Venduti come pesci, la schiavitù Rohingya in Malesia mai esaminata prima

In un rapporto congiunto, Venduti come Pesce, tra la Commissione dei diritti umani malese SUHAKAM, e Fortify Rights si trovano basi sufficienti per credere che ci sia stata un’organizzazione criminale di traffico di schiavi che ha commesso Crimini contro l’Umanità in Malesia e in Thailandia contro uomini donne e bambini Rohingya dal 2012 al 2015.

Il rapporto di 121 pagine segue la creazione recente del governo malese di una Commissione Reale di Inchiesta per indagare il traffico di schiavi e le fosse comuni a Wang Kelian nello stato Perlis nel 2015, che si crede contengano i corpi di Rohingya e di gente del Bangladesh.

La Commissione Reale di Inchiesta dovrebbe terminare i suoi lavori a giugno.

“Le vittime di questi crimini e le loro famiglie soffrirono in modo tremendo e questi crimini orrendi non devono mai più accadere in Malesia come dovunque” ha detto il commissario SUHAKAM Jerald Joseph. “Questo rapporto dà nuove prove che speriamo aiuteranno ad assicurare la giustizia per le vittime, responsabilità di chi li ha commessi e cambi di politica che rafforzino la risposta malese e regionale al traffico di schiavi”

Venduti come il Pesce è il titolo del rapporto che si basa su indagine congiunte con oltre 270 interviste con testimoni, sopravvissuti, gente del traffico umano, rifugiati che hanno vissuto nei campi in Thailandia e Malesia.

Il rapporto documenta come le autorità malesi avessero distrutto i campi del traffico di schiavi a Wang Kelian il giorno dopo della loro scoperta distruggendo le prove di sostegno alle indagini della polizia. Le autorità malesi ordinarono un gruppo di medicina legale di esumare i corpi nel maggio 2015, alcuni mesi dopo la scoperta delle fosse, senza spiegare i ritardi.

Né le autorità rivelarono pubblicamente informazioni del sito fino al 25 maggio 2015. Il ritardo di quattro mesi nell’esumazione dei corpi ostacolò le autopsie ed a sua volta ostacolò i specialisti di medicina legale nell’identificazione delle cause della morte.

Questi ed altri fattori possono essere ostruzione della giustizia per SUHAKAM e Fortify Rights.

Dal 2012 al 2015 oltre 170 mila Rohingya si imbarcarono dalla Birmania e dal Bangladesh per andare in Malesia e Thailandia e nel periodo 2014 al 2015 i trafficanti cominciarono a prendere di mira anche gente del Bangladesh. …

Il rapporto documenta come furono ingannati i Rohingya a salire sulle barche dirette in Thailandia e Malesia da un gruppo di organizzazioni ed individui con scopi criminali per abusarne.

Furono accumulati dai trafficanti centinaia e migliaia di rifugiati Rohingya in pescherecci sistemati per l’occorrenza senza alimenti adeguati, acqua e spazio, come furono commessi tortura stupri in mare, omicidi di prigionieri e talvolta suicidi.

Una volta giunti a terra i membri dei sindacati criminali tennero le vittime in condizione di schiavitù in campi remoti sul confine Malesia Thailandia come a Wang Kelian chiedendo loro fino a 2000 dollari per il loro riscatto. Fu negato loro da mangiare, da bere e spazio con conseguenti malattie, ferimenti e morti, specialmente contro chi non era nelle condizioni di pagare. …

Il commercio di Rohingya dal 2012 al 2015 si stima abbia generato fino anche a 100 milioni di dollari l’anno.

“Quando non potetti pagarli mi buttarono acqua bollente sul capo e sul corpo” dice un ragazzo Rohingya di 16 anni all’epoca dei fatti quando era in un campo lungo la frontiera malese.

“La gente moriva tutti i giorni, qualche giorno di più qualche giorno di meno, ma ogni giorno” dice Noor Begum una donna di venti anni sopravvissuta in uno dei campi.

I trafficanti sistematicamente vendevano un numero incerto di donne e ragazze in matrimoni per forza e servitù domestica in Malesia.

“Per anni, fu un business calcolato e un attacco alla comunità Rohingya” dice Matthew Smith di Fortify Rights. “La scala in grande stile e la severità orrenda delle operazioni non furono mai propriamente documentate o interamente condannate. Queste nuove prove dimostrano il bisogno che qualcuno debba risponderne”

Mentre i crimini contro i Rohingya sono stati bene documentati in Birmania, “Venduti come pesce” è il primo rapporto per documentare i crimini commessi contro i Rohingya fuori della Birmania.

