Tornare a casa in Malesia per tredici malesi che andarono in Siria con ISIS

Quando cominciarono a cadere le bombe attorno a lei nel territorio siriano controllato dal ISIS, Lidia decise che era il momento di andarsene. Per la prima volta in oltre quattro anni la ventinovenne malese voleva tornare a casa.

La giovane tecnica di laboratorio malese che parlava mandarino scomparve col suo piccolo ed il marito ad ottobre 2014 per andare in segreto in Siria.

Due settimane fa mandò un messaggio di testo al padre che viveva nello stato meridionale malese di Johor dicendogli che era fuggita dal territorio del ISIS chiedendogli di aiutarla a tornare in Malesia.

“Non ho mai perso ma speranza che un giorno Lidia mi avrebbe detto di voler tornare a casa in Malesia” dice il padre, un uomo di affari di Johor.

Lidia è una dei tredici malesi che vogliono ora tornare a casa, mentre entra nello stadio finale l’offensiva della SDF, alleata degli USA, nell’ultima roccaforte ISIS di Baghouz nella Siria orientale. Ora le autorità sono impegnate nel farla rimpatriare.

“Stiamo provando a riportarli a casa … certo tra loro vi è Lidia. Ma sapete la situazione è difficile perché coinvolge varie parti di vari paesi” dice Ayob Khan Mydin Pitchai che guida l’antiterrorismo malese.

Mentre alcuni paesi cercano di strappare agli ex militanti e alle loro famiglie la cittadinanza impedendo loro di tornare, la Malesia permetterà ai propri cittadini di tornare se accetteranno i controlli della legge ed un programma di riabilitazione governativo del governo.

“Non saranno detenuti tutti ma tutti dovranno essere interrogati” ha detto Ayob. “Condurremo controlli completi ed indagini su ogni singola persona che torna. Coinvolgeremo religiosi e psicologi per valutare la loro ideologia e costituzione psicologica. Studieremo le informazioni di intelligence ricevuti dai servizi segreti stranieri. Se c’è prova che qualcuno era coinvolto nelle attività militanti del ISIS, sarà portato in tribunale”

Finora sono undici i malesi tornati in patria. Otto uomini sono stati incriminati e condannati, mentre gli altri tre sono una donna e due bambini di tre e cinque.

“La donna ha partecipato ad un programma di riabilitazione ed è tornata ora al suo villaggio. Continua ad essere tenuta sotto controllo”.

Anche se l’ISIS è quasi crollato ci sono malesi che vorrebbero andare a combattere per il gruppo, secondo fonti della polizia.

“Li teniamo d’occhio. Chi non può andare in Siria sta ora guardando a Mindanao dove i gruppi militanti hanno legami con ISIS.” dice Ayobb che aggiunge che ci sono altri 51 malesi tra i quali 17 bambini, che restano in Siria.

Uscire dal territorio del ISIL è stato difficile. Ha camminato per cinque giorni dalla città di Mayadin, a Deir Az Zor, con i due figli per raggiungere il campo controllato dai Curdi ad Hasakan.

“Ha viaggiato con un’altra malese, Aisha, al campo di al Hol a Hasakan” dice il padre. “Ha da mangiare e dove ripararsi. Ma il luogo non è confortevole per lei ed i figli. Vuole tornare a casa quanto prima”

“Si è registrata presso la Croce Rossa” dice il padre.

Migliaia di donne e bambini del ISIS sono fuggiti ad al Hol mentre il califfato crolla, dove ci sono oltre 62 mila persone e dove altri ancora si stanno dirigendo nel prossimi giorni, secondo Ufficio ONU per Coordinamento Affari Umanitario, OCHA.

Nei quattro anni passati Lidia ha tenuto sporadici contatti con il padre il quale non sapeva che Lidia stava per partire per la Siria appena dopo la nascita del suo primo figlio nel 2014. Riuscì a vedere il piccolo solo tre volte prima che fosse portato via dalla madre in Siria.

“Fu il marito a portarla lì. Allora non sapeva cosa fosse ISIS allora”.

Dopo che il suo primo marito morì, Lidia rifiutò di tornare a casa nonostante le suppliche del padre. Si risposò ed anche il secondo marito morì.

“Credo che voglia tornare a casa perché entrambi i mariti sono morti” dice il padre.

Lidia è una dei 102 malesi che si sa che hanno lasciato il paese per vivere nello Stato Islamico, mentre 40 sono morti nei combattimenti e nove sono i militanti suicidi.

Dopo aver parlato con la Croce Rossa a Kuala Lumpur, il padre di Lidia si attende che ci vorrà del tempo prima che possa ritornare.

“Ho incontrato un altro padre alla Croce Rossa. Mi ha detto che sua figlia è in un campo in Siria. E’ un anno ed è ancora lì”

Il padre di Lidia vuole solo rivederla e vedere i suoi nipotini.

“Che la sua esperienza del ISIS le sia di lezione. Ora è provato che la Malesia è meglio del califfato. Ora può fare dei paragoni”.