Squali a pinna nera tornano a Maya Bay su Koh Phi Phi

Nascosta tra le alte scogliere di arenaria che la circondano ci sta una piccola baia sull’isola di Koh Phi Phi, una delle mete preferite in Thailandia.

squali a pinna nera
Photo: Hat Noppharat Thara – Mu Ko Phi Phi National Park

Era stata resa famosa in tutto il mondo col film di Leonardo di Caprio The Beach costringendola così ad una morte da asfissia per l’eccessivo arrivo di turisti.

Pichayada Promchertchoo sul suo articolo apparso sul ChannelsNewsAsia ricorda che per vari anni sono giunti in questo piccolo paradiso di mondo oltre 5000 turisti al giorno e che attorno vi erano ancorate almeno duecento imbarcazioni.

Le cifre del turismo thailandese dicono che sulla zona di Phuket, Krabi e Phang Nga sono arrivati, nel 2017, 18 milioni di turisti e la maggioranza di loro certamente si sarà riversata su questo angolo di paradiso.

E’ stato un viavai che ha ucciso quasi questa isola con un turismo di massa spropositato per la capacità del luogo.

Con la scomparsa delle barche e la ripresa della barriera corallina si sono riaffacciati gli squali a pinna nera di barriera.

“La loro presenza sarebbe stata inimmaginabile appena qualche mese fa, quando l’area era piena all’inverosimile di barche per i turisti” scrive Pichayada Promchertchoo.

Per uno scienziato del mare come Thon Thamrongnawasawat della università di Kasetsart, coinvolto nel processo di riabilitazione di Maya Bay e Koh Phi Phi, c’è una relazione di esclusione tra barche e squali a pinna nera.

“Quando le barche se ne vanno squali ritornano” ad indicare che l’ambiente è ritornato nella sua fertilità e che potrebbe diventare un luogo per gli squali dove far nascere i loro piccoli.

Non è chiaro se questa presenza è un fatto permanente o stagionale, dice lo scienziato nella sua pagina Facebook, e ricorda che un’area del genere è difficile da trovare ed è una occasione notevole per studiare questi tipi di squali e gli squali in generale.

L’isola fu chiusa a giugno nel quadro degli sforzi per riformare il turismo del mare e per riabilitare le risorse marine in Thailandia. Il ritorno di questi squali a pinna nera dice che questi sforzi stanno portando i frutti sperati: la popolazione di questi squali che prima della chiusura era diventata di due soli esemplari ora è salita notevolmente.

Il ritorno degli squali a pinna nera è un segno anche della ripresa della vita nella barriera corallina all’interno della baia.

Secondo Pinit Engchuan del Mu Ko Phi Phi National Park si era dato il permesso ad attraccare o accedere ad oltre 800 barche turistiche, mentre ora è stata delimitata la zona di accesso ed una zona dove è possibile accedere e fare attività subacquee.

Tutto il resto è diventato terreno per la ricrescita e ripopolamento dei nuovi coralli, dove è vietata tutta l’attività umana, anche se di tanto in tanto le autorità del parco fermano turisti e barche in zone di divieto.

C’è una ricaduta ovvia sulle attività turistiche precedenti i cui operatori restano nell’incertezza sul futuro di questa baia e del turismo a Phi Phi.

In realtà a Maya Bay si può accedere via terra sbarcando sulla Baia di Loh Samah dove si pensa di costruire un nuovo porticciolo per ospitare le barche, perché Maya Bay dovrebbe essere chiusa per sempre alle barche.

D’altronde è l’unica alternativa fattibile per rendere più sostenibile l’impatto umano sull’ecosistema di Maya Bay.

Mentre Maya Bay dovrebbe riprendere a vedere l’arrivo del turismo di massa, altre due isole sono state chiuse a tempo indefinito, Koh Yoong e Koh Ta Chai. Sembra che saranno chiusi dei 17 parchi marini quelli con barriere coralline che non sono popolari presso il turismo internazionale.

Si deve ricordare il peso del turismo sulla bilancia commerciale e sul PIL della Thailandia e quanto queste zone contribuiscano all’economia del paese e al sostentamento di tanta gente.

Perciò si fanno studi per capire fino a che punto Maya Bay è capace di sostenere l’impatto del turismo, insieme magari ad altre aree importanti.

Forse è anche da rivedere l’idea del turismo da morti e fuggi, di chi in due giorni vuole vedere tutto il possibile e farsi il selfie nei punti più belli e dire: io c’ero. Magari con uno squalo dalla pinna nera.