Antiterrorismo malese tra chi vuole partire in Siria e chi vuol tornare in Malesia

Anche quando il califfato islamico si trova trincerato nel suo ultimo fortino siriano e quasi tutto è crollato, alcuni malesi pensano ancora di andare a combattere per il cosiddetto califfato, secondo il capo dell’ antiterrorismo malese.

Ayob Khan Mydin Pitchay

Fino a 102 malesi si sono avventurati in Siria ed Iraq dal 2013 sperando di unirsi al ISIS, ma 40 sono morti in combattimento o come attentatori suicidi, ed 11 sono tornati in patria.

“Ci sono persone che sono ancora toccate dalla propaganda del IS e pensano di andare in Siria. Comunque poiché ci sono difficoltà per entrare in Siria, i loro piani sono stati bloccati” dice Ayob Khan Mydin Pitchay che guida la branca speciale dell’ antiterrorismo della polizia malese.

Allo stesso tempo restano nel medio oriente 51 malesi compresi 17 bambini, ma sei provano a rientrare in Malesia e sono concentrati a Deiz ez-Zor nella Siria Orientale.

“Dopo le disfatte del ISIS questo gruppi di malesi si è diviso in piccoli gruppi. L’informazione che abbiamo ora è che ci sono vari malesi nascosti attorno a Deir ez-Zor” ha detto Ayob che ha aggiunto che i bambini malesi avrebbero tra 7 mesi a 10 anni.

“Sappiamo che hanno avuto un addestramento paramilitare. Di certo il loro modo di pensare sarà differente da quello degli altri bambini perché cresciuti in un paese distrutto dalla guerra” dice Ayob che aggiunge di essere in possesso delle ultime foto di questi bambini.

Nel frattempo dei malesi pensano di unirsi ai militanti ISEA a Mindanao nelle Filippine meridionali secondo Ayob.

“E’ molto probabile che i sostenitori ISIS si vogliano spostare in paesi vicini come Mindanao per unirsi a gruppi come i Maute o Abu Sayaff che sostengono Daesh”

A maggio 2017 militanti proISIS di Maute e Abu Sayaff presero la città meridionale filippina di Marawi provocando una battaglia durata cinque mesi con le forze del governo che distrussero la città costringendo gli estremisti ad uscirne.

Degli 11 che sono tornati in Malesia, otto sono stati giudicati, condannati e sono in carcere, dice Ayob.

Mentre in occidente si accende il dibattito sul che fare con i combattenti stranieri bloccati nel medio oriente, la Malesia ha ripreso i cittadini che sono tornati.

Loro non sono automaticamente arrestati ed ognuno viene valutato individualmente.

“La polizia valuta il loro coinvolgimento con ISIS caso per caso e si prendono poi le azioni necessarie”

“Quando non sono arrestati hanno bisogno di seguire programmi di deradicalizzazione gestito dalla polizia prima di essere rilasciati in società. Oltre a ciò manterremo i contatti con loro”

Mentre il califfato si trova nel suoi ultimi giorni,l’ideologia del gruppo resta una forza potente e pericolosa in Malesia, secondo Ayob.

“La minaccia maggiore per la Malesia giunge dalle piccole cellule che continuiamo a tenere d’occhio”

Da febbraio 2013 al febbraio 2019 sono stati sventati 24 piani terroristici e sono state arrestate 457 sospetti tra cui 131 di 21 paesi stranieri. 200 di quelli arrestati sono stati portati in tribunale dei quali 175 sono stati condannati e 123 rilasciati.

Comunque un attacco con una granata nell’area dei locali di Kuala Lumpur nel luglio 2016 è stato rivendicato dal ISIS come primo attacco sul suolo malese.

Tra gli stranieri in carcere dal 2013 47 sono filippini ed è il numero maggiore.

“Il conflitto a Mindanao avrà un impatto qui. Dal 2017, sono stati arrestati 37 membri di Abu Sayaff a Sabah dall’unità della polizia, dove si nascondevano dalle forze di sicurezza filippine che davano loro la caccia” dice Ayob. “Se si considera la geografia da cui si vede che Sabah è connessa con le Filippine Meridionali e l’Indonesia, i combattenti stranieri filippini continueranno a fare della Malesia una destinazione per nascondersi. Non c’è da sorprendersi se i numeri dei combattenti filippini cresceranno nel 2019”.

Amy Chew, Benarnews