Isola di Boracay, il simbolo dei doppi standard di Duterte

Se il problema fosse l’inquinamento, perché prendere di mira l’ isola di Boracay?

Se il problema fosse la congestione, perché permettere la costruzione di nuovi gigantesche strutture?

Se il problema fosse la mancanza di competizione, perché permettere di poter entrare in alcune industrie come le telecomunicazioni ma non nei casinò?

foto Pino Striccoli

Da un lato il presidente Duterte vuole chiudere quel “cesso” che è l’ isola di Boracay per un anno con lo scopo dichiarato di riabilitarla. Il portavoce Harry Roque ha persino detto che Duterte vuole far saltare con l dinamite tutte le strutture e le imprese che sono cresciute illegalmente ed a spese dell’ambiente.

Dall’altro il settore privato teme il contraccolpo economico della chiusura dell’ isola di Boracay tale chiusura. La scorsa settimana i cittadini di Boracay e i commercianti hanno tenuto una protesta simbolica usando luci e castelli di sabbia per denunciare la minaccia del presidente ai loro lavori e alla loro economia. Un anno di chiusura è troppo.

Ma perché improvvisamente è alle calcagna dell’ isola di Boracay? Perché persegue un regolamento così estremo e senza precedenti come un divieto totale?

Non c’è dubbio che l’ambiente a Boracay ha bisogno di essere protetto. Eppure vari doppi standard accecanti nella politica di Duterte su Boracay tradiscono il fatto che il suo interesse sull’isola potrebbe non tanto essere l’ambiente quanto la politica e l’accomodamento di certi interessi privati cinesi.

Inquinamento

Tutto il casino di Boracay iniziò quando Duterte dichiarò in un forum che Boracay è un cesso che puzza di merda e quindi deve essere chiuso.

C’è della verità in questo. Alcune imprese hanno costruito strutture illegali da anni e non tutti sono connessi alla rete fognaria e dei rifiuti. Le brutte alghe verdi che fioriscono durante l’estate sebbene non siano innaturali si nutrono di fosfati e nitrati che fuoriescono dalle case e dagli hotel.

In altre parole Boracay si è fatta gabbare da un problema che in economia si chiama “la tragedia della gente comune”: la gente in base ai loro interessi individuali finiscono per sfruttare fino all’esaurimento le risorse condivise come l’ambiente di Boracay.

Ma una chiusura totale, che ucciderebbe affari e turismo, non è proprio la migliore opzione a disposizione.

Per cominciare le acque costiere sono più sicure e meno inquinate di quanto Duterte è solito dire.

Il ministero dell’ambiente monitora regolarmente i livelli di inquinamento a Boracay e nel 2017 si sono registrati valori di 8MPN/100 mL di coliformi fecali.

Questo valore è inferiore alla soglia di 10 MPN/100 mL e dei valori registrati nel 2012 a 101. Le acque di Boracay sono migliori oggi di quanto lo fossero anni fa.

Solo in alcune aree come Sitio Bulabog i coliformi sono fuori norma. Boracay comunque non è un cesso.

Persino in presenza dei coliformi il governo non ha alcuna ragione per chiudere l’intera isola. Se si usa questa logica altri centri turistici importanti come Panglao e Coron devono essere chiusi a causa degli alti livelli di coliformi presenti in alcune aree.

Sebbene il ministero stia pensando a tali azioni dove si deve tirare la linea? Quanto turismo e affari locali il governo vuole sacrificare nella lotta contro l’inquinamento?

Allo stesso tempo la voglia a chiudere significherebbe che tutte le spiagge di Davao devono essere chiuse immediatamente, dal momento che nel 2016 il ministero ritrovò trovò che alcune spiagge lì avevano livelli di coliformi fecali fino a 600 volte il livello accettabile.

Questa attenzione singolare di Duterte su Boracay, e la mancanza di attenzione ad altri centri turistici più inquinati, suggerisce la presenza di un doppio standard.

Congestione

Se Duterte fosse davvero preoccupato sulla congestione ed eccessiva attività commerciale a Boracay, perché ha appena permesso la costruzione di un Mega Casinò e di un Mega Hotel proprio lì?

Alla fine di dicembre, Galaxy Entertainment Group Ltd di base a Macao fece sapere del piano di costruire un casinò resort a Boracay da mezzo miliardo di dollari. I rappresentanti del Galaxy fecero persino una visita di cortesia al presidente Duterte per discutere del loro investimento.

Hotel Of Asia Inc, sussidiaria del DoubleDragon Properties, inizierà la costruzione lì di un hotel sulla spiaggia da 1000 stanze che sarà il più grande di tutte le Filippine.

