La Cina adocchia il porto strategico filippino di Subic Bay nelle Filippine

Una bancarotta inattesa ed improvvisa dà alla Cina l’opportunità unica di prendere il controllo di una struttura portuale filippina a Subic Bay, ex sito di una base militare USA che fu chiusa nel 1991 in una ondata nazionalistica antiamericana alla fine della guerra fredda.

Il ramo filippino del colosso dei cantieri navali sudcoreani Hanjin Heavey Industries and Contraction recentemente ha chiesto il fallimento per un debito di 400 milioni di dollari in prestiti dalle banche locali, che è anche il più grande fallimento di una corporazione della storia filippina.

I padroni di Hanjin hanno cercato aiuto al governo filippino per trovare nuovi investitori per prevenire il licenziamento di 3000 lavoratori. L’impresa, secondo le notizie, deve altri 900 milioni di dollari alle banche sudcoreane.

Due compagnie cinesi, dicono fonti del governo, hanno espresso interesse nel subentrare nel cantiere grande 300 ettari che sarebbe il quinto al mondo. Vari analisti dicono che le cinesi Ocean Shipping Company (COSCO) e China Merchants Group hanno fatto di recente proposte aggressive per operare in porti stranieri.

Situato ad un centinaio di chilometri da Manila, il porto di Subic Bay si apre sull’area contesa e strategica del Mare Cinese Meridionale, ad una distanza di cento miglia nautiche dalle contestate Barra di Scarborough, occupate attualmente dalla Cina e viste come un collegamento cruciale se Pechino dovesse imporre una ADIZ, zona di identificazione aerea, il quell’area di mare.

Imprese cinesi hanno perseguito investimenti nella vicina Zona Economica Speciale di Clark che anni fa era la più grande base aerea americana all’estero ed ora convertita ad un centro logistico commerciale. Compagnie cinesi già operano strutture simili a Darwin in Australia e il Pireo in Grecia apertamente a scopi di promozione commerciale.

Secondo l’iniziativa cinese BRI, la Nuova Via della Seta, lanciata nel 2013, le imprese cinesi hanno avuto un ruolo chiave nella costruzione e gestione di 42 porti in 34 paesi. Lo scorso novembre, durante la visita del presidente Xi Jinping a Manila, Duterte firmò una serie di accordi per accrescere la partecipazione del suo governo nel BRI.

Ci sono già preoccupazioni di sovranità che l’accordo di Subic Bay possa eventualmente portare ad un subentro cinese come nello Sri Lanka, dove la compagnia cinese si è assicurato la gestione del porto di Hambantota dopo che il governo locale ha fatto bancarotta sui prestiti cinesi per lo sviluppo del porto.

Subic Bay che durante la guerra fredda era la più grande base navale USA, continua a fare da stazione di riparazioni e di rifornimento per le navi americane secondo gli accordi USA Filippine.

Secondo l’accordo di difesa EDCA i due paesi avevano considerato agli inizi del 2010 di espandere l’accesso a rotazione degli USA alle strutture militari di Subic Bay.

Con l’arrivo di Duterte a metà 2016 è stata degradata questa cooperazione navale con gli USA a favore dei legami con la Cina. La sua amministrazione ha cancellato i piani di pattugliamenti congiunti nel Mare Cinese Meridionale e cancellato temporaneamente le esercitazioni congiunte nell’area.

Il governo Duterte ha rifiutato l’accesso alle navi USA per rifornimenti e riparazioni durante le operazioni di libertà di navigazione nel Mare Cinese Meridionale che la Cina considera atti di aggressione.

Sotto Duterte Pechino ha offerto armamento avanzato ai militari filippini sottolineato nel 2017 da un prestito per l’acquisto di materiale della difesa di 500 milioni di dollari, mentre le navi cinesi hanno fatto visite senza precedenti ai porti filippini compreso una sosta di alto profilo nella città di Duterte.

Le due parti hanno condotto la loro prima assoluta esercitazione navale lo scorso ottobre vicino alla costa cinese di Guandong ed attualmente negoziano un accordo di difesa che potrebbe aprire la strada ad esercitazioni congiunte più regolari ed accesso a rotazione alle basi filippine.

Le imprese cinesi hanno anche adocchiato l’acquisto o la costruzione di strutture turistiche vicino alle basi strategiche compresa la base aerea Bautista a Palawan vicina alla catena delle isole Spratly.

Gli USA avevano considerato di spostare il proprio equipaggiamento con sistemi di arma e sviluppare complessivamente la base aerea Bautista sotto EDCA. La cosa avrebbe permesso a Washington di sorvegliare e rispondere alle contingenze nel mare cinese meridionale dando alle Filippine una deterrenza ulteriore alla penetrazione cinese.

