Crollo della diga laotiana Xe Piang Xe Namnoy e la crescita scriteriata delle dighe

Quando l’acqua ingoiò il pavimento della casa di Vee Keohuey nell’oscurità della notte, lei si arrampicò alla finestra per andare sulla barca traballante con il marito, figli e nipoti.

Le autorità avevano detto ai suoi vicini a Ban Mai che erano stati costretti ad aprire gli sfioratori a causa delle forti piogge. La verità era che, ad oltre 40 chilometri a monte del villaggio, sul fiume Xe Pian nella provincia di Attapeu, si stavano riversando da una diga che si era rotta 5 miliardi di metri cubi di acqua dentro il fiume Vang Ngao.

foto: Thoomas Cristofoletti

Vee Keohuey e la sua famiglia si ritrovarono in balia di un ruggito delle acque di inondazione che avevano sradicato alberi, abbattuto linee elettriche e distrutto le case dei vicini portandosi tutto nel fiume Xe Kong. Nel giro di qualche minuto il motore fuoribordo cominciò a perdere colpi e si spense.

“Senza il motore perdemmo il controllo della barca che andò ad urtare contro un albero di tamarindo finendo in pezzi.” dice la donna. “Mia figlia provava a tenere fuori dall’acqua mio nipote. Disse a mio marito di provare ad afferrare l’altro figlio, ma l’unica cosa che riuscì a prendere furono i suoi vestiti”.

foto Thomas Cristofoletti

Il nipotino di cinque anni, Tah Eah, era scomparso, come anche il suo figlio di ventisette anni Ngo. Il figlio sopravvissuto era riuscito ad arrampicarsi sul tetto di una casa che era rimasta in piedi. Vee Keoheuy riuscì ad afferrarsi ad un pollaio mentre il marito si teneva con una mano ad un albero di papaya e con l’altra teneva il solo nipotino rimasto.
“Mia figlia piangeva per aver perso il figlio e le dissi di provare a raggiungerci”

Alla fine fu la solida armatura d’acciaio di una torre di trasmissione ad alto voltaggio a dare quella ancora di salvezza di cui avevano bisogno in attesa dell’aiuto che sarebbe arrivato la mattina dopo.

La storia di Vee Keoheuy è quella di tante famiglie laotiane colpite il 23 luglio per il crollo della diga ausiliaria del progetto idroelettrico di Xe-Pian Xe-Namnoy. Le autorità del distretto dicono che 7095 persone furono disperse dall’alluvione che si era liberato, la stragrande maggioranza delle quali vive ora in rifugi in cinque basi di soccorso. 3500 di loro, tra cui Vee Keoheuy, sono ospitati in un centro della cittadina di Sanamxai in costruzioni appropriate oppure in tende allineate alle strade.

Samled Inthawong, che vive con la famiglia in una scuola locale, dice di aver visto l’acqua fagocitarsi il primo piano della casa a Ban Mai prima di evacuarla. Qualche istante dopo aver fatto scendere la moglie ed i tre figli nella barca, una costruzione sradicata dall’acqua andò a sbattere contro la casa distruggendola mentre i nonni erano ancora lì dentro.

“Dovemmo scappare per metterci in salvo” dice Samled ed aggiunge che le autorità devono ancora ritrovare il corpo del nonno.

Nell’area attorno alla zona di salvataggio a Sanamxai, si estendono a perdita d’occhio le risaie piene di fango, lungo una strada allagata che diventa sempre più impercorribile con l’auto. Gli abitanti si aggirano alla ricerca di quello che resta delle loro case e delle loro cose.
Nel vicino villaggio di Kokkong, che non ha vissuto il peggio di questo diluvio, un giovane e sua sorella sorvegliano la stazione di benzina della famiglia ed attendono che la madre torni con i rifornimenti. Un po’ più in là, una moglie e la figlia sono tornate a proteggere il loro negozio dopo che era stato saccheggiato e cercano nella marea di fango qualcosa che possa essere recuperato.