Si noti che la costruzione di questi due investimenti procederanno nonostante una chiusura imminente di Boracay.

Qualche giorno fa Leisure and Resorts World Corp, partner filippino di Galaxy, ha detto di aver già comprato 23 ettari di proprietà per il loro mega casinò. Hanno annche preso una licenza provvisoria dal Pagcor che permetterà loro di iniziare la costruzione.

Il presidene del Pagcor, alla domanda se Galaxy dovesse preoccuparsi della chiusura, ha detto semplicemente: “No, loro devono costruire. L’apertura sarà tra tre anni”.

Nel frattempo un rappresentante del DoubleDragon Properties ha detto: “Credo che la pulizia sia una cosa essenziale per tutti quelli che sviluppano l’isola … Ci va molto bene perché quando si aprirà ritorneremo con un’isola da livello mondiale e più forte”.

Gli investimenti, sia locali che esteri, non sono affatto cattivi. Ma permettere la costruzione di grandi progetti a Boracay mentre si chiude il commercio ed il turismo locale per un anno, puzza d doppi standard.

Inoltre queste nuove mega strutture non attrarranno più turisti peggiorando quindi la situazione nell’isola? Nel 2017 gli arrivi a Boracay raggiunsero la cifra record di 2 milioni di turisti con una crescita del 16 % sul 2016. I più numerosi tra gli stranieri per la prima volta erano i cinesi.

Competizione

Alla fine si viene a scoprire che il megacasinò di Boracay del Galaxy è collegato con l’iniziativa della nuova via della seta, la proposta infrastrutturale cinese.

Il vice presidente del Galaxy ha detto: “Come sapete, le relazioni cinesi con le Filippine migliorano … Galaxy vuole giocare un ruolo nell’iniziativa della Nuova Via della Seta e crediamo fermamente che le Filippine hanno un grande potenziale ed offrono opportunità attraenti”.

E’ una dichiarazione rivelatrice. In un precedente articolo si spiega che questa iniziativa cinese è il modo che la Cina usa per spingere nel mondo la propria potenzia politica ed economica attraverso la costruzione di progetti infrastrutturali nei paesi in via di sviluppo (e l’emissione di prestiti)

Mentre i progetti cinesi si diffondono nel mondo, il settore privato cinese si pone di conseguenza e questo include l’industria del gioco: lo scorso anno un altro centro di casinò di base a Macao ha detto che sta costruendo un altro complesso da 275 milioni di dollari nelle isole Capo Verde.

I casinò sono proibiti in molti paesi asiatici e le Filippine possono essere una delle aree cresciute meglio al di fuori dei casinò di Macao, non solo per la nostra robusta crescita ma anche per la linea di perno per la Cina di Duterte.

A gennaio Duterte ordinò al Pagcor di fermare l’entrata o la creazione di nuovi casinò nel paese per evitare un affollamento nell’industria. Quando gli fu chiesto se i nuovi grandi casinò a Boracay fossero inclusi nel divieto, il Pagcor disse: “Galaxy aveva tutte le carte apposto prima che il presidente annunciasse la moratoria”. Che fortuna!

Non è certo la prima volta che Duterte ha spinto per l’entrata di un’impresa cinese nel paese: lo scorso anno ventilò l’idea di portare una impresa di telecomunicazioni per rompere il duopolio PLTD -Smart e Globe per promuovere la competizione in quel settore.

Ma come mostrato dalla sua direttiva al Pagcor Duterte è capace anche di uccidere la competizione secondo la sua volontà. Come attrarrà gli investimenti in altri settori se la sua politica di competitività soffre di doppi standard?

I problemi ambientali colpiscono l’ isola di Boracay da tantissimi anni senza alcuna zione da parte del governo locale. Quindi molti non possono fare a meno di vedere l’interesse recente di Duterte per l’isola come una dimostrazione di forza e volontà politica.

foto pino striccoli

Eppure le politiche di Duterte per Boracay sono piene di doppi standard.

Se il problema fosse l’inquinamento perché prendere di mira Boracay? Se il problema fosse la congestione, perché permettere la costruzione di nuovi gigantesche strutture? Se il problema fosse la mancanza di competizione, perché permettere di poter entrare in alcune industrie come le telecomunicazioni ma non nei casinò?

Infine, la crescente influenza cinese sulla direzione politica di Duterte è anche impressionante. Di quanto è ancora indebitato Duterte verso i cinesi? Quante altre sue decisioni e politiche future saranno colorate dagli interessi cinesi? Cosa ne viene a lui?

JC Punongbayan, Rappler