Yasmin, una delle storie inventate ed ingigantite di pulizia etnica

“Ad uno ad uno sette soldati birmani hanno stuprato Yasmin a casa sua, mentre lei soffocava le grida per paura di essere ammazzata” racconta un articolo dell’IRIN, agenzia dell’ONU, dopo aver ricevuto i racconti di persone scappate in Bangladesh.

Sono decine di migliaia le persone rifugiatesi in Bangladesh nelle ultime settimane in seguito ai rastrellamenti delle forze di sicurezza birmane che hanno incendiato tantissimi villaggi nella loro lotta contro la nuova presunta insorgenza Rohingya.

Ma questa storia di Yasmin e le tante altre denunciate sono solo false, costruite su misura insieme ai gruppi terroristi, per il governo birmano

“La maggior parte di queste  storie sono inventate, ingigantite” ha detto Aye Aye Soe, la portavoce del ministro degli esteri. “Ci accusano di cose che non sono affatto accadute”.

Yasmin pulizia etnicaMa non è la sola dichiarazione ufficiale in tal senso. Un articolo del Global New Light of Myanmar, un giornale di stato, ha persino accusato i militanti dei diritti umani e i media di aver diffuso “fatti intenzionalmente costruiti in collusione con i terroristi”.

Ma finora la parte settentrionale dello stato Rakhine è ancora interdetto a giornalisti, aiuti umanitari e organizzazioni dei diritti, impedendo loro un’indagine indipendente su quanto denunciato.

Ma varie organizzazioni continuano a raccogliere informazioni e deposizioni di persone scampate alle violenze e a raccogliere prove documentale delle violenze sulla popolazione civile.

L’Organizzazione Internazionale dell’Emigrazione afferma che sarebbero 34 mila i Rohingya che hanno passato il confine col Bangladesh dopo le ultime violenze, una cifra anche questa smentita dalla portavoce Aye Aye Soe come fuori di ogni proporzione.

Le operazioni sarebbero state condotte con “molto autocontrollo; e le accuse di pulizia etnica o di stupri sono totalmente false.”

“Le spietate negazioni del governo hanno raggiunto l’assurdità. E’ disgustoso che il governo definisca queste notizie come costruite” ha detto Matt Smith.

La storia di Yasmin è una delle tante raccolte in Bangladesh e testimonia la tendenza vasta delle forze di sicurezza birmane ad attaccare la popolazione civile.

L’alto numero di rifugiati pone il Bangladesh in una posizione difficile tanto da evitare di raccogliere statistiche precise sul numero di sfollati che giungono in un’area che di per sé non é assolutamente ricca.

Oltre al dolore e la rabbia che questa pulizia etnica suscita, si aggiunge la beffa di vedere come sia proprio un premio nobel per la pace, Aung San Suu Lyi, capo di fatto della Birmania e simbolo per anni della democrazia birmana, a negare l’esistenza stessa delle atrocità

Aung San Suu Lyi sembra stia difendendo un’armata che è diventata famosa nel mondo per le atrocità commesse contro tute le popolazioni di minoranza birmane, un’armata che ha fatto dello stupro contro donne e contro uomini un’arma di guerra.

Per quanto tempo ancora riuscirà a tenere questa posizione negazionista e difendere questa pulizia etnica? 

Un recente video, girato da soldati birmani, ha mostrato alcune delle atrocità commesse contro la popolazione Rohingya, costringendo le autorità a prendere azioni contro gli ufficiali nel video.

E’ solo l’inizio oppure è qualcosa dato in pasto al mondo per confermare che esistono i controlli?

Preoccupazioni dell’ONU contro le demolizioni di case Rohingya

YasminL’ONU ha avvisato le autorità birmane che i piani di demolire centinaia di case appartenenti alla minoranza etnica musulmana Rohingya “accresceranno le tensioni” nello stato Rakhine dove i militari sono accusati di aver abusato della popolazione civile durante l’insorgenza.

Questo avviso è giunto con la lettera del 28 dicembre scorso indirizzata al primo ministro dello stato Rakhin Nyi Pu nella quale si dice che un centinaio di strutture sono state già distrutte. L’ONU ha ricevuto informazioni secondo cui “la polizia di frontiera ha già eseguito ordini per demolire 819 costruzioni di proprietà dei musulmani, tra le quali vi sono 696 case”

L’ONU ha mostrato preoccupazione per una “indagine delle famiglie” in corso nell’area da dove decine di migliaia di persone sono scappati dalle operazioni militari. L’indagine potrebbe implicare che le persone scappate sono eliminate dalla lista ufficiale dei residenti ed impossibilitate a ritornarvi legalmente alla fine delle stesse violenze.