La scena peggiora di molto a Ban Lai, dove l’acqua è salita oltre i dieci metri. La casa di Sommai Keosuvah è ancora in piedi, ma la maggioranza del suo vicinato è stato cancellato.
“Non so quando sarà possibile ritornare, forse tra un anno” dice Sommai mentre tira fuori dal fango un paio di motociclette per metterle su un piccolo trattore.

Dall’altra parte della strada, sulle fondamenta affioranti di una costruzione, si sono accampati gli uomini della Forza di Protezione Civile di Singapore, ma hanno poche speranze di trovare sopravvissuti.
“Le possibilità sono davvero poche” dice il responsabile dell’operazione, Seloterio Euan Izmal, che lamenta come sia stato possibile arrivare qui solo dopo undici giorni dal disastro.

A Sanamxai torna all’area di salvataggio con una pensionata impaurita ricoperta di ferite uno dei tre elicotteri dell’aviazione laotiana assegnati alle operazioni. La donna è portata via in barella mentre, a cinquanta metri, si tiene una cerimonia buddista di cremazione per sei persone morte. Mancano all’appello altre 97 persone e altre 39 sono state confermate morte secondo i media di stato.

Fu tale la potenza dell’ondata che il ministro degli affari esteri disse che uno dei corpi era stato recuperato dall’acqua oltre i confini del Laos, nella provincia cambogiana di Kratie. Le autorità laotiane non diedero alcun avviso alla Cambogia della rottura della diga, e l’acqua passò il confine costringendo ad una evacuazione di emergenza almeno 1200 famiglie a Siem Pang nella provincia di Stung Treng.

Il progetto idroelettrico coreano da 410 megawatt di Xe Pian Xe Namnoy, che consiste in un sistema di più dighe da completarsi il prossimo anno, è una dei 140 progetti di dighe previste in Laos, i due terzi dei quali sono costruiti o in via di costruzione, secondo Stimson Center americano. Il progetto è costruito e operato dalla PNPC, Xe-Namnoy Power Company.

Di fronte al disastro il governo laotiano ha dato una riflessione insolita sull’obiettivo della politica nazionale di diventare la “Batteria dell’Asia” quando il ministro dell’energia e delle risorse minerarie, Khammany Inthirath, ha detto che a causare la rottura della diga a sella sono stati gli standard bassi di costruzione insieme alle forti piogge.

Kanya Khammoungkhoun, vice direttore del dipartimento di organizzazione Internazionale del ministero degli esteri, ha detto a Post Magazine che si farà una moratoria sull’approvazione di nuovi progetti finché non sarà completata la rivisitazione complessiva dei progetti idroelettrici del paese.

“Saranno analizzate e monitorate da vicino con i tecnici oltre 50 dighe del paese” ha detto aggiungendo che saranno incluse le dighe in via di costruzione. Non saranno approvati altri progetti di dighe finché non sarà completata la revisione delle dighe esistenti.

Per Brian Eyler, direttore del programma del Sudestasiatico del Stimson Center, la revisione dei progetti è una buona notizia e descrive questo collasso come il punto di svolta che mette in mostra le vulnerabilità della politica della “Batteria dell’Asia”
“Questa pausa segna l’opportunità per i partner di sviluppo internazionale di promuovere una pianificazione intelligente e l’impiego di tecnologie rinnovabili diverse dall’idroelettricità come il solare, l’eolico e le biomasse” dice Eyler sostenendo che queste alternative faranno una “batteria migliore”.

Ian Baird, esperto di sviluppo di idroelettricità nel Sudestasiatico e professore di Geografia all’università Wisconsin-Madison, si domanda se il processo di revisione per quanto positivo sarà davvero significativo.

“Mi preoccupa il fatto che chi sarà coinvolto nella revisione possa essere uno di quelli che hanno beneficiato dell’idroelettricità nel passato. Se fosse così, avranno la volontà davvero di mordere la mano di chi li ha nutriti in passato?” sostiene Ian Baird.

