Nella ricca Singapore gli emigranti hanno sempre fame

Ogni volta che Mominul Hassan chiama la moglie e i due figli in Bangladesh, si assicura di non attivare mai la funzione video del suo telefono perché non lo vedano.

Little India district. Photo: Reuters

E’ il solo modo, a suo dire, perché non vedano quanto si sia dimagrito dal momento che è venuto a lavorare a Singapore come operaio dell’edilizia otto anni fa.

“Se mia moglie mi vede, si preoccuperà e mi chiederà di tornare. Ho nostalgia di casa ma ho anche bisogno di guadagnare abbastanza prima di pote tornare.” dice Hassan.

Quando arrivò a Singapore, pesava 65 chili, ed ora solo 55, dice, perché non mangia bene ed adeguatamente.

Hassan non è l’unico. In uno dei paesi più sviluppati in Asia, dove lo spreco alimentare è un problema nazionale, gli operai immigrati mangiano poco e male per le paghe basse ed un’industria della distribuzione alimentare molto competitiva che fa soldi sul fatto che i lavoratori preferiscono risparmiare per un futuro migliore.

Paghe basse, poche opzioni. Singapore, che è conosciuta nel mondo per la sua pianificazione meticolosa ed un profilo reso famoso anche dal film Crazy Rich Asians, dipende da una base vasta di impiegati di paesi come India, Bangladesh e Birmania per fare andare avanti il suo settore delle costruzioni del valore stimato nel 2018 per 22 miliardi di dollari USA.

Ma in un paese che non ha un paga minima, gli immigrati portano a casa appena da 13 a 15 dollari al giorno per un orario di lavoro giornaliero lungo fino a 12 ore giornaliere, a seconda della scala del progetto.

Di conseguenza la maggior parte dei lavoratori non bada all’orologio per fare straordinari.

Per salvare tempo e denaro, si rivolgono alle catene di distribuzione per piatti semplici e senza fronzoli per i loro pranzi giornalieri.

Sulla carta sono accordi buoni, perché hanno tre pranzi al giorno consegnati sul posto di lavoro o ai loro dormitori per un centinaio di dollari mensili. Ma in realtà i piatti sono miseri, insufficienti e talvolta sono andati a male.

Una colazione tipica è fatta di due o tre paratha o chapati con contorno di lenticchie o dahl al curry. Per pranzo o cena, i lavoratori hanno riso bianco, curry ed una porzione di carne ed un piatto di verdure.

Anche se i piatti sono preparati dagli ingredienti, diventano poco appetitosi o stantii quando arrivano ai lavoratori perché le imprese risparmiano sulla logistica per ingrassare i margini di profitto.

Mentre una giornata tipica di lavoro per gli emigranti inizia alle 7, è comune che sono portati insieme colazione e pranzo alle sei della mattina per evitare doppi viaggi, nonostante che l’autorità alimentare di Singapore richieda che sui cartoni alimentari sia stampigliato anche l’orario raccomandato per il consumo, di circa quattro ore dopo la cottura degli alimenti.

Le aziende di consegna accettano la regola indicando il tempo corretto sulla scatola, ma poi i lavoratori non riescono a mangiarlo se non molte ore dopo. I lavoratori sono perciò costretti a mangiare quello che è stato preparato anche otto ore prima.

Photo: AFP

Col caldo e l’umidità di Singapore, spesso gli alimenti all’aperto si guastano.

“Il mangiare arriva sempre fresco ma quando lo mangio si è già guastato. Di solito getto via metà del riso perché non riesco a mangiarlo più.” dice Hassan.

Ironicamente anche i lavoratori contribuiscono al problema dei troppi avanzi di cibo gettati.

I pacchetti di cibo sono di solito lasciati all’aperto perché mancano delle aree dove conservare gli alimenti vicino ai dormitori e ai luoghi di lavoro.

Di conseguenza i lavoratori dicono che è facile trovare cani randagi e topi prendersi il cibo prima di loro. Durante la stagione umida, il mangiare si bagna e diventa immangiabile.

Per completare spesso i lavoratori dimenticano del tutto il mangiare. Altri spesso usano bevande energizzanti alla caffeina per tenersi su ed eliminare i morsi della fame.

