dei Mujahidin Indonesia Timur pro ISIS, di base a Poso nelle Sulawesi Centrali, ha anche affermato il suo desiderio di fare dell’Indonesia una provincia dello Stato Islamico.

Cionondimeno i militanti indonesiani sono troppo insignificanti per comprendere tali sogni di un comando centrale dell’ISIS che riconosce l’Indonesia come una provincia nel prossimo futuro. I gruppi esistenti in Indonesia mancano della capacità di portare attacchi in grande scala, evidente dalla assenza di attacchi di terrore significativi dl 2009. Né gli estremisti hanno molto raggio per operare in una Indonesia democratica stabile figuriamo se può prendere territori come gli affiliati dell’ISIS hanno fatto in Libia.

Nonostante questi ostacoli ADI sembra perseguire due strade per ottenere il riconoscimento dell comando centrale dell’ISIS: consolidare il loro sostegno di base nell’Indonesia mentre invia combattenti nel territorio del califfato. La maggioranza devono fare da soldati dell’ISIS. Alcuni comunque sembrano avere l’intenzione di tornare in Indonesia e contribuire alla lotta locale. Un Jihadi indonesiano, conosciuto come Abu Jandal ha rilasciato un video infame nel dicembre 2014 in cui minacciava d’attaccare i militari e la polizia indonesiani per vendicare i jihadisti terroristi arrestati. Ha anche minacciato l’ala paramilitare del Nahdlatul Ulama per il suo impegno a sostenere l’ideologia dello stato indonesiano, Pancasila.

Più di un fanclub

Gli indonesiani che hanno promesso fedeltà all’ISIS forse sono davvero seri ma non sembrano essere d’accordo su quale debba essere la priorità. Alcuni che pensano a mezzi non violenti di promozione delIndonesianFighters base di massa dell'ISIS in Indonesia califfato, mentre altri parlano di attacchi nazionali.

Syamsudin Uba,, insegnate religioso e membro i ADI da Bekasi, spiegava: “Per ora jihad è solo obbligatoria in Siria ma non qui. Qui approfondiamo solo il credo e la spiritualità dei sostenitori del califfato”. A questo fine il comitato di Giacarta dell’ADI organizza settimanalmente gruppi di studio che attraggono centinaia di partecipanti. La gran parte dei frequentatori sono conosciuti essere membri della comunità del califfato. Pochi insospettabili uomini e donne hanno inziato a diventare frequentatori di questi gruppi di studio radicali dopo aer scambiato questi incontri per sermoni regolari.

La costruzione di una comunità interna è un punto importante di questi gruppi di studio. Sono considerati cruciali l’indottrinamento e i legami interni al gruppo. Gli organizzatori spezzano i gruppi in piccoli gruppi di discussione per potersi conoscere l’un l’altro. I partecipanti comunicano giornalmente tramite le applicazioni Whatsapp e Telegram. In comune con gli altri militanti indonesiani i sostenitori dell’ISIS fanno matrimoni all’interno del gruppo e di incontri combinati. Membri che sono ancora solitari o sono divorziati dalle loro spose antiISIS sono incoraggiati ad avvicinare i maestri per avere fissati i propri matrimoni.

Sebbene il comitato di Giacarta sia solo attento alla costruzione della comunità, la vioelzna non è totalmente esclusa. I docenti dei gruppi di studio si sono spinti molto nel giustificare i metodi violenti dell’ISIS. Il gruppo sarà pronto ad usare la violenza localmente se il capo dell’ISIS Abu Bakar Al Baghdadi dichiara l’Indonesia ( e altre parti della regione) come un governatorato dello stato islamico.”Seguiamo solo gli ordini, ci è stato detto di condurre opera religiosa ed è quello che facciamo. Se il califfo nomina uno studioso religioso a diventare governatore dell’Indonesia, ascolteremo e obbediremo a lui immediatamente… se ci ordina di lanciare la Jihad lo faremo” ha detto Uba.

Al momento il piano di lavoro del comitato di Giacarta chiede ai membri che non possono ancora andare in Siria di far addestramento fisico come corsa, scalata di montagne e tiro con l’arco, sebbene il gruppo afferma di evitare l’uso delle armi. Giusto notare che Uba e altri due furono arrestati e interrogati nella provincia di Nusa Tenggara est ma non c’era nulla che la polizia poteva fare per fermarli.

