I diritti di proprietà terrieri la spina nel fianco della giunta militare thailandese

abitanti delle foreste

Chi ha visitato Chiang Mai, la città patrimonio del Nord Thailandese famosa per i suoi affascinanti templi buddisti, è stato salutato questo mese dai fiocchi verdi legati attorno agli alberi che costeggiano le strade del centro cittadino.

REUTERS/Panu Wongcha-um

I fiocchi verdi, e le manifestazioni di strada a Bangkok e Chiang Mai, sono le ultime dimostrazioni della rabbia crescente verso le politiche del governo militare che, secondo molti militanti, costringono i contadini a lasciare i propri terreni e negano i diritti agli abitanti delle foreste.

A Chiang Mai, i cittadini hanno protestato per la costruzione di case governative di lusso all’interno di una foresta; a Bangkok in centinaia hanno marciato per chiedere giustizia per quelli che sono stati espropriati delle loro terre e la fine delle intimidazioni dei militanti.

“Si perseguono contadini ed abitanti dei villaggi per la coltivazione delle proprie terre e per vivere nelle foreste, attività che facciamo da varie generazioni” dice Prateeb Rakhangthong della federazione Thailandese dei Contadini Meridionali durante una manifestazione a Bangkok seduto sotto una tenda. “Il governo concede terre alle industrie, ed afferma di voler conservare le foreste quando ci accusa di sconfinamento e ci sposta dalle terre su cui abbiamo sempre vissuto”

Un terzo della popolazione di 69 milioni di persone vive dal reddito della terra, ma il 10% della popolazione possiede il 90% del suolo privato, secondo i gruppi dei diritti.

Negli ultimi anni sono scoppiate le proteste a causa dell’aumentato numero di sfratti dalle terre e dalle foreste che aprono la strada a miniere e impianti energetici che per gli abitanti dei villaggi distruggono l’ambiente e il loro sostentamento.

La giunta al governo, che prese il potere a maggio 2014 con un golpe, ha reso noto dei piani per istituire una dozzina di grandi zone industriali ed ha introdotto una Legge di Reclamo delle Foreste che colpirebbe le comunità indigene che non hanno titolo di possesso formale.

I ministri del governo hanno affermato che la politica delle foreste mira ad accrescere la copertura a foreste, mentre le zone economiche speciali previste sono fondamentali nell’accelerare la crescita e sono in corso le indagini per determinare i diritti di proprietà terrieri delle comunità.

“La gente voleva vedere qualcosa completato in massimo due anni” dice Wanchai Sornsiri, che è il portavoce del Comitato di riforme del governo, in una conferenza stampa

Diseguaglianza

Tradizionalmente le famiglie thailandesi avevano usufrutto sicuro o il diritto dell’utente alla terra agricola, indicando che potevano reclamare tanta terra quanto ne erano in grado di coltivare da soli.
Il risultato fu “una distribuzione alquanto egualitaria della terra” dice Jessica Vechbanyongratana, che insegna economia alla Chulalongkorn University di Bangkok.

Le grandi riforme del 1901 diedero diritti di proprietà solo a chi aveva titoli di proprietà, portando alla concentrazione di titoli di suolo in modo sicuro essenzialmente nelle aree urbane e qualcosa nelle piane centrali.
“Ironicamente il tentativo di assicurare i diritti della terra ebbero la conseguenza non voluta di rendere insicuri i titoli di proprietà per la maggioranza delle famiglie … ed è la radice storica dell’ineguaglianza della terra” dice Vechbanyongratana.

Negli anni, il governo ha definito i suoli nelle province come riserve forestali privando molte comunità dei loro diritti consuetudinari.
Secondo un accordo fatto dal governo di Abhisit Vejjajiva a 50 comunità furono promessi diritti collettivi. Ma le successive amministrazioni non onorarono questo impegno.
I manifestanti a Bangkok di questo mese, guidati dal movimento popolare per una società giusta, P-Move in rappresentanza dei contadini, dei poveri delle città e di chi è stato costretto a lasciare la terra, hanno chiesto la ripresa dei titoli collettivi.

“Il crescente numero di proteste è il risultato delle politiche del governo militare di centralizzare la gestione delle risorse naturali, delle terre e delle foreste senza consultare le comunità locali” dice Sutharee Wannasiri di Fortify Rights. “Inoltre i militanti dei diritti delle terre devono operare con leggi che restringono in modo grave le loro libertà fondamentali, mentre i processi penali contro le comunità della foresta e le comunità rurali hanno messo in carcere vari militanti”

Obiettivi Comuni

La Thailandia fu scossa da proteste di strada spesso mortali tra il 2008 e il 2014. La giunta al governo ha vietato i raduni pubblici da quando ha preso il potere nel 2014 adducendone la ragione al mantenimento della pace prima delle promesse elezioni generali.
Da allora, i manifestanti subiscono più intimidazioni e sono le donne attiviste a trovarsi davanti ai rischi maggiori di violenza e pressioni indebite.
Le proteste però attirano anche persone più giovani, dalle città e portano insieme gruppi frammentati, dice Pranom Somwong del gruppo Protection International.

“La gente è migliorata nelle proprie capacità organizzative e di mobilitazione, unendo le forze in vari momenti perché comprendono di avere obiettivi comuni.”
In una nuova protesta di inizio anno i militanti di We Walk si sono messi in cammino per raggiungere da Bangkok Khon Kaen nella provincia del nordest thailandese Isan un mese dopo, facendo campagna per la democrazia oltre alla riforma dell’istruzione, della salute e dei diritti di proprietà terrieri.

“La gente di solito va a Bangkok per protestare, ma volevamo portare il potere da Bangkok verso le province dove la gente davvero combatte” dice Nutthawut Uppa, uno dei camminatori nella provincia di Phitsanulok. “I diritti di proprietà terrieri sono fondamentali perché tanti dipendono dalla terra per sopravvivere. Senza di essa non c’è sicurezza né vita”.

Yahya Mankong / Facebook

A Chiang Mai le manifestazioni di aprile per la costruzione di abitazioni di lusso per i giudici ai piedi della collina di Doi Suthep sono state le più grandi dal 2014.
Di fronte al rischio di ulteriori proteste in una delle città più famose per i turisti, il governo ha fatto marcia indietro la scorsa settimana ed ha detto che nessuno avrebbe vissuto in quelle abitazioni, e che l’area sarà ripristinata alla fine a foresta.

I manifestanti di Bangkok sembra che abbiano vinto ponendo fine alle dimostrazioni dopo essere giunti ad un accordo col governo sull’amministrazione dei diritti delle comunità.
“Il governo vuole risolvere i problemi per tutti i gruppi della popolazione thailandese” ha detto il portavoce del governo Sansern Kaewkamnerd.

I capi di P-Move hanno detto che riprenderanno le manifestazioni nel caso che il governo non onori la sua promessa.
“Vogliamo un diritto di proprietà di comunità per la nostra terra” ha detto Thongpoon Songma della Rete della Riforma della Terra del Isan mentre si prepara a lasciare Bangkok.

“Questa terra ci è stata trasmessa dai nostri nonni e vogliamo darla ai nostri figli e nipoti senza paura che ci possa essere portata via. Non ci fermeremo finché non avremo il titolo di proprietà”.

Rina Chandran, Thomson Reuters Foundation,