Un’altra domanda che Baird pone riguarda i fattori da considerare nella rivisitazione visto che in passato il governo laotiano è stato criticato fortemente per non aver mai prodotto valutazioni di impatto ambientale credibili prima di dare inizio ai progetti.

“La diga a Xe-Pian Xe-Namnoy dava già molti seri problemi prima che crollasse” dice l’esperto.
La devastazione causata dal crollo della diga è stata ancora maggiore a causa della parte della diga che è crollata, dice Eyler il quale è “esperto di questioni transfrontaliere nella regione del Mekong” e “specializzato sulla cooperazione economica cinese con il Sudestasiatico” secondo il sito web di Stimson’s Center.

La diga era essenzialmente un muro alla periferia di una riserva su una piana all’altezza di 1000 metri sui villaggi colpiti. “La forte caduta di altezza si è aggiunta all’immensità dell’impatto dell’alluvione” dice Eyler.

Il disastro secondo Eyler era evitabile e non si deve trovare la causa nelle piogge pesanti.
“Oltre ogni dubbio è un disastro causato dall’uomo” dice Eyler sostenendo che l’impresa avrebbe dovuto ridurre il livello dell’acqua nella riserva prima dell’inizio della stagione delle piogge, pratica normale in Laos, e avrebbe dovuto fare di passi di emergenza prima del prevedibile arrivo di un tifone sulla vicina costa vietnamita.

Marc Goichot, massimo esperto per il WWF per il programma Greater Mekong, sostiene l’opinione di Eyler.
“Ci si doveva attendere in quel periodo dell’anno questa quantità di acqua. Siamo nella stagione delle piogge e la provincia di Attapeu è sempre colpita dai tifoni che colpiscono la costa centrale vietnamita a meno di 80 chilometri e che portano piogge molto intense e molto localizzate. Conoscendo bene i rischi idrologici ci sarebbero dovuti essere dei sistemi di allarme ben pensati e di prevenzione”

Invece la PNPC notificò al governo laotiano la potenziale rottura solo alcune ore prima che avvenisse. Si deve aggiungere che c’è in essere un sistema transfrontaliero di allarme che notifica ai villaggi cambogiani a valle eventuali problemi di inondazione nel Mekong, secondo gli obblighi posti dalla Commissione del Fiume Mekong che governa il corpo idrico regionale.

“I meccanismi per la disseminazione dell’informazione, come gli avvisi di disastro e la prevenzione delle inondazioni tra Laos e Cambogia per gli affluenti come Xe Kong sono deboli se non inesistenti” dice Eyler. “E’ necessaria chiaramente una cooperazione transfrontaliera maggiore. Forse questa crisi apporterà dei miglioramenti nella discussione tra i paesi.”

Da parte sua la Commissione del Fiume Mekong ricevette la notizia del collasso della diga il 24 luglio, un giorno dopo l’evento, mentre la richiesta ufficiale di assistenza arrivò il 31 luglio, quasi una settimana dopo.

Il direttore esecutivo della MRC, Pham Tuan Phan ha detto che l’agenzia ha offerto uno dei suoi esperti per il processo di revisione al governo laotiano.
Anche se il disastro è avvenuto su uno degli affluenti, la commissione sarebbe dovuta essere invitata per prima.

“Siamo pronti” dice Pham Tuan Phan il quale aggiunge che nel futuro “sia data alla commissione un’informazione veloce ed affidabile dell’incidente. Abbiamo bisogno di agire velocemente e in modo pronto perché la gente, quelli che sono stati colpiti, sia salvata”.

Potrebbe essere di aiuto un ampio mandato per la MRC che includa assistenza nell’emergenza ma, per ora, la commissione ha esperti e partner per offrire analisi esterna e stabilire un “programma nazionale di sicurezza per le dighe” dice Pham Tuan Phan.

A Ban Mai Samphon Luangaphivong è tornato nel suo vicinato per ispezionare i danni. Alla sua sinistra un buco nel muro della pagoda mostra una statua d’oro del Buddha che in qualche modo è sopravvissuta al disastro. Alla destra una vasta estensione di tantissime case ridotte a polvere, un coacervo di pali dell’elettricità e alberi sradicati.

