Ipocrisia dei doppi standard ed Il verdetto di condanna di Yingluck

vuoto politico

Il verdetto della Corte Suprema thailandese che ha condannato Yingluck Shinawatra in contumacia cambia un po’ il panorama politico dell’opposizione alla giunta e riporta in auge la domanda sull’ipocrisia dei doppi standard in Thailandia.

Prima cosa è finita definitivamente la carriera politica di Yingluck nonostante il pieno sostegno popolare che ancora la sostiene.

ipocrisia dei doppi standard

Come scrive Pravit Rojanaphruk su Khaosodenglish, “ ma lei non potrà partecipare alle elezioni anche se scontasse i cinque anni di condanna perché la costituzione scritta dalla giunta presenta il divieto a vita a chiunque sia stato arrestato secondo la legge della Commissione Nazionale Anticorruzione.”

Questa sentenza, dopo il golpe del maggio del 2014, è stata la ciliegina sulla torta per potersi liberare della famiglia Shinawatra..

Resta però la difficoltà dei militari a conquistare il cuore della base di Thaksin e Yingluck e questa sarebbe per Pravit la ragione dell’indecisione dei militari nell’indire nuove elezioni. Un altro familiare di Thaksin alle possibili elezioni di sicuro prenderebbe gli stessi voti di Yingluck.

“Per uno scherzo del caso il verdetto di colpevolezza sembra aver rinforzato il credo tra chi è fedele a Thaksin che non esiste giustizia in Thailandia, a giusto o a torto. Invece di riuscire a disilludere la base di Yingluc, la gente ha perso ogni illusione per il sistema della giustizia.

Anuphan Hunsuwan, un cinquantenne sostenitore di Yingluck mi ha detto di non attendersi alcuna giustizia da quel verdetto. Dopo che fu letto le disse di non essere affatto sorpresa dal verdetto di colpevolezza.

Chi odia e disprezza Yingluck ha ottenuto quello in cui speravano, la conferma penale della sua colpa. Se il verdetto ha cambiato qualcosa è che le parti sono sempre più radicalizzate sulla propria posizione verso Yingluck. ” scrive Pravit

La fuga di Yingluck pone qualche problema sul vuoto lasciato e su chi raccoglierà l’eredità del nuovo leader del Puea Thai.

Il candidato più forte sembra Sudarat Keyuraphan che però è vista troppo dolce con i militari e che secondo Pravit potrebbe anche stimolare una tendenza al non voto da parte della base.

yingluck nel meridione“Un altro candidato forte potrebbe essere Chadchart Sittipunt, ex ministro dei trasporti conosciuto dai più giovani. L’inghippo è che è stato nominato dalla giunta militare nel Comitato di pianificazione della strategia nazionale, ponendolo di fatto dall’altro lato della barricata”

Se di nomi non ne mancano, resta il fatto che il Puea Thai sembra essere a tutti gli effetti il partito di Thaksin Shinawatra e che il prossimo capo deve avere la fiducia di Thaksin stesso.

Il nome di Chaturon Chaisang, già ministro della giustizia e oppositore della giunta Prayuth dall’inizio, è fortemente popolare nel campo democratico. “Ma si crede sia troppo sicuro di sé e non è una persona di cui Thaksin si fida. Chaturon stesso ha dei casi pendenti in tribunale per sedizione e probabilmente non potrà partecipare alla corsa elettorale se dovessero aversi elezioni anche nel 2019.”

Mentre la possibilità che ci siano elezioni è tutta da vedere ed in assenza di opposizione di massa la giunta Prayut potrebbe continuare indefinitamente, il Puea Thai per quanto partito di Thaksin e non partito popolare potrebbe risultare per molti l’unica alternativa praticabile.

Di seguito traduciamo una valutazione coraggiosa del verdetto di condanna di Yingluck tratta dal BangkokPost, scritta da Umesh Pandey dal titolo, “L’ipocrisia dei doppi standard”

L’ipocrisia dei doppi standard

Il panorama politico thailandese ha visto un cambiamento drammatico mercoledì quando la Divisione Penale per Detentori di Posizioni Politiche della Corte Suprema emise il verdetto di imprigionare l’ex primo ministro Yingluck Shinawatra per cinque anni per inadempienza al proprio dovere di premier.

