Crea sito

Il brutale assassinio di Hannah Witheridge e David Miller, nel settembre 2014, sull’isola thailandese di Koh Tao continua a far scalpore dopo le scioccanti nuove rivelazioni prodotte dalla presentazione dell’appello da parte della difesa dei due giovani lavoratori birmani, Zaw Lin e Wai Phyo, contro la sentenza di condanna a morte.

Scrive Samui Times:

nuove rivelazioni sull'autopsia thai“Secondo un articolo di un membro importante della difesa di ZawLin e Wai Phyao, .. le lacerazioni sulla vittima femminile furono causate dall’autopsia thailandese e non dallo stupro. Questa rivelazione è venuta alla luce quando l’articolo di Nad Bergman fu pubblicato dal sito web della giustizia thailandese. Si dice “l’incisione scoperta dentro la vagina della vittima dell’omicidio di Koh Tao era stata determinata, secondo quanto determinato dall’autopsia britannica, non come risultato dell’assalto sessuale ma dalla autopsia thailandese”.

Il giornale ricorda come tutto il processo fu investito da ondate di critiche verso chi ha fatto le indagini e condotto l’accusa. Dalla gestione e la custodia dei campioni di DNA, dalla bottiglia di vino scomparsa, alle cicche di sigaretta, come pure ai vestiti della vittima scomparsi, tutti fattori che trasportavano vitali informazioni sul DNA degli aggressori e che sono scomparsi dal processo.

Si deve anche ricordare la denuncia fatta dai due giovani birmani di essere stati torturati e minacciati affinché confessassero.

Si devono anche ricordare le intimidazioni fatte dalla mafia locale verso i traduttori della corte, la mancanza di prove di telecamere della zona del crimine che legasse i due all’omicidio, l’assenza di un singolo testimone. Tutti questi fatti hanno causato un danno alla reputazione del paese e delle sue forze di sicurezza, rendendo non credibile la sentenza di condanna a morte dei due giovani.

“I due uomini che non hanno una storia criminale precedente, che non hanno motivo di stupro o di assassinio, il cui DNA non è stato mai trovato sull’arma dell’omicidio, devono passare un altro anno nel braccio della morte, mentre attendono che sia preso in considerazione la richiesta d’appello dallo stesso gruppo di giudici che ha dato loro la condanna per stupro e duplice omicidio. Il documento di 198 pagine è stato sottoposto alcuni giorni fa dal gruppo della difesa.

Secondo il rapporto appena pubblicato l’appello chiede perché la polizia abbia affermato che i campioni di DNA della scena del crimine siano stati inviati a Singapore, dove si era affermato che i sospettati erano asiatici, mentre dopo ha affermato che questo era stato rivelato in un laboratorio thailandese e che i campioni non erano mai stati inviati a Singapore.

I sospettati furono arrestati per accuse non legate prima di essere interrogati sugli omicidi senza un avvocato presente e le loro dichiarazioni erano state presentate come parte delle prove dell’accusa. E’ una violazione della legge thai e base per la chiusura del caso.

I campioni di DNA furono presi dagli accusati senza il loro consenso e prima di essere stati informati della accusa di omicidio.

Durante l’interrogatorio fu nominato dalla polizia un interprete ostile che non sapeva leggere bene il thai scritto. Ai due accusati non sono mai state notificate le accuse di omicidio né i loro diritti secondo la legge thai.”

Il giornale, oltre a ricordare le torture a cui i due furono sottoposti confermate anche da tre dottori, ricorda come non siano mai state prodotte nel processo le impronte digitali sul telefonino della vittima, come pure non sono state prodotte prove che legano il telefonino ad uno degli accusati.

“L’accusa ha detto che il motivo dall’attacco era che gli accusati si erano eccitati nel vedere i due fare sesso sulla spiaggia. Non c’è prova che questo ebbe luogo e le abrasioni sulla vagina della vittima potrebbero essere un risultato di sesso consenziente con una terza parte. L’autopsia non ha stabilito se l’atto sessuale sia avvenuto prima o dopo la morte. E’ impossibile per l’accusa determinare se abbia avuto luogo lo stupro”.

L’autopsia thai ha presentato appena un sommario di quattro pagine stilato da un dottore, senza una documentazione della procedura mediante foto ed analisi puntuale. Esiste invece quella stila dalle autorità britanniche invitate a partecipare all’autopsia.

“L’incisione scoperta nella vagina della vittima fu causata durante l’autopsia precedente thailandese, non il risultato di un attacco sessuale, secondo quanto stabilito dall’autopsia britannica.