“Non sapevamo che la diga fosse crollata” dice il contadino, visibilmente arrabbiato nel ricordare quel diluvio che ha colto senza preavviso la sua comunità rurale. “Non avevamo idea che sarebbe fuoriuscita tanta acqua e fatto tanto danno”.

Somphon Luangaphivong continua a dire che gli ordini di evacuazione erano stati annunciati agli autoparlanti troppo in ritardo quando l’arrivo dell’acqua era imminente. La gente neanche sapeva che era stata costruita una diga sul fiume Xe Pian, ma solo che era stata costruita una su un affluente, il Xe Namnoy.

“Otto persone hanno perso la vita a Ban Mai” dice. “Altre due dopo l’arrivo in ospedale”
Questo disastro è il colpo finale per Somphon Luangaphivong che dice come lui e molti altri sono pronti ad andarsene per paura di altri disastri. “Non vogliamo restare più qui”
Migliaia di persone di questa regione furono costrette ad abbandonare le loro case tradizionale sulle colline e sulle pianure alluvionali per fare spazio alla costruzione della diga.

Per coloro che criticano la gestione delle risorse idriche nella regione, il collasso della diga, anche se non atteso, segue gli avvisi posti da almeno un decennio. Esperti e gruppi ambientalisti hanno messo in guardia da tempo che uno sviluppi idroelettrico senza controllo avrà dure conseguenze economiche, alimentari e di sicurezza ambientale, particolarmente in Cambogia e nel Delta del Mekong.

Secondo Goichot è la promessa di breve termine di una ricaduta economica dello sviluppo idroelettrico a prevalere su tutti i fattori di rischio.
“Si preferiscono i guadagni a breve sugli investimenti. Ma è lo stesso piano a non avere senso se non tutti gli altri settori nel bacino del Mekong”
Di conseguenza le priorità nazionali di ogni singolo stato dei paesi del Mekong hanno sempre prevalso sullo spirito di cooperazione cercato dal MRC.

Se non cambia lo stato delle cose, dice Goichot, resta enorme il rischio di altri disastri. E di incidenti ce ne sono stati nel passato.
A settembre una diga nel Laos centrale crollò allagando otto villaggi sebbene non siano stati riportati dei morti.

foto Thomas Cristofoletti

Nella base di soccorso di Sanamxai, un gruppo di bambini gioca a pallone attorno ad una pozzanghera d’acqua.
Ricordando quel 23 luglio, Vee Keoheuy dice che il capo villaggio aveva annunciato di evacuare le proprietà verso punti più alti verso le cinque della sera, senza però dire che la diga era di fatto crollata ma dicendo agli abitanti di “mettete tutte le vostre cose in un posto più alto e siate preparati”
“Ci dissero che stavano rilasciando dell’acqua, che la diga aveva qualche problema” dice la donna.

Sommai Keosuvanh, Samled Inthavong e altri vari sopravvissuti dicono a Post Magazine di aver ricevuto informazioni false. Gli allagamenti sono una realtà di ogni anno in questa provincia laotiana, e la minaccia posta dal rilascio di acqua in eccesso attraverso gli sfioratori è una prospettiva completamente differente dal collasso di una diga, e loro quindi non erano pronti agli orrori a cui andavano incontro.

Kanya Khammoungkhoun crede che gli avvisi siano stati dati ma non seguiti.
“Credo che siano stati avvisati per tempo ma la gente era riluttante ad abbandonare le proprietà. E’ quello che ho sentito da molti ufficiali che erano lì”

Vee Keoheuy con i suoi vicini dice che non è stato proprio così, e per le loro comunità, ed in alcuni casi, le loro famiglie la mancanza di un’informazione accurata al tempo giusto si è dimostrata mortale.

“Se ci avessero detto che la diga sarebbe crollata avremmo potuto evacuare”

David Boyle, Alessandro Marazzi Sassoon, SCMP Long reads