Fattori inaspettati nelle elezioni thailandesi di domenica prossima

La giunta militare thailandese ha provato di tutto per prolungare la propria presa sul potere ma è comunque preoccupata per il risultato delle prossime elezioni di domenica, le prime dopo cinque anni di governo militare.

fattori inaspettati come un possibile nuovo golpe militare

Nonostante abbiano provato a manomettere la bilancia, ci sono tanti fattori che i generali thailandesi non riescono a controllare.

Dopo aver spostato almeno cinque volte le elezioni dalla presa del potere nel golpe di maggio 2014, la giunta ha manomesso i distretti elettorali per attaccare il voto nei distretti cari all’opposizione; ha creato un senato nominato dai militari; si è affidata alle leggi draconiane della lesa maestà e della sicurezza informatica per zittire l’opposizione; ha scritto una costituzione che favorisce i piccoli partiti e ha fatto attiva campagna elettorale quando ai partiti era vietato farlo.

Il recente scioglimento del partito Thai Raksa Chart, in seguito al loro stratagemma di nominare la principessa Ubolratana come candidato proprio a primo ministro, mostra fino a che punto la giunta si voglia spingere per indebolire l’opposizione e mantenere il partito del regime Palang Pracharat al timone di guida.

Con la nuova costituzione per vincere e nominare il primo ministro sono necessari 376 seggi delle due camere. La giunta può chiaramente contare sul sostegno di un senato di 250 persone che saranno nominate dopo le elezioni del 24 marzo.

Dei cinquecento seggi della camera bassa, 350 sono eletti con sistema proporzionale. La manipolazione delle circoscrizioni ha tolto alcuni seggi delle regioni dominate dai partiti opposti alla giunta. E il nuovo processo della costituzione per allocare i 150 seggi del partylist favorisce i partiti minori.

Alle elezioni partecipano settantasei differenti partiti, molti dei quali a livello locale, e solo il loro numero rende il pronostico elettorale difficile.
Il partito della giunta, Palang Pracharat, che porta avanti il capo del golpe e primo ministro attivo, non è popolare. Nelle indagini ultime, hanno previsto che conquisteranno solo 62 seggi nonostante sia uno dei pochi partiti che portano candidati a livello nazionale. Quel numero 62 è molto lontano dai 126 necessari per fare un governo.

Il loro calcolo è che, se riescono a conquistare seggi a sufficienza e col sostegno del senato e di un partner che acconsente come Bhumjathai, possono riuscire a raggiungere la cifra di 376 seggi per mantenere il potere.

I fattori inaspettati

Fattori inaspettati tengono la giunta sul filo dei nervi.

Dei 51,4 milioni di elettori thailandesi, un quarto ha un’età compresa tra 18 e 35 anni. Sette milioni di loro non hanno mai votato prima. Le indagini dicono che i giovani non danno quasi alcun sostegno al Palang Pracharat, compreso per il piccolo gruppo di giovani candidati del partito.

Se le elezioni anticipate della scorsa settimana dicono qualcosa, è che la richiesta chiara di un ritorno al governo civile è forte. Dei 2.6 milioni di elettori che potevano votare domenica scorsa, la partecipazione al voto è stata 87%, di molto superiore al 75% delle ultime elezioni del 2011.

Il partito che ha catturato il sostegno dei giovani delle città è il Future Forward, guidato da un giovane miliardario, Thanathorn Juangroongruangkit, che ha fatto campagna elettorale sul aglio del bilancio militare e il cambio della costituzione. La giunta minaccia Future Forward di scioglierlo a dimostrazione di quanto lo tema. La debolezza di Future Forward è che è proprio nuovo e che non ha candidati in tutto il paese.
Un grande colpo per l’opposizione è stato lo scioglimento del Thai Raksa Chart.

Pheu Thai, lo strumento politico dei primi ministro in esilio Thaksin e Yingluck Shinawatra, ha compreso che la costituzione favorisce i partiti piccoli e quindi sue fazioni tra le quali il Thai Raksa Chart sono fuoriuscite e diventate indipendenti.
Ci si attende che il Pheu Thai vinca tantissimi voti con 130 o 140 seggi e che con gli altri partiti alleati ed altri formi una coalizione di governo. Secondo questa prospettiva i partiti di Thaksin non hanno messo candidati in tutte le circoscrizioni per non essere in competizione. Quindi dove è forte il Pheu hai è molto forte, il Thai Raksa Chart non ha messo un candidato e viceversa.

Ci sono molti distretti in cui non ci sono candidati del Pheu Thai che automaticamente prenderebbero i sostenitori del Thai Raksa Chart. Non si sa quanti di loro voteranno. E’ improbabile che voteranno per il Palang Pracharat, ma non si può dire chi li raccoglie a livello nazionale.

Per quanto attiene a Thaksin è insolitamente calmo in questa fase preelettorale. Sa che se è troppo diretto e prova a finanziare i candidati apertamente o a dirigere le loro piattaforme, la giunta si muoverà a squalificare quei candidati.

Il partito democratico prova a trovare una posizione come scelta di compromesso. E’ apertamente contro la giunta ed i suoi capi hanno detto che non si uniranno al Palang Pracharat in una coalizione di governo.

Tuttavia si sono screditati moltissimo incoraggiando il golpe del 2014 dopo essere stati ripetutamente battuti nelle elezioni. Molti democratici non tollerano un governo con una colazione di partiti di Thaksin. Allo stesso tempo hanno meno sostegno a Bangkok di fronte alla credibile alternativa del Future Forward.

Incertezza post-elettorale.

Dopo il voto di domenica, la tanto screditata Commissione Elettorale avrà bisogno di certificare i risultati elettorali entro 60 giorni. In questa finestra temporale in cui si negoziano i governi di coalizione è il momento in cui la giunta interverrà. E’ possibile che il caso del processo contro Future Forward e la sua guida politica vada avanti ed il partito venga sciolto.

Questo insieme ad altre manovre che vanno contro l’elettorato di opposizione e ritenute un furto delle elezioni potranno portare ad una nuova ondata di proteste di strada.

Il capo delle forze armate non ha escluso un altro golpe quando ha messo in guardia contro i politici corrotti o chi è contrario alla monarchia che potrebbero far scattare un altro intervento militare.

Una nuova ondata di agitazione civile giustificherebbe l’azione militare diretta.

E questo non è uno dei fattori inaspettati.
Zachary Abuza, Benarnews