I dati del DNA avevano il nome degli accusati piuttosto che un numero di riferimento, cosa che non è possibile senza sapere in precedenza a chi appartiene il DNA che è analizzato.

Il DNA sull’arma dell’omicidio, che la polizia affermò non avere prova di DNA, non corrispondeva a nessuno degli imputati.

I Test del DNA portati dall’accusa non erano dotati della documentazione necessari a supporto che mostravano le procedure multiple richieste dagli Standard ISO 17025. La catena della custoida, metodo di analisi, generazione dei grafici e rapporto analitico.

La polizia affermò che il DNA prelevato dal corpo della vittima corrispondeva al 100% con quello degli accusati, cosa scientificamente impossibile in qualunque laboratorio scientifico al mondo.”

Oltre ad altre questioni non poste dalla richiesta di appello, la difesa crede che non siano state soddisfatte le condizioni di prova della colpevolezza al di là di un semplice dubbio.

Ed infatti dalle famiglie agli amici a chi ha seguito le vicende, tutti hanno posto come sia stato possibile con queste condizioni provare al di là di ogni ragionevole dubbio che i due siano colpevoli dei due crimini.

“I documenti dell’appello ora dicono molto chiaramente che non solo non si è provata la colpevolezza al di là di ogni dubbio, ma le prove fondamentali che portano ad una condanna erano mancanti del tutto. Di fronte a tutto ciò il verdetto di condanna e la pena capitale sono misteriose. Non c’è prova che la donna sia stata stuprata, o che i due abbiano causato la morte di Hannah e David, figuriamoci se siano riusciti ad ucciderli ed ad essere condannati degli stessi omicidi. Le nuove informazioni derivate dall’appello ci fanno domandare in primo luogo come sia stato possibile, alla luce delle nuove rivelazioni, perdere il processo”

Sorge però un’altra domanda dopo tutte queste manchevolezze da parte del sistema di giustizia thailandese. Come sia stato possibile che la famiglia di Miller si sia dichiarata soddisfatta della condanna dei due giovani birmani.

“Sembra che la famiglia Miller sia la sola ad essere convinta del verdetto. Il signor Miller, fratello della vittima, nella sua dichiarazione del dopo verdetto ha continuato a commentare dicendo che i due non avevano mostrato rimorso. Forse perché nessuno dei due sentiva rimorso per un crimine che non avevano commesso per il quale stavano per perdere la propria vita…. Michael Miller ha anche chiesto ai sostenitori dei due accusati di accettare il verdetto della corte. ”

E l’altra domanda è perché di fronte ai tanti dubbi di questo processo la famiglia non abbia voluto perseguire una verità processuale più giusta per il loro amato David.

Forse la famiglia Millers è giunta in Thailandia credendo di trovarsi di fronte ad un sistema di giustizia come quello britannico, senza condanne sbagliate e vittime sacrificali, senza la corruzione che ti impedisce di aver fiducia nei verdetti dei tribunali. Una donna che ha seguito il processo dice:

“Non sono sicura che processo seguissero con molta attenzione, ma ero presente al processo per l’omicidio di Koh Tao ed ero molto più confusa quando me ne andai l’ultimo giorno di quanto lo ero all’inizio del processo”.

Il giornale si domanda se chi si continua a battere in favore dei due giovani birmani riuscirà ad avere un nuovo processo giusto e ad avere qualche domanda su chi ha commesso questi omicidi, se questa ricerca non impedirà ad altre famiglie di dover affrontare un’altra tragedia e se altre sei morti sospette di stranieri a Koh Tao siano legate a questa vicenda, e se tra i residenti di Koh Tao non si nasconda qualche segreto macabro su altri cinque asiatici scomparsi.

“Ci saranno sempre congetture sulle condanne di Zaw Lin e Wai Phyo, i due giovani il cui solo sogno era di poter sostenere le proprie famiglie. Queste nuove rivelazioni non faranno che alimentare il fuoco dei processi iniqui, della corruzione delle attività mafiose sull’isola, le coperture e le vittime sacrificali. Se i due dovessero vincere l’appello e venir liberati, si porranno di nuovo domande sulle indagini, sui processi e sulla condanna di altri che affermano la propria innocenza.

Continuerà a cadere l’ombra del sospetto internazionale su una piccola isola del golfo della Thailandia che sotto la luce dei media internazionali si è ritrovata molto più oscura di quello che sembra.