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I primi mesi del 2019 vedranno un grande cambio nel panorama politico thailandese dopo un decennio di stagnazione forzata.

Se sarà come previsto il 24 febbraio oppure, come dicono le dicerie a Bangkok, in una giornata di marzo, gli elettori andranno alle urne per porre fine alla dittatura militare della giunta NCPO al potere dal maggio 2014.

Gli articoli della costituzione del 2017, che favoriscono il dominio dei militari in politica e al governo, insieme alla continua intimidazione della popolazione e alla soppressione delle attività politiche, portano molti osservatori a dubitare che le elezioni saranno libere o giuste. Tale critica però sottostima l’importanza delle elezioni previste

Una singola realtà determina la natura delle politiche elettorali e democratiche in Thailandia ed è quella della stragrande maggioranza degli elettori che danno il loro voto nelle province. La politica parlamentare ed elettorale è di fatto una politica delle province.

Gli abitanti di Bangkok considerano la propria città una città mondiale di tendenza e di moda. Ma le preferenze e i punti di vista della Thailandia provinciale definisce ogni eletto parlamento nazionale che si forma nella capitale.

Negli ultimi sei mesi del 2018 di fronte alle elezioni il capo del NCPO e primo ministro Prayuth Chanocha ha tacitamente riconosciuto questa realtà.

Ha tenuto sempre più frequenti “incontri di governo mobili” in ambienti come Ubon nel Nordest, Chiang Rai nel nord e Chmphon nel meridione superiore. Questa tattica elettorale invisibile è servita a gettare le basi per il ritorno anticipato di Prayuth a capo di governo dopo le elezioni prossime.

Queste elezioni si terranno dopo cinquantanni da una precedente elezione generale tenute sotto circostanze molto simili.

Quelle elezioni, e ciò che seguì, suggeriscono che sarebbe un errore considerare le prossime elezioni come insignificanti, nonostante i lacci sulle elezioni e sul parlamento da eleggere.

Con una costituzione approvata l’anno prima e fatta per assicurare il dominio dei militari nella politica thailandese, la dittatura del Maresciallo Thanom Kittikachorn permise le elezioni parlamentari del 10 febbraio 1969.

Allo stesso modo dei sostenitori civili del generale Prayuth che hanno messo su il Phalang Pracharat Party come uno strumento per sostenere il mantenimento del premierato dopo le elezioni del 2019, era stato creato il partito a favore dei militari per partecipare alle elezioni del 1969 e permettere a Thanom di mantenere anche dopo il premierato.

Questa tattica funzionò e gli analisti credono che il piano di Prayuth di restare al potere con sostegno del Phalang Pracharat ed un senato nominato funzionerà anche questa volta.

Ma alla fine del 1971 Thanom non riuscì più neanche a gestire i membri del parlamento, molti dei quali eletti nelle province e attenti alle proprie priorità ed appartenenti al suo stesso partito di regime. In modo infame fece un golpe contro il suo proprio governo ed abrogò la costituzione del 1968.

Meno di due anni dopo, ad ottobre del 1973, l’impazienza verso la dittatura militare e le pressioni economiche dei prezzi che salivano alle stelle si combinarono con gli interessi di parte dei militari per produrre la violenza e la tragedia per le strade di Bangkok fino al collasso del governo militare.

Meritano oggi di essere ricordati questi sviluppi di mezzo secolo fa, perché illuminano un range di questioni che gli osservatori della Thailandia devono tenere a mente mentre il paese inizia il suo 2019.

Per esempio, il nuovo governo con la guida probabile del generale Prayuth si dimostrerà capace di fare la transizione dal godere potere dittatoriali illimitati al gestire l’implicita confusione del dibattito in un parlamento per lo più composto di membri eletti da elettori della provincia?

A rendere probabilmente quel compito più difficile sarà la presenza in parlamento di membri appartenenti al Puea Thai che ha un sostegno forte nel nord e nordest della Thailandia.

Come userà quella delegazione parlamentare del partito l’ex Primo Ministro Thaksin, che vive in esilio, è una cosa tra le tante da seguire l’anno che ci aspetta.

Di interesse simile sarà il ruolo degli interessi di parte dei militari.

Mentre Thanom fece il golpe contro il proprio governo prima che le altre fazioni dei militari la facessero contro di lui, la divisione alla fine tra i militari lo buttò giù.

Un’altra questione importante è fino a quando gli altri amici generali gli permetteranno di stare al potere.

Né questa domanda si applica solo ai militari. Gli osservatori della Thailandia devono cercare i segni provenienti dal potere economico, i cui interessi la giunta NCPO ha fatto così bene, che può decide se Prayuth è sopravvissuto alla propria utilità.

Le difficoltà economiche, a cui le tensioni sul commercio e sul furto delle proprietà intellettuali tra USA e Cina espongono le economie del sudest asiatico come la Thailandia, potrebbero ben contribuire a questo sentimento.

In aggiunta alle elezioni parlamentari, un altro grande evento segnerà i mesi di apertura del 2019. Il palazzo ha appena annunciato che she l’incoronazione formale di Re Vajiralongkorn si terrà durante la prima settimana di maggio.

In un atto che restaurò la monarchia nella sua influenza sulla politica thailandese, Re Bhumibol intervenne per risolvere la crisi politica dell’ottobre 1973.

Il re era stato al potere allora da quasi trentanni. Aveva passato un decennio e mezzo nel rinnovare la legittimazione di una monarchia attraverso le visite nelle province e il sostegno allo sviluppo economico.

Se le prossime elezioni dovessero mettere in moto degli eventi che portano ad una crisi politica, e forse alla violenza, sarà una questione fondamentale come e se Re Vajiralongkorn sceglierà di intervenire per risolvere la crisi.

L’intervento del padre nel 1973 si basò su consulenti e talenti di un gruppo di consiglieri stretti.

Gli osservatori perciò dovranno prestare molta attenzione alle figure che emergono come le più influenti nel nuovo regno del re incoronato Vajiralongkorn e alla loro sensibilità verso le priorità degli elettori delle province che eleggeranno il nuovo parlamento.

La Thailandia, soprattutto la Thailandia delle province, è cambiata fino ad essere irriconoscibile da quando andò alle elezioni nel febbraio 1969.

14 ottobre 1973

I militari thailandesi e la loro comprensione del loro ruolo forse è cambiato abbastanza meno.

Per la monarchia, mentre è cominciato un nuovo regno, gli ultimi anni di re Bhumibol hanno visto i monarchici negare il bisogno di cambiamento insieme col paese e le sue province. L’incoronazione di Re Vajiralongkorn a maggio 2019 potrebbe portare la possibilità di andare oltre quel diniego.

In qualche modo gli eventi chiariranno quanto siano importanti i paralleli inquietanti tra il 1969 ed il 2019 per la Thailandia.

Michael Montesano, Coordinatore del programma di studi della Thailandia al ISEAS-Yusof Ishak Institute, Todayonline