Pakapong Tanyakan, cadetto thailandese morto per le pene corporali

Pakapong Tanyakan, cadetto dell’esercito thailandese, che in precedenza aveva vissuto una dura disciplina fisica, muore improvvisamente dopo essere ritornato in caserma da una licenza. Ai parenti è stato detto che aveva avuto un arresto cardiaco improvviso, ma iniziano a sospettare qualcosa di losco vedendo che tardava a venire un’autopsia dettagliata.

Le morti in addestramento sono troppo comuni e quindi questa non è questa la parte più orribile.

Lo scorso mese, quando si doveva avere la cremazione di Pakapong Tanyakan, la famiglia riuscì ad avere di sotterfugio un’autopsia indipendente.

Fu scioccante il risultato perché mancavano stomaco, cuore, reni e cervello. Nel suo cranio ritrovarono della carta dove si doveva trovare il cervello. Ad un’indagine più approfondita l’Istituto Centrale di Medicina Legale ritrovò segni di ferite interne e una costola rotta.

La famiglia coraggiosamente ha chiesto la verità su quello che è successo a suo figlio in una conferenza stampa. Il pubblico thailandese ha vissuto la notizia con orrore e shock.

Il ministro della difesa Prawit ha detto: “Non arruolatevi. Non diventate soldati. Prendiamo solo chi vuole ”

Le parole di Prawit sul fatto che anche lui ha vissuto le pene corporali restando però vivo fanno sorgere il dubbio che Pakapong sia stato punito fino alla morte.

Un media sociale ha pubblicato una chat che Pakapong avrebbe avuti con un amico in cui dice che sarebbe stato punito così severamente che gli si sarebbe fermato il cuore. Sarebbe stato necessario l’intervento dei medici per riprenderlo dalla morte. “Il dottore mi ha salvato in tempo” avrebbe scritto Prakapong attraverso Line.

La madre di Pakapong Sukanya ha detto in una intervista che suo figlio, che era stato fiero di essere stato preso nell’accademia, aveva chiamato un’ora prima di morire il 17 ottobre dicendo che voleva dimettersi dall’accademia, nonostante quanto gli avesse detto il padre, che aveva fatto ormai troppa strada per voltarsi indietro.

Buona fortuna a chi spera ancora che verrà fuori la verità dal regime militare e dalla scuola. I militari hanno detto che non sarà ammessa alcuna indagine civile, perché si deve fidarsi dell’imparzialità delle proprie indagini.

“Sappiamo contro chi stiamo lottando. Non citate il caso di una vittoria perché la probabilità di vincere è molto vicino a zero. Farlo ci fa stancare inutilmente .. e farlo non farà risorgere il morto…” Però la famiglia continuerà a lottare.

Pravit Rojanaphruk, Per i militari, Obbedienza o Morte

Traduciamo l’opinione di Kong Rithdee su questa tragedia oltre la tragedia.

Il governo dei Vampiri della terra senza cuore

La madre ha cercato il cuore di suo figlio in una scatola di poliuretano.

“Dove sta?” ha chiesto. Lei ha già il suo corpo, e solo quando lo ha richiesto ha potuto riavere l’anima del figlio. E’ qualcosa al di là di qualunque parola, al di là della tragedia.

Presero il suo cuore perché non hanno cuore. Hanno preso le sue budella perché sono senza spina dorsale. Hanno preso il suo cervello perché non hanno nulla in testa.

Credevamo che questo paese fosse tante cose, un paese di sorrisi, di corrotti, di sorrisi corrotti, di politici corrotti e soldati intossicati dai golpe, di uomini di forza e militari.

Ora è un paese di vampiri.

Giovedì, Sukanya Tanyakan raccolse gli organi del figlio morto Pakapong Tanyakan, sbudellato in segreto senza il consenso della famiglia e tenuto in scatole di poliuretano all’ospedale Phramongkutklao.

La recluta era morta il 17 ottobre in circostanze dubbie presso la Scuola Preparatoria della Accademia Militare Thailandese, ufficialmente per arresto cardiaco benché è grande il sospetto che sia stata in parte conseguenza della punizione corporale della scuola.