La decisione si è basata sul fatto che Yingluck aveva fatto poco per ridurre le attività del suo ministro del commercio Boonsong Teriyapirom che aveva iniziato un falso accordo sul riso tra governi. Boonsong stesso è stato condannato a 42 anni di carcere per aver causato danno allo stato.

Il verdetto della corte non stabiliva se il programma di sostegno al riso di Yingluck e dal suo governo fosse sbagliato ma affermava che non aveva fatto il proprio dovere nel tagliare la corruzione nel progetto.

Il verdetto lasciava spazio per un appello ma meno di 24 ore dopo essere stato proclamato, il governo militare, che rovesciò il governo guidato dal Puea Thai di cui gli Shinawatra erano i sostenitori fondamentali, presentò nuove regole che costringono chi è condannato a presentare appello direttamente e non da parte dei suoi avvocati. A peggiorare le cose il limite statutario del caso, che di solito è un decennio, è per sempre.

Nella gran parte dei paesi le nuove regole diventano efficaci solo dopo che entrano in vigore, ma questa è la Thailandia e nel caso di Yingluck le regole sono efficaci retroattivamente. In circostanze normali le persone come Yingluck dovrebbero aver avuto la possibilità di appellarsi anche se non sono presenti, come era stato il caso nel giorno della lettura del verdetto.

Meechai Ruchupan, presidente del Comitato di Stesura della Costituzione, ha detto che la nuova legge, pubblicata il Giovedì sulla Gazzetta Reale Thailandese con effetto da venerdì, richiederebbe che Yingluck si presentasse in persona. Questo essenzialmente chiude le porte ad un appello da parte di Yingluck e non lascia spazio al suo ritorno in Thailandia in un futuro prevedibile se non decidesse di stare dietro le sbarre.

crisi politicaIl caso ha fatto sorgere più domande di quante risposte ha dato. Molti credono che tutte queste regole fissate da chi è al potere hanno il solo scopo di provare a toglier potere e marginalizzare il partito un tempo forte del Puea Thai. E a cementare ancor di più questa possibile concezione sbagliata c’è il fatto che si lasciano gli altri partiti politici a fare quello che vogliono e che i partiti ed i suoi membri non sono perseguiti penalmente anche se hanno infranto la legge.

Un buon esempio è il caso del già primo ministro Suthep Thaungsuban che è a accusato di aver violato l’articolo 157 del codice penale per cattiva condotta o negligenza del proprio dovere per la gestione del progetto da 6.67 miliardi di baht per costruire 396 stazioni di polizia col governo Abhisit nel 2011.

Quel processo che iniziò molto prima del caso del riso di Yingluck ha continuato a protrarsi. Se ne è saputo poco dal maggio 2015 quando Suthep era ancora un monaco e una volta dopo quando la Commissione Nazionale Anticorruzione, indipendente ed anti Puea Thai, decise di cambiare uno dei propri membri estermi perché Suthep aveva affermato che quel giudice aveva pregiudizi nei suoi confronti.

Quel giudice esterno espulso era Vicha Mahakhum, presidente della sottocommissione incaricata di indagare Suthep per cattiva condotta. Vicha fu preso come membro esterno dopo che si era ritirato dalla presidenza del sottocomitato in cui aveva implicato Suthep.

Mentre continua a protrarsi questo processo per negligenza, Abhisit Vejjajiva che era primo ministro è stato lasciato fuori.

Le agenzie che indagano dicono che il caso di Suthep è di gran lunga più complicato di quello di Yingluck e Boonsong. Il faso accordo del riso, che le agenzie dicono sia costato perdite allo stato da 20 miliardi di baht, ha richiesto indagini anche in Cina, ma le autorità tuttavia dicono che le indagini dentro la frontiera thai sono più difficili.

Tutto questo dà l’impressione che chi sta al potere provi ad offrire milioni di spiegazioni per il lento andamento delle indagini a carico di chi è allineato al potere, ma alla popolazione in generale questo modo di fare non è altro quello che si ripete milioni di volte nello scorso decennio, l’applicazione dei doppi standard.

La chiara violazione e la differenze spiegazione delle regole per parti differenti fa porre la domanda su come potrà questo paese raggiungere l’obiettivo di una riconciliazione ed andare avanti.

Umesh Pandey, Bangkokpost