Un cittadino indiano che vive a Singapore da sette anni A. Rajah dice che sa degli effetti a lungo termine di queste bevande energizzanti, come diabete e pressione alta, ma non ha molte scelte.

“Costa poco ed un retrogusto dolce che mi aiuta a tenermi sveglio” dice. “Non sono il solo. Se attendi vicino ai dormitori la mattina presto, vedi cataste di barattoli di queste bevande”

Dove i lavoratori hanno dei punti cottura adeguati, la situazione è appena migliore, Mente si possono cucinare il proprio mangiare, i supermercati nei dormitori hanno prezzi elevati rispetto agli altri posti.

“Il più vicino supermercato è molto lontano e quando poi torniamo è già finita la giornata e siamo molto stanchi” dice R. Velmurugan, indiano. “Ogni minuto che abbiamo per dormir è importante e non abbiamo altra scelta che comprare nei supermercati del dormitorio per quanto siano costosi”.

Anche i distributori devono combattere

Ci sono un milione e mezzo di lavoratori a Singapore e la distribuzione degli alimenti per loro è molto ricca. Nella competizione si tagliano i prezzi perché si sa che i lavoratori sono molto legati al prezzo e la qualità deve peggiorare.

“Come ogni altra industria più paghi migliore è la qualità. Non è colpa di nessuno, dell’industria o dei lavoratori” dice Sukkur Maideen che gestisce una taverna ed un supermarket in un dormitorio.

Per chi porta gli alimenti non è neanche facile. Per rispondere alla domanda, le cucine lavorano in continuo, ogni giorno dell’anno. Le industrie ad alta intensità di lavoro hanno costi enormi di logistica, carburante e manodopera e Singapore è costosa. I margini di guadagno sono piccoli.

Una persona che lavora da molto nel settore dice che si guadagna 30 centesimi a pasto e per accrescere i profitti si usano ingredienti inferiori e si guarda la consegna.

Un distributore dice che i lavoratori non possono attendersi di più per quello che pagano. La sua compagnia serve 4000 persone per tre pasti al giorno ed ognuna di loro paga 105 dollari al mese, ed un pasto costa 1,20 dollari.

“Dove altro a Singapore riesci a trovare un pasto con carne, verdura e riso a quel prezzo?” dice. Una cosa simile in un ristorantino di Singapore costerebbe almeno il doppio. “I lavoratori si trovano in una brutta situazione perché non se lo possono permettere. Allo stesso tempo dobbiamo raggiungere certi obiettivi noi che abbiamo l’impresa”.

Secondo un militante Luke Tan i distributori di alimenti si avvantaggiano.

“Paghe basse significa che i lavoratori non hanno altra scelta se non spendere quanto meno possibile per mangiare se vogliono mandare soldi a casa. Lasciano perdere i propri diritti e si sacrificano la vita rendendosi così facili da sfruttare” dice Luke Tan che lavora presso Home Organisation for Migration Economics.

“Con un milione e mezzo di emigranti a Singapore, lo sfruttamento è un mercato che fa fare soldi”

L’emigrato T. Kamalakannan dice che se i contenitori alimentari fossero adatti la situazione potrebbe migliorare.

“Scatole adatte che mantengano gli alimenti caldi e sicuri ci farebbero stare in pace perché lavoriamo sapendo che non resteremo affamati e costretti comunque a gettare il mangiare” dice.

Photo: Prabhu Silvam

Per la militante Debbie Fordyce del gruppo Transient Workers Count Too, la questione alimentare fa parte di un quadro più vasto di sfruttamento che si trovano davanti i lavoratori emigranti transitori di bassa paga. Dopo dover pagare commissioni di reclutamento esorbitanti per lavori spesso pericolosi e degradanti, si indebitano al punto che coercizione e sfruttamento diventano inevitabili.

La militante dice che i datori di lavoro hanno una responsabilità perché i propri lavoratori abbiano accesso a distributori affidabili o a strutture adeguate per mangiare.

“Gli emigranti giocano un ruolo chiave nel tirare avanti la nostra economia. Dovremmo trattare i lavoratori stranieri in modo umano non come un manodopera da usa e getta”

Prabhu Silvam, SCMP