Inoltre alcuni combattenti indonesiani in Siria hanno personalmente incoraggiato le persone che non possono permettersi di fare un viaggio a perpetuare localmente degli attacchi. L’arresto di tre membri dell’ADI a Solo ad agosto suggerisce che questi appelli sono accolti da qualche membro. La polizia accusa di tre di fare esplosivi da far scoppiare ad una stazione di polizia, una chiesa ed ad un tempio buddista. Presumono che abbiano ricevuto finanziamenti da un militante in Siria, Bahrun Naim. Alcuni sostenitori dell’ISIS affermano che gli uomini si stavano addestrando prima di andare in Siria. Cionondimeno il legame con indonesiani in Siria illumina il potenziale pericolo posto dai militanti che ritornano.

Il ritorno a casa del Jihadista

base di massa dell'ISIS in IndonesiaMolti combattenti indonesiani in Siria che sopravvivono alle esperienze di combattimento scelgono forse di vivere lì in modo permanente. I Jihadisti credono che la fine del tempo comincerà là in Siria, e potranno unirsi alle forze del messia islamico Al-Mahdi lì. Eppure vari rapporti suggeriscono che una dozzina di combattenti da addestramento sono tornati in Indonesia. Altri potrebbero tornare. Il concetto della hijira, che dice che è obbligo religioso di tutti i musulmani allontanarsi dallo stato infedele verso lo stato islamico e non tornarci mai eccetto che per un’invasione, è diffuso dall’ADI. Un insegnante pro ISIS i Cianjur, Giava, la paragonava l’occupazione della Mecca in cui il profeta Maometto e le sue forze tornavano a Mecca dopo aver stabilito uno stato islamico a Medina. Alcuni possono perciò interpretarla come una chiamata al ritorno e conquistare la regione.

Un’altra indicazione è un articolo su Azzam Media, l’autoproclamata Divisione dei Media del’ISIS in lingua malay, che affermava che i combattenti indonesiani sono profondamente preoccupati di “salvare i musulmani nel sudest asiatico specialmente i Rohingya”. Secondo questo post, per provare il loro impegno nella Jihad nella propria regione, sono stati scelti alcuni combattenti, tra quali pochi indonesiani, per entrare in una accademia militare speciale per i futuri capi jihadisti dopo che hanno fatto il loro addestramento di base.

Se esista o meno questa accademia, proprio la formazione del comitato dell’ADI di Giacarta è un’indicazione chiara che alcuni combattenti ritorneranno. Uba diceva di non essere andato in Siria poiché doveva esserci un “coordinatore locale per educare la comunità indonesiana sul califfato” e “preparare per l’arrivo dei rappresentanti dell’ISIS”.

Un fattore che gioca contro il ritorno immediato è la paura dell’arresto all’arrivo. Questi combattenti forse aspettano le circostanze politiche cambiate prima di tornare. Nel frattempo, i sostenitori dell’ISIS considerano un lavoro importante creare una base vasta di sostegno a casa e dare nascondigli ed altri aiuti ai combattenti di ritorno. Il caso di Noordin Top illustra il significato di una vasta base di massa. Un cittadino malese che venne in Indonesia per sfuggire all’arresto nel 2001 e che cominciò a una campagna di bombe due anni dopo, Noordin non aveva un propria organizzazione. Il suo successo era affidata nella sua capacità di attingere a gruppi esistenti della comunità Jihadista in differenti parti dell’Indonesia. Individui delle comunità lo aiutarono a reclutare dei bombaroli suicidi e procurare materiale esplosivo, e dargli non solo posti sicuri ma anche nuove mogli e famiglie per proteggere le sue identità sempre mutanti.