Suhakam è andata a Wang Kelian nello stato Perlis, alle comunità Rohingya di Alor Setar, nello stato Kedah e nel centro di detenzione dello stato Kedah dove erano detenuti i sopravvissuti dei campi a Wang Kelian. FF ha visitato i campi in Birmania, i campi profughi in Bangladesh, centri di detenzione e rifugi governativi in Thailandia, i campi profughi in Indonesia, le comunità di rifugiati in Thailandia, Malesia e Bangladesh.

Il 30 aprile 2015 le autorità thailandesi annunciarono la scoperta di oltre 30 corpi in una fossa comune in un campo improvvisato al confine Malese che si ritenne fossero vittime Rohingya e Bangladeshi del traffico di schiavi. Il 25 maggio 2015 la polizia reale malese annunciò la scoperta di 130 tombe e 28 presunti campi a Wang Kelian.

Nel 2017 la Thailandia condannò 62 imputati tra cui 9 militari thai per crimini legati al traffico di schiavi di Rohingya e Bangladeshi destinati in Malesia via Thailandia.

Dal 2015 i tribunali malesi condannarono solo quattro persone non malesi di reati connessi al traffico di schiavi delle fosse comuni a Wang Kelian.

“Gli sforzi precedenti di scoprire la verità scalfì solo la superficie” dice Matthew Smith. “In quel periodo di tre anni si è persa una quantità massiccia di vite umane. La Commissione reale di Inchiesta è un passo nella direzione giusta per colpire gli autori e assicurare un risarcimento adeguato per chi è rimasto colpito”

Le testimonianze oculari nel rapporto si espandono a partire dall’informazione stabilita nei processi in Thailandia ed indicano la complicità o il diretto coinvolgimento delle autorità di governo nel commercio transnazionale dei rifugiati Rohingya.

Numerosi sopravvissuti riportarono che le autorità thai li trasferirono o vendettero extragiudizialmente dalla custodia dello stato al sindacato criminale, trasportandoli in taluni casi direttamente nei campi del traffico umano sul confine malese o in territorio malese. Il rapporto include dettagli nella complicità e coinvolgimento del governo al di là delle conclusioni del processo thailandese contro il traffico di schiavi.

Sono necessarie altre indagini per determinare l’estensione della responsabilità e coinvolgimento delle autorità malesi dal 2012 al 2015, hanno detto Suhakam e Fortify Rights.

Venduti come Pesce valuta le dimensioni penali della violenza contro i Rohingya in mare ed in Malesia e Thailandia secondo lo Statuto di Roma della Corte Penale Internazionale (ICC), a cui ha partecipa la Malesia dal 4 marzo 2019, oltre la giurisprudenza internazionale.

Secondo l’articolo 7 dello Statuto di Roma, un crimine contro l’umanità si commette quando uno o più atti criminali sono “commessi come parte di un attacco diffuso o sistematico diretto contro una popolazione civile con coscienza dell’attacco”.

“Un attacco” nel contesto dei crimini contro l’umanità non ha bisogno di un conflitto armato e può avvenire in periodi di pace.

Nelle loro indagini, SUHAKAM e Fortify Rights hanno trovato ragioni per credere che un sindacato criminale transnazionale abbia commesso omicidio, sterminio, messa in schiavitù, deportazione p trasferimento forzato, detenzione, tortura e stupri come parte di un attacco diffuso e sistematico contro i Rohingya della Birmania, e lo hanno fatto con conoscenza dell’attacco sistematico e diffuso in corso. …

Il rapporto incoraggia la Commissione reale di Inchiesta a stabilire fatti e circostanze che circondano il traffico di schiavi, le morti, le fosse comuni e la risposta delle agenzie di legge alle fosse comuni a Wang Kelian e al traffico di schiavi in Malesia dal 2012 al 2015.

Dove possibile la Commissione Reale di Inchiesta deve identificare i responsabili dei crimini e cercare il processo contro di loro in Malesia come anche le misure di responsabilità individuali oltre l’accusa penale.

La Malesia deve portare in tribunale i responsabili dei crimini contro l’umanità con processi equi ed imparziali secondo la legge umanitaria internazionale.

Nel luglio 2018 FF documentò come le autorità birmane fecero “preparativi estesi e sistematici per gli attacchi contro i Rohingya musulmani che costituiscono un crimine di genocidio. Il governo birmano continua a negare tutto.

“C’è una nuova volontà politica in Malesia per sistemare i torti ed assicurare giustizia e responsabilità per i Rohingya e le vittime di crimini odiosi. La comunità internazionale deve fare di tutto in suo potere per affrontare le cause radicali della crisi in Birmania” ha detto Jerald Joseph.

Fortify Rights