Il sogno filippino dei lavoratori cinesi genera qualche incertezza

Quando Michael Xu giunse a Manila 22 anni fa per inseguire il suo sogno filippino, era appena un nuovo giovane diplomato che non sapeva nulla del suo futuro. Sulla strada dall’aeroporto verso la sua casa fu sorpreso di vedere una baraccopoli dopo l’altra, e gli rimase l’impressione che le Filippine fossero più arretrate e povere della Cina che ricordava degli anni 80.

A 17 anni Xu partì dalla sua nativa Fujian per aiutare la famiglia a crearsi un piccolo commercio. Gli anni futuri gli avrebbero riservato un posto in prima fila sull’esperienza dell’emigrazione cinese locale, da lavoratori e imprenditori del Regno di Mezzo accorsi nelle Filippine in cerca di nuove opportunità. Alcuni aprirono negozi e ristoranti, altri lavoravano in queste imprese.

Ma lui e gli altri cinesi che hanno vissuto molti anni a Manila dicono che negli ultimi anni l’arrivo di lavoratori cinesi è diventato particolarmente acuto. Più filippini lamentano apertamente della pressione crescente sui prezzi delle proprietà e l’inflazione. La crescita è resa ancora peggio da tantissimi lavoratori stranieri reclutati dai casinò online nelle Filippine che lavorano sul loro gruppo maggiore di clienti, i cinesi.

Xu dice che lui ed i suoi amici credono che i Filippini sono in genere amichevoli e che i cinesi raramente si sentono come dei reietti nel paese.

Ma lo scorso mese fu scioccato tanto quando uscì da un ristorante cinese a Binondo, la Chinatown di Manila, e vide cinque filippini in moto che puntavano la pistola contro di loro.

“Non sapevo se volevano rapirmi o rapinarmi” dice Xu. “Il mio amico fu costretto a stendersi per terra mentre uno dei criminali gli puntava una pistola alla testa. Si presero le mie cose e se ne andarono. Iniziammo a gridare ma spararono un colpo in aria avvisandoci di non inseguirlo. Ero terrorizzato.”

Xu ritiene che sia stato derubato perché i filippini tendono a credere che i cinesi sono ricchi. E’ una percezione che non è radicata nella realtà ma continua e non solo nelle Filippine ma nella regione.

Da secoli i cinesi emigrano nel Sudestasiatico e periodicamente emergono i problemi sul luogo nelle loro società adottate. Talvolta questi problemi si risolvono col tempo ma talvolta ci sono state rivolte violente.

Tantissimi cinesi inondarono la regione dopo la rivoluzione comunista del 1949 portando con sé un nuovo vigore ma anche questioni di integrazione per i loro paesi ospitanti.

Negli ultimi decenni, mentre la Cina si arricchiva e le imprese cercavano mercati esteri, nuove ondate di lavoratori cinesi ed investitori si avventuravano nel Nanyang, termine cinese per Sudestasiatico.

Varie comunità hanno dovuto adattarsi ad averli tra loro, alcuni temendo che portassero via il lavoro e cacciassero i locali nella competizione per le proprietà, per le scuole e amenità anche quando la loro presenza aiuta la crescita economica.

Le ansie verso i lavoratori cinesi salgono e scendono in base a tantissimi fattori come la situazione economica, la politica locale ed altri interessi fissi. Quindi negli ultimi anni per esempio i sindacati indonesiani hanno accusato le imprese cinese di respingere i locali a favore dei propri connazionali.

In Cambogia i residenti nella cittadina di mare di Sihanoukville dicono che la tradizionale calma cittadina si è trasformata in una grande Chinatown con negozi locali cacciati dai casinò e dai ristoranti cinesi.

Ma tra questi paesi sono forse le Filippine che sentono di più la pesante presenza di lavoratori cinesi negli ultimi anni. Il governo sta apportando modifiche alle regole per reprimere i lavoratori illegali ma ci sono dubbi sugli effetti reali di queste regole.

“Il problema qui è che c’è tanta corruzione nel ministero del lavoro e nell’emigrazione. Se i lavoratori cinesi illegali pagano gli ufficiali dell’immigrazione e del ministero, e se lo moltiplichiamo per 100 mila o 200 mila, è un bel gruzzolo di soldi” dice Pilo Hilbay, un ex avvocato di stato.

Hilbay rappresentò le Filippine nel processo del Tribunale Internazionale de L’Aia per il conflitto di sovranità nel Mare Cinese Meridionale. Manila vinse il caso nel 2016 ma Pechino si rifiutò di accettare la decisione della corte.

Denaro ed omicidio

Quando Xu era un giovane, i suoi genitori gestivano un negozio di mutande nel Fujian. Alcuni dei loro grandi clienti erano commercianti cinesi filippini che compravano grandi quantità che rivendevano nelle Filippine. Fu questo che spinse la famiglia ad imbarcarsi nel loro sogno filippino, e nel 1997 Xu visitò il paese per la prima volta alla ricerca di opportunità.

Due anni dopo presero la loro decisione e il padre di Xu completò la burocrazia per emigrare portandosi il resto della famiglia come dipendenti.

Furono tempi duri i loro. Non avevano alcuna conoscenza né del tagalog né dell’inglese, e Xu dice che spesso le autorità chiudevano le imprese a Chinatown anche perché in molti evadevano le tasse. Più di una volta si ritrovò lui stesso in una stazione di polizia.

“Andavo lì dentro e tutti gli arrestati erano cinesi. Avevo paura. Ero così giovane allora” dice Xu.

Ora proprietario di varie imprese che offrono servizi dall’importazione di riso alla stampa, crede Xu che gli emigrati cinesi devono adattarsi ed integrarsi nella cultura locale che secondo lui ha qualche idiosincrasia piccola ma importante, come la tendenza dei filippini a non amare il fatto che i datori di lavoro cinesi tendono a rimproverare il personale di fronte agli altri lavoratori.

Non vede tanto sentimento anticinese al di là di un piccolo gruppo di filippini che secondo lui cercano di incitare all’odio.

Ken Hong, anche lui dal Fjian, ha fatto tutti i lavori immaginabili da quando arrivò a Manila nove anni fa. Girava per le case vendendo tendine, cucinava a casa da mangiare per i suoi amici che lavoravano. Sopravvivere