La causa della morte di Pakapong è controversa, e all’inizio di questa settimana si è aggiunta un’altra, ancora più oscura, quando l famiglia ha scoperto con un’altra autopsia che il cuore, gli intestini e il cervello del ragazzo erano state rimosse senza il consenso della famiglia.

Solo quando lo hanno detto alla stampa, i militari si sono agitati, hanno tenuto una conferenza stampa vaga, quasi incomprensibile ed informarono la famiglia di venirsi a prendere le parti mancanti del figlio, come se dicessero ai genitori di venirsi a prendere un bagaglio perso dall’ufficio oggetti smarriti.

Perché lo hanno fatto? Si può comprendere che qualcuno abbia poco rispetto per la vita. Ma perché la profanazione di un morto?

Come primissima cosa, quello che la gente vuole vedere è semplice: qualcuno deve essere cacciato o sospeso, poi indagato da parti imparziali. Qualcuno deve essere semplicemente responsabile. In una società civile non si può chiedere meno di questo, oppure non siamo quel tipo di società.

Una cosa meno semplice da chiedere è che la scuola per cadetti, dove Pakapong ha studiato ed è morto, riveda la sua pratica e la tradizioni di pene corporali. Non siamo così stupidi da credere che sarà eliminata, ma l’uso mortale della forza come parte dell’addestramento ordinario o di correzione del comportamento deve essere definito eccessivo e inaccettabile.

Ed ancora meno facile da chiedere, specialmente quando militari, governo e tutti quelli al potere sono quasi le stesse persone,è che l’esercito capisca che ci sono troppe reclute e cadetti che sono morti in circostanze misteriose. Tre questo anno e altri ancora negli scorsi anno. Qualcosa si deve fare.

Oppure naturalmente tale violenza, violenza istituzionale condonata ed elevata fino a diventare orgoglio, è la norma, la cultura, la procedura operativa standard, e la morte in addestramento è qualcosa su cui non vale la pena piangere o perdere tempo.

La parte peggiore comunque è che tale violenza è davvero la cultura.

E’ il mondo in cui alcuni ci vivono. Che va bene se non per il fatto che costringono anche noi a viverci dentro.
Le reazioni del ministro della difesa Prawit Wongsuwon e del primo ministro Prayuth Chanoocha lo confermano: dispiace per quello che è accaduto, cosa a cui credo, e tuttavia antepongono l’esercito all’umanità, agli uomini, orgoglio prima dell’empatia, quando dicono:

“Cosa c’è che non va con le pene corporali? L’ho passato anche io.” e “L’ho passato anche io senza morire”.

Prayuth ha affermato che la pena corporale è comune negli eserciti stranieri. Ed allora che accade della sua famosa frase “una maglietta non va bene per tutte le persone”, quando si riferiva alla nostra democrazia adattata per l’occasione?

Certo, spingere i limiti della tolleranza fisica è comune nell’addestramento dei cadetti dovunque. Ma in quei paesi se qualcuno muore di conseguenza, per non parlare se un cuore è trafugato, qualcuno deve rispondere. E’ una mancanza di preoccupazione in questo caso. Credo che si sia continuata fin troppo e che ha fatto arrabbiare la gente in questo caso particolare.

Siamo chiari. Ci sono due questioni nelle notizie: il caso della morte dubbia di Pakapong, se sia connessa all’eccesso di pena, e la rimozione furtiva dei suoi organi interni, cosa che potrebbe essere in relazione alla prima cosa, la causa reale della morte.

L’esercito ha impiegato esperti di medicina legale per dire che legalmente possono toglierci l’intestino senza informare la famiglia.

Bene quello è il problema con il mondo in cui vivono, un mondo senza cuore, probabilmente senza anima. Pakapong potrebbe esser morto per arresto cardiaco. Ma gli arresti degli altri cuori, freddi, secchi ed antichi, quella è la nostra vera tragedia.