Non è difficile immaginare che ADI svolga un ruolo simile se i combattenti indonesiani torneranno dalla Siria nel futuro. Come esempio, al momento molte delle associate donne all’ADI sono rponte a sposare terrorist arrestati poiché visti come eroi della Jihad. Alcuni carcerati hanno potuto sposarsi online due volte nel giro di mesi. I veterani della Jihad in Siria probabilmente potranno esercitare maggiore devozione di questi sostenitori nazionali della Jihad. Di già alcune donne pagano per il viaggio in Siria dei loro mariti mediante prestiti alle banche. Se gli insegnanti continuano a coltivare tale impegno ed ammirazione verso gli eroi della Jihad, tali donne daranno forse maggiore assistenza ai combattenti di ritorno nel futuro.

La controstrategia

base di massa dell'ISIS in IndonesiaLa crescente base di bassa per l’ISIS presenta due sfide in Indonesia. La prima è cosa fare dei combattenti che ritornano. L’Indonesia ha implementato una miscela di approccio duro e morbido che sembrano aver funzionato abbastanza bene fino a poco tempo fa. Molti critici hanno attaccano lo sforzo lento del governo nello sviluppare un quadro reale per rendere penale la partecipazione ai conflitti esteri. Afif Abdul Majid, capo del JAT che si è addestrato con ISIS nel 2014 fu di recente arrestato non per essere andato in Siria ma piuttostonel suo precedentecoinvolgimento nell’aiutare un campo di combattenti di Aceh nel 2010. La criminalizzazione dei combattenti esteri è necessaria come deterrente. Ma dare loro una via di uscita è anche importante specie per chi ha perso le illusioni e desidera lasciare l’ISIS. A questo fine si devono offrire ai combattenti che rientrano i programmi di riabilitazione esistenti ed altri programmi basati su incentivi per la deradicalizzazione.

Un’altra sfida è rimuovere il flusso verso l’esterno di combattenti esteri che sono alimentati dalla base di massa crescente dell’ISIS. Il governo ha bisogno di monitoare come la sua base di bassa recluta e addestra i combattenti, ma deve solo criminalizzare e sciogliere gruppi che hanno n chiaro obiettivo di perpetrare la violenza. Al di là dell’applicazione della legge, L’agenzia nazionale contro il terrorismo ha anche cercato di promuovere contronarrazioni opposte ai messaggi estremisti. Questi sforzi rischiano di essere percepiti come interferenza dall’alto del governo nelle vite religiose. Ha esacerbato questo problema usando il termine “deradicalizzazione” nei titoli dei seminari e letture pubbliche. Alcuni interpretano il termine deradicalizzazione come deislamizzazione, dando origine a contro movimenti in luoghi come Giava Centrale e Occidentale.

Nel promuovere discorsi opposti, l’agenzia del controterrorismo ha anche invitato studiosi locali di religione dalle organizzazioni islamiche come Nahdlatul Ulama e Muhammadiyah. La gente rispetta in genere questi scolari e li considera più credibili dei rappresentanti del governo. Ma molti hanno bisogno di essere addestrati per comprendere completamente il discorso degli estremisti e per dare origine a contronarrazioni efficaci.

Questi sforzi di contronarrazioni hanno bisogno di essere indirizzati meglio per focalizzarsi su incontri e siti di reclutamento radicali conosciuti. Gli studiosi locali raramente escono fuori dal proprio percorso per estendersi a chi è più vulnerabile al reclutamento estremista. Invece per lo più inviano messaggi di pace ai loro studenti già moderati.

Oltre queste iniziative portate avanti dallo stato, il governo potrebbe anche beneficiale del rafforzamento degli sforzi alla base. Comunità locali, specie chi vive presso le moschee radicali, potrebbero essere incoraggiate a tenere gruppi di studio religiosi rivali ed altri eventi. Tali iniziative non eradicheranno l’estremismo ma lo possono contenere. Alcuni partecipanti ai gruppi di studio dell’ISIS non si identificano con esso ma preferivano i gruppi di studio poiché “i maestri possono spiegare il significato del Corano e anche degli hadidth”.

Altri dicono di avervi aderito poiché sentivano un senso più forte della comunità rispetto alle altre organizzazioni islamiche a cui si erano uniti nel passato. Queste risposte diverse mettono in uce il bisogno di più ricerche per capire cosa spinge la gente ad unirsi e restare parte del gruppo di studio radicale.

Navhat Nuraniyah , Institute for Policy Analysis of Conflict (IPAC), Jakarta. Insideindonesia.org