Sei morti nei disordini a Giacarta da due giorni dalla vittoria di Jokowi

Finora si parla di sei morti nei disordini che infuocano Giacarta da due giorni e che minacciano di diffondersi nel resto del paese col rifiuto dei manifestanti di riconoscere il risultato ufficiale delle elezioni del 17 aprile che ha dato il secondo mandato presidenziale a Joko Widodo.

Mercoledì gli scontri contro la polizia antisommossa si sono avuti in sei zone attorno alla capitale compresa la zona del palazzo della Commissione Elettorale Bawaslu dove manifestanti mascherati sostenitori di Prabowo Subianto hanno lanciato molotov e pietre alla polizia che avrebbe arrestato centinaia di persone in vari punti di Giacarta.

Gli scontri sarebbero iniziati quando i manifestanti fedeli a Prabowo avrebbero provato a forzare l’entrata nel palazzo della Commissione elettorale, Baswalu

Usir Cina, cacciate il cinese, e Awas Asing, attenti agli stranieri sono due slogan lanciati dai manifestanti con chiari riferimenti a Jokowi che durante la campagna elettorale è stato criticato perché favorisce troppo la comunità cinese indonesiana.

A Slipi, Giacarta occidentale, i giovani manifestanti indonesiani sono arrivati ben preparati agli scontri. A Sarinah è stato incendiato un posto di polizia

Sempre mercoledì scontri si sono avuti nel Calimantano Occidentale, Potianak dove due postazioni della polizia sono state incendiate e ci sono stati 38 arresti.

La polizia è accusata di difendere una “elezione ingiusta” ed i manifestanti hanno promesso che non si sarebbero ritirati.

“Ci provocano. La polizia ha provato a disperderci e impedirci di esprimere il nostro diritto a protestare” ha detto un manifestante di Bandung arrivato a Giacarta. “Non ci ritireremo, continueremo a lottare. Abbiamo solo risposto alla violenza della polizia che ci ha sparato i gas lacrimogeni. Mostra chiaramente che difendono questa frode di elezioni ingiuste”.

Poi si è scoperto il mercoledì che una ambulanza trasportava pietre.

I presunti poliziotti cinesi a Giacarta

“Si sarebbero dovuti disperdere prima delle sette di sera secondo la legge” ha detto un ufficiale di polizia. “Hanno provocato bruciando cose per strada, spingendo per entrare nella sede del Bawaslu. Siamo tutti stanchi e continuano a provocarci. Nessuno di noi usa proiettili appuntiti. E’ una totale grande menzogna”.

Prabowo Subianto, che non ha ammesso la sconfitta elettorale continuando a parlare di elezioni frodate, ha invitato tutte le parti a non fare violenze, dalla gente che esprime “le proprie aspirazioni, alla polizia ed i militari” a non commettere violenze.

“Per coloro che mi vogliono ancora ascoltare, evitate le violenza fisica. Evitate l’abuso verbale perché quello può anche provocare, per di più nel mese sacro del Ramadan” ha detto Prabowo in una dichiarazione ai media.

Dal canto suo il presidente riconfermato Joko Widodo ha detto che non ci sarà alcuna tolleranza.

“Lavorerò con chiunque per far avanzare il paese ma non tollererò nessuno che voglia infrangere la sicurezza, i processi democratici e l’unità dell’amato paese” ha detto Jokowi avendo al fianco il comando dei militari. “Non c’è scelta, i militari e la polizia agiranno con fermezza secondo la legge”.

Sui media sociali continuano però a circolare notizie false tanto che il governo ha scelto di limitare gli accessi siti internet.

Rudiantara, ministro delle comunicazioni e IT, ha detto che le piattaforme di media sociali sono state ristrette temporaneamente per evitare la diffusioni di bufale e contenuti provocatori, lasciando solo le chiamate ed i messaggi senza video e foto.

In molti contenuti si è diffusa la bufala di poliziotti inviati dalla Cina Comunista per sparare ai manifestanti. Il governo nei giorni scorsi aveva annunciato che la polizia non avrebbe portato armi e pallottole vive ma solo gas lacrimogeni, scudi e cannoni ad acqua.

Il capo della polizia Tito Karnavian si era spinto a dire che se fossero scoppiati scontri a fuoco non sarebbe stato dalla parte della polizia o dei militari.

Lo stesso Tito aveva detto che erano stati arrestati manifestanti che avevano ammesso di aver avuto fino a 400 dollari per andare a manifestare.

La gente morta negli scontri era stata colpita da colpi di arma da fuoco o oggetti duri e sulla loro morte la polizia ha iniziato ad indagare.

“Ci sono tentativi di creare martiri ed accusare la sicurezza per creare una rabbia generale” ha detto Tito Karnavian.

Il governatore di Giacarta Anies Baswedan ha detto che sono 200 le persone ferite portate nei vari ospedali, mentre sono sei morti nei disordini che sarebbero negli ospedali che conducono le autopsie.

Sembrerebbe che uno delle persone uccise sia stato trapassato il torace da un proiettile, facendo sorgere le speculazioni di un possibile uso di cecchini.

A Giacarta sono stati portati almeno 50 mila tra poliziotti e militari prevedendo le possibili proteste, sono state interdette le zone centrali di Giacarta con barricate e fili spinati. La polizia dice che lo scopo di queste manifestazioni era l’occupazione di uno degli uffici governativi di Giacarta.
SCMP