Si Thep ed un pozzo petrolifero a cento metri da un sito storico

C’è da strabuzzare gli occhi nel sapere che la proposta di costruzione di un pozzo di esplorazione petrolifera a Si Thep, a cento metri dalla più significativa costruzione architettonica del paese è sul punto di essere approvata.

Né il Ministero dei Beni storici e architettonici, né il ministro dell’energia hanno fatto registrare la loro opposizione.

Gli unici rimasti a difendere lo stupa dell’era Dvaravati nel parco storico di Si Thep sono gli abitanti dei villaggi della provincia di Phetchabun.

L’avida compagnia di esplorazione petrolifera è Eco Orient Resources Thailandia, sussidiaria del Eco Gropu di Hong Kong. Questa compagnia ha fatto richiesta e li ha icevuti i permessi di ricercare il petrolio nel distretto di Si Thep della provincia di Phetchabun nel 2004. La compagnia ora vuole cominciare le operazioni.

Ad Aprile ci sarà una valutazione di impatto ambientale, ed la compagnia Eco Orient Resources promette molte misure che a suo giudizio mitigheranno il rumore e la bruttura del pozzo di estrazione.

Il sito dove si suppone debbano iniziare alla fine di questo anno le perforazioni è nella parte nord del parco storico. Khao Klang Nok è un colossale monumento buddista. Gli archeologi lo descrivono in genere come un tempio, ma secondo qualunque standard è immenso. Risale al periodo Dvaravati tra il Vi ed XI secolo. Lo stupa del tempio è largamente conosciuto ed è una destinazione di turisti thailandesi.

Il Ministero dei Beni storici e architettonici, FAD, ha chiesto all’UNESCO che sia riconosciuto al sito lo status di Patrimonio dell’Umanità. La domanda copre l’intero Parco Storico di Si Thep e le aree circostanti compreso il monumento Khao Klang Nok e lo stupa.

Comprensibilmente la grande maggioranza della gente del posto ha sostenuto la domanda all’UNESCO opponendosi al tentativo della Eco Orient Resources di perforare alla ricerca del petrolio. Se l’UNESCO riconosce il parco come Patrimonio dell’Umanità, le comunità locali guadagneranno dal turismo culturale, come anche sostiene la Camera di Commercio di Phetchabun.

Una difesa forte in favore della salvaguardia del parco è troppo inquietante. Il FAD è stato fin troppo compiacente sulla questione e deve prendere una posizione pubblica.

Il governo deve riconoscere che la ricerca di combustibili fossili ha un immenso problema di pubbliche relazioni, ma oltre quello, devono limitare l’intrusione sulle comunità e la gente del posto. Un contratto di esplorazione per la Eco Orient Resources significherà costruire strade, rumori, inevitabile distruzione di piante e di alberi. Gli incidenti capitano quando ci sono pozzi vicino e lo stupa, il monumento e la flora si trovano sotto un rischio costante.

Il FAD non ha autorità per intervenire direttamente. Ma ha la capacità di farsi sentire, solo che ora è il suo silenzio ad essere assordante.

Anche se si ignorasse il danno culturale e il danno archeologico potenziale, che possibilità si avrebbero di avere lo status di Patrimonio dell’Umanità per un sito dove si vedono torri di trivellazione?

Inoltre il valore di un sito storico in un’area dove l’attività principale è succhiare sottosuolo dal sottosuolo è quanto meno sminuito se non del tutto distrutto.

L’Ufficio delle risorse naturali e della politica e pianificazione ambientale prenderà in considerazione il processo del VIA. Per legge deve tenere almeno un’audizione pubblica per far conoscere il risultato della valutazione e decidere se la compagnia deve avere una licenza.

Prima di questo il governo e FAD devono riprendersi e sostenere la gente di Phetchabun nel tenere lontani la ricerca del petrolio e la perforazione commerciale dal sito di Si Thep.

Editoriale BangkokPost