Secondo Chris Carter, consigliere dell’ONU per lo stato Rakhine, le demolizioni e il sondaggio sono delle provocazioni. Avvengono nello stato settentrionale Rakhine dove i militari conducono rastrellamenti dopo che un gruppo insorgente Rohingya ha attaccato il 9 ottobre posti della polizia di frontiera.

I Rohingya sfuggiti in Bangladesh alle operazioni militari hanno denunciato diffuse atrocità verso la popolazione civile con distruzione di case, stupri e omicidi contro la popolazione civile.

Le demolizioni non sono cosa insolita in Birmnaia dove la legge richiede la distruzione di costruzioni abusive. Ma tra le auorità del governo c’è confusione sulle ragioni dei sondaggi e delle demolizioni, mentre i militari si scontrano con l’insorgenza e sono già 80 mila le persone scappate dalle case.

“Abbiamo detto loro di fermare i loro piani in questa situazione critica” ha detto Zaw Htay, portavoce del presidente Htin Kyaw. “Il governo centrale è già intervenuto”.

Un rappresentante dell’ONU ha detto in modo non ufficiale che sono state ricevute le rassicurazioni del governo ma le strutture sono ancora distrutte. “Cerchiamo di capire se le attuali distruzioni sono pera di qualche testa calda locale oppure una situazione più calcolata di qualcun altro.”

Secondo il vice direttore del Dipartimento dell’amministrazione generale, Tin Maung Shwe, a livello di base ci sono state delle incomprensioni. “Stiamo facendo indagini”.

I Rohingya musulmani sono circa un terzo della popolazione complessiva dello stato Rakhine birmano, la cui popolazione di 3 milioni di persone è a maggioranza buddista. Nelle ultime violenze del 2012 sono morte centinaia di persone e circa 140 mila persone, in stragrande maggioranza Rohingya, restano ancora nei campi profughi costruiti per l’occasione.

La grande maggioranza dei Rohingya è apolide dopo che la cittadinanza fu strappata loro da un governo militare precedente. Sono considerati immigrati clandestini dal Bangladesh nonostante vivano da secoli nella zona e vivono in condizioni simili all’apartheid con movimenti molto ristretti.

I sondaggi familiari condotti su base annuale nello stato Rakhine servono a monitorare la comunità e chi si ritrova in queste liste ha il permesso di risiedere nelle loro case.

“Di solito li fanno a gennaio nella parte settentrionale ma sono iniziati a novembre questo anno. Non appare in nessun’altra parte dello stato Rakhine se non nelle tre città del nord” ha detto il rappresentante dell’ONU.

Sin dal 9 ottobre le tre cittadine settentrionali di Rathedaung, Buthidaung e Maungdaw, a maggioranza Rohingya, sono fortemente militarizzate e lì vivono tutte le persone scappate alle operazioni militari. Il risultato di queste indagini è che in migliaia potrebbero diventare senza casa in modo permanente perché non possono rientrare nei sondaggi familiari.

La decisione di portare avanti indagini e distruzione di case avrà l’effetto di “rafforzare una campagna di stato fatta di crimini atroci e pulizia etnica” ha detto di Matthew Smith di Fortify Rights che ha raccolto le testimonianze delle atrocità commesse dai soldati birmani contro i Rohingya.

“Se non sono nella lista non avranno altra scelta che scappare in Bangladesh. Non dare altra scelta che scappare dal paese può essere considerata una deportazione forzata” ha detto Matthew Smith, opinione largamente condivisa dall’ONU.

Negli ultimi 3 mesi sono scappati in Bangladesh circa 50 mila Rohingya mentre l’ONU ha detto che ci sono altri 30 mila che hanno perso la casa.

In Bangladesh vivono in condizioni precarie in campi profughi sovraffollati un altro mezzo milione di Rohingya che sono scappati sin dagli anni 70 a seguito della loro persecuzione.

https://www.irinnews.org/news/2017/01/02/exclusive-un-warns-myanmar-demolishing-rohingya-homes-will-%E2%80%98heighten-tensions%E2%80%99