Commissione elettorale thailandese protagonista in negativo nelle elezioni

Si sono concluse le elezioni thailandesi del 24 marzo 2019, ma non è finito il conteggio preciso, né sono stati chiarite le numerose confusioni di queste elezioni che hanno fatto gridare il popolo della rete thai, se non ad un broglio elettorale, di certo ad una commissione elettorale thailandese per lo meno incapace.

Ci si domanda se questa commissione elettorale potrà gestire i numerosi problemi sollevati come la disparità dei voti espressi, degli elettori registrati e dei votanti in alcune circoscrizioni.

Scrive il giornalista thailandese Voranai Varijaka su Facebook che nella città di Nakorn Rachasima sono 2,022.598 gli elettori registrati, mentre 913.575 i votanti. Le schede approvate sono 433.966, le schede non valide 475.591, mentre le schede bianche 843.582.

“Totale delle schede contate 1.753.139. Credevo che noi asiatici siamo bravi in matematica”

Voranai Vanijaka

Di questi casi ce ne sarebbero almeno quattro e nelle altre tre il numero dei voti espresso è il doppio di quello dei votanti.

Da notare è che l’affluenza data per le elezioni del 24 marzo 2019 è attorno al 67% molto più bassa di quelle delle elezioni anticipate della domenica precedente.

Scrive in un altro post il giornalista thailandese:

“La televisione Thairath TV aveva proprie persone in ogni seggio a livello nazionale. Hanno contato 35 milioni di elettori alle urne, 70%. La commissione elettorale thailandese dava 25 milioni di votanti con un’affluenza del 50%. Se si sommano i voti dei quattro maggiori partiti si arriva ad oltre 20 milioni. Ed il resto? Mancano 10 milioni di voti. Ecco perché la commissione elettorale ha detto che avrebbe annunciato i dati non ufficiali non più alle 10 della mattina ma alle due del pomeriggio. Ci deve essere una calcolatrice che può spiegare tutto ciò”.

La calcolatrice è stata infatti la giustificazione data dalla Commissione elettorale al fermo delle operazioni di conta al 94% dei voti per probabili problemi dei server.

In un seggio elettorale è stato visto un ufficiale dell’esercito nel seggio a controllare come erano state votate le schede dei soldati.

Inoltre sono giunte con ritardo le schede votate alle elezioni anticipate dei Thai residenti in Nuova Zelanda la domenica precedente, nonostante siano state inviate per tempo.

Si deve ricordare che ad inizio marzo era stato disciolto il Thai Raksa Chart dalla Commissione elettorale thailandese per aver presentato la principessa Ubolratana come candidata a primo ministro. In tantissimi seggi nelle schede affisse dei candidati non era affatto segnato che non si poteva votare questo partito. Sulle stesse schede elettorali, inoltre, comparivano i loro nomi.

In tutto questo trambusto e cattivo lavoro, la commissione elettorale thailandese, al 94% dei voti, ha calcolato il numero di parlamentari per singolo partito sia per la parte maggioritaria che per la parte proporzionale. Rispetto a questa parte proporzionale nessuno sa come sia stato fatto il calcolo.

Da questi dati sembrerebbe una vittoria del voto popolare del Palang Pracharat Party (partito di Prayuth) con 7,939,937 voti, seguito da Pheu Thai (partito legato a Thaksin Shinawatra) con 7,423,361 voti, terzo il Future Forward (“papà” Thanathorn ) con 5,871,137 voti; quarta posizione per il Partito Democratico (di Abhisit che fu al potere durante la repressione del maggio 2010) con 3,704,654 voti; quinto il partito Bhumjaithai Party (che si dà al migliore offerente per sua stessa ammissione) con 3,512,446 voti.

Il partito del profondo meridione thailandese Prachachat Party ha preso 457,482 voti mentre l’altro partito alleato di Thaksin Puea Chat Party ha preso 393,909 voti.

La lista non finisce qui perché i partiti in tutto erano 77 e non tutti erano presenti a livello nazionale.

Sul piano dei seggi invece il partito Pheu Thai è risultato vincitore con 135 seggi tutti nel maggioritario. Secondo il partito di Prayuth, Palang Pracharath Party con 117 seggi totali; terzo il Future Forward Party con 80 parlamentari; poi il partito democratico con 53 parlamentari. Quinto il Bhumjaithai Party con 51 seggi. Il Puea Chat Party vince 5 seggi mentre il Prachachat ne vince sei.

