Se il governo thailandese non offre giustizia la rabbia crescerà soltanto

Sotto la coltre dell’oscurità, i soldati thai e le truppe paramilitari perlustrano le lande più remote delle province più meridionali thailandesi per arrestare i presunti insorgenti malay musulmani.

A gennaio centinaia di soldati hanno rastrellato un’area coperta a foresta e a piantagione di Caucciù lungo la frontiera malese a Bannang Sata, dove i militanti hanno lanciato attacchi nel quindicesimo anno di insorgenza. Sono stati arrestati oltre 40 uomini durante due operazioni.

La mossa è la risposta dei militari ad un attacco dei ribelli di qualche settimana prima quando dieci militanti armati in uniforme hanno fermato un bus a due piani che viaggiava lungo una strada desolata a Bannang Sata. I ribelli hanno fatto scendere passeggeri ed autista incendiando il bus. Nessuno è rimasto ferito. I ribelli arrestati sono ricercati per l’attacco a questo bus.

“I soldati sono giunti alle 3 di notte a casa nostra e si sono portati mio figlio” ha detto una madre, avvolta in un vestito largo nero da capo a piedi.

Ma c’è un altro senso di urgenza nella perlustrazione dei militari nelle province di Narathiwat, Pattani e Yala dove il BRN, la maggiore e meglio armata forza dell’insorgenza, porta avanti una ribellione separatista. BRN è un gruppo separatista clandestino i cui militanti non si definiscono come tali in pubblico.

La giunta militare thailandese di Prayuth ha sostenuto una strategia di controinsorgenza per raggiungere un punto finale della sicurezza: porre fine per il 2018 al lungo conflitto separatista, il primo obiettivo di sette punti.

C’è una ragione economica per questa corsa. Affrontare l’obiettivo della sicurezza porterebbe sollievo all’industria turistica che contribuisce al 20% del PIL thailandese. Le zone turistiche di Phuket si trovano ai bordi degli scontri. E negli ultimi anni il BRN ha colpito selettivamente nei posti turistici fuori dalle zone dell’insorgenza.

Per continuare i militari che hanno 60 mila soldati sul terreno, hanno impiegato il XV reggimento della fanteria come avanguardia. E’ assistita da unità paramilitari.

“I ranger operano come unità più piccole e sono più mobili e flessibili dell’esercito regolare che si muove come una compagnia” dice Don Pathan, analista di sicurezza indipendente a Yala. “Hanno aiutato ad espandere la rete della sicurezza in aree remote”

Ciò ha portato a molte buone notizie per la giunta dal momento che la strategia di controinsorgenza per distruggere il terreno operativo del BRN ha raccolto i suoi frutti.

Secondo Deep South Watch, ONG indipendente che monitora il confitto, il costo di vite umane per l’insorgenza è stato di 235 lo scorso anno, il più basso da quando iniziò il ciclo dell’insorgenza nel gennaio 2004 con un attacco ad un campo militare. L’anno peggiore fu il 2007 con 892 morti.

Il declino nel numero di morti è stata una vittoria per Prayuth e la giunta che enfatizzano l’ultimo risultato in 14 anni di conflitto in cui quasi 7000 persone sono state uccise ed oltre 12500 sono state ferite.

All’inizio di febbraio, i militari thailandesi lanciarono un grande evento di pubbliche relazioni con tantissimi malay musulmani, che sarebbero secondo i militari militanti arrestati e riabilitati, allineati in una cerimonia di consegna di armi in un campo militare.

Ma la strategia di controinsorgenza sta accumulando odio nelle enclave rurale del profondo meridione thailandese dove vivono i malay musulmani, la minoranza più grande della Thailandia buddista. Gli abitanti di Sai Buri e Nong Chik della provincia di Pattani soffrono sotto le incursioni notturne delle truppe thailandesi. Sono nel mirino dei militari dopo gli attacchi di vendetta del BRN che hanno ucciso in varie imboscate truppe paramilitari.

In un caso i militari accerchiarono un villaggio aNong Chik dopo mezzanotte a fine gennaio e arrestarono 18 uomini. Nello stesso mese a Sai Buri furono presi 10 uomini.

“Furono presi per una bomba vicino al nostro villaggio” dice Noorisan Maseng, madre di due figli a Nong Chik, il cui marito è detenuto in un campo militare a Pattani.

Una caratteristica crescente in queste comunità sono le case dove i giovani sono fuggiti rendendoli disponibili per il reclutamento del BRN.

Secondo un attivista dei diritti umani malay musulmano sono scomparsi almeno 500 uomini dalle loro case a Pattani lasciando aperta la domanda se si siano uniti ai militanti. Un militare veterano della guerra stima che l’insorgenza conta quasi 10 mila persone nelle loro fila, da combattenti addestrati ed informatori a sostenitori logistici a simpatizzanti nella comunità.

Il BRN cresce perché “i militari thailandesi si trovano di fronte ad un movimento armato di tipo ideologico” dice Rungrawee Chalermsripinyorat, analista della risoluzione di conflitti che ha scritto sul conflitto meridionale. Eppure i militari non vogliono ammettere che il BRN è il proprio oppositore e continua a “coprire l’esistenza di un gruppo o gruppi armati che combattono contro lo stato”.

E’ una misura, secondo Rungrawee Chalermsripinyorat, per evitare che la Thailandia sia vista affrontare “un conflitto armato non internazionale” che ha però implicazioni internazionali. La giunta ed i rappresentanti ufficiali presso il ministero degli esteri, temono che una tale classificazione possa porre il paese sotto l’indagine internazionale persino l’intervento estero.

Mala posizione militare sfida la storia. Le tre province erano parte un tempo di un sultanato malay musulmano fino a che l’allora Siam lo annesse nel 1902. Lo scontento antithai è da allora cresciuto e il 2016 ha generato dei duri ricordi. In un referendum per la XX costituzione thailandese, scritta dai fedeli della giunta, le province malay musulmane hanno rigettato a stragrande maggioranza la nuova costituzione.

“La causa di questo conflitto è che la popolazione musulmana malay sente di essere repressa dallo stato thailandese” dice Balayan Waemano, che ha ereditato la guida di una scuola religiosa un tempo popolare di Pattani, Jihad Witaya.

Il luogo, ora in rovina e sopraffatto dalle erbacce dopo che lo stato Thai è subentrato, era guidato da suo padre Dolloh Waemano, che i militari thailandesi considerano un membro importante del gruppo dirigente del BRN.

“Se il governo thailandese non offre giustizia la rabbia crescerà soltanto” dice Balayan.

I media sociali hanno fatto eco a questa nozione, che il conflitto non è affatto terminato, rendendo l’obiettivo di sicurezza dei militari del 2018 inconquistabile.

Come ha detto qualcuno in un poema su Facebook, è la lotta per la terra.

MARWAAN MACAN-MARKAR, AsiaNikkey