Duterte ha comunque impedito il posizionamento di ogni armamento da parte USA nella base strategica sostenendo che violerebbe la sovranità filippina e provocherebbe in modo non necessario la Cina.

Lo scorso mese le Filippine hanno fatto dei passi per rivedere il trattato di mutua difesa del 1951 con gli USA domandando della sua utilità e dei mutui benefici. Il ministro della difesa Lorenzana ha persino detto che l’abrogazione del trattato è una delle opzioni.

Su questo sfondo strategico alcuni credono che l’intento della Cina di usare la bancarotta della impresa coreana Hanjin come un pretesto per un subentro a Subic Bay per meglio monitorare le navi USA e forse negare loro, in un futuro, l’accesso al porto a cui da un secolo fanno visita.

Secondo Ceferino Rodolfo del BOI due imprese cinesi, di cui una impresa di stato, hanno espresso interesse nel salvare finanziariamente il cantiere navale.

Potrebbe giungere ad un buon prezzo. Rispetto ad un anno fa, la inguaiata finanziariamente Hanjin Philippines ha ridotto il prezzo per uscirsene ad un sesto del valore precedente. Ma non ci sono dati pubblici su quanto abbia chiesto ora la Hanjin.

“La Hanjin ha chiesto aiuto nel cercare un investitore” disse il dirigente del BOI ad una conferenza stampa del 11 gennaio sebbene si fosse rifiutato di far conoscere ulteriori dettagli sui compratori cinesi ed i termini dell’acquisto. “C’è un’opportunità ora con quello che è successo alla Hanjin”.

Importanti parlamentari sono saltati in piedi sulle potenziali implicazioni di sovranità e sicurezza che l’accordo si porta.

La senatrice Poe, ex candidata presidente che cerca la rielezione, ha chiesto al comitato del senato sulla difesa e i servizi pubblici di indagare il potenziale subentro sulla base che la struttura è “una proprietà critica e strategica nazionale”.

subic bay

“C’è un bisogno di determinare l’adeguatezza dei quadri statutari, regolatori e legali per la proprietà, il controllo e la gestione da parte di imprese straniere ed entità di industrie strategiche che sono vitali per la sicurezza, l’economia e lo sviluppo nazionale come i cantieri navali” ha detto la senatrice nella sua risoluzione in cui chiede l’inchiesta.

Poe ha detto che “la sicurezza ed il controllo di Subic Bay sono fondamentali per la sicurezza del Mare Cinese Meridionale, i diritti sovrani e la giurisdizione delle Filippine su di esso sono riconosciuti e confermati dalla Sentenza dell’Arbitrato del Mare Cinese Meridionale”.

Le Filippine vinsero il processo lanciato contro le richieste totali di territori nel Mare Cinese Meridionale che Manila reclama come parte della propria zona economica esclusiva davanti alla Corte Permanente dell’Arbitrato de L’Aia. La Cina si è rifiutata di seguire la decisione.

Mesi prima Poe presiedette un comitato di audizione dell’entrata di imprese cinesi nel settore telecomunicazioni delle Filippine, come anche un recente rapporto sull’entrata di lavoratori cinesi e sulle scommesse online.

Il Senato ha già bloccato il finanziamento del Ministero dell’interno “Filippine Sicure” che fu firmato durante la visita cinese a Manila.

Il progetto di 400 milioni di dollari prevede l’istallazione di 12 mila telecamere di sorveglianza nelle grandi città, tra cui Manila e Davao, con tecnologia e assistenza tecnica della CITCC cinese.

Il presidente Protempore Ralph Recto si è apertamente opposto al progetto sulla base che “pone rischi potenziali alla sicurezza nazionale o al pubblico interesse” dato come “le imprese cinesi e gli individui siano stati coinvolti in spionaggio e attività di hackeraggio negli ultimi anni”

In questo clamore parlamentare il ministro della difesa Lorenzana ha detto che il governo assuma su di sé il porto indebitato. Lorenzana che è molto attento all’indipendenza e spesso sospettato per le sue visioni sulla Cina, ha detto che Duterte è recettivo all’idea.

“La Marina Filippina ha suggerito che le Filippine potrebbero subentrare così che possano avere lì una vera base navale. Poi avremo capacità di costruzione” ha detto Lorenzana durante un evento presso Foreign Correspondents Association of the Philippines.

Resta da vedere se il governo filippino riesce a trovare i fondi necessari per un subentro.

Ma è chiaro che ogni tentativo cinese di controllare la struttura del porto di Subic Bay troverà l’opposizione nazionalistica indipendentemente dal merito economico e finanziario.

Richard J. Heydarian, Atimes