A partire da questi dati si proiettano i partiti sulla possibile coalizione vincitrice che dipenderà essenzialmente dal Partito Bhumjaithai con i suoi 51 seggi.

Prima di parlare delle incertezze del futuro possibile governo, va registrata la fine misera del Partito Democratico di Abhisit che si è dimesso dall’incarico di segretario. Il partito democratico è il partito più antico della Thailandia ed è stato nel lontano passato un fautore della democrazia.

Dopo il golpe del 2006, che rovesciò il governo Thaksin contro il quale condusse una bella campagna contro la sanguinosa guerra alla droga inaugurata da Thaksin Shinawatra, iniziò un percorso di governo, sostenuto dal partito del Bhumjaithai che abbandonò la coalizione dei partiti di Thaksin.

Questo governo si rese poi responsabile della feroce repressione contro il movimento delle magliette rosse nel maggio 2010, dove trovò la morte anche il fotografo italiano Fabio Polenghi.

Nel 2014 molti suoi militanti e politici diedero vita al PDRC le cui manifestazioni portarono al golpe del 2014 contro il governo eletto di Yingluck Shinawatra ed a cinque anni di dittatura militare.

Il suo profeta Suthep che guidò quelle proteste prima decise di farsi monaco e ritirarsi a vita privata, poi si è presentato alle elezioni. Ma non è stato eletto neanche a casa sua.

Se per alcuni critici la prestazione del Pheu Thai è stata inferiore alle aspettative ed ai dati del passato, bisogna ricordare che il partito non era presente in tutte le circoscrizioni elettorali a causa delle regole elettorali, e che l’altro partito Thai Raksa Chart è stato disciolto.

L’altro partito che ha fatto bene specie nel proporzionale è il Future Forward che ha vinto in due zone tipiche del Pheu Thai e porterà tra i tanti nel parlamento un deputato transgender ed un deputato delle minoranze Hmong.

Il Palang Pracharat di Prayuth ha vinto il voto popolare ed è quindi un motivo di soddisfazione per Prayuth il quale comunque ha sempre avuto mano libera nella propria promozione elettorale: non ha mai smesso di fare il primo ministro a tempo pieno e si è avvalso di tutto l’apparato militare, burocratico e statale a sua disposizione. Si deve ricordare che la Commissione Elettorale, nominata dai militari, ha squalificato il Thai Raksa Chart ma non ha avuto mai nulla da ridire sulle infrazioni compiute dal Palang Pracharat.

Sul risultato elettorale hanno pesato anche gli errori dei partiti cosiddetti legati a Thaksin Shinawatra.

Il grande errore è stato di aver nominato la principessa Ubolratana come candidata a presidente: la giunta militare è sempre andata e va alla ricerca di ogni possibile ragione per squalificare qualcuno dell’opposizione. Da mossa strategica questa scelta si è tramutata in un autogol potente.

E la battaglia continuerà ancora.

Sono ancora aperti procedimenti della Commissione Elettorale Thailandese contro il partito Future Forward da valutare nel dopo elezioni il cui risultato finale sarà noto solo dopo l’incoronazione ufficiale di Re Vajiralongkorn che come messaggio elettorale ha detto di votare per i candidati buoni.

Mentre un candidato è sempre buono per il suo elettore, nel linguaggio politico thailandese i buoni sono sempre quelli legati alla monarchia. Un messaggio subliminale?

Sulle prospettive future, il Pheu Thai ha fatto conoscere di voler esplorare la prospettiva di un governo, essendo il partito maggiormente rappresentato. Future Forward si è detto disposto a partecipare ad un governo con il Pheu Thai.

fonte BBC

Per fare il governo il Pheu Thai ha bisogno di una maggioranza 376 parlamentari perché è improbabile che i 250 senatori che la giunta militare nominerà votino per esso.

Prayuth, che si è scritto la costituzione, nominato il senato e commissione elettorale, ha solo bisogno di trovare perciò 126 parlamentari.

Tra partito democratico e Bhumjaythai usciranno quei parlamentari necessari perché Prayuth da golpista diventi un premier scelto dal popolo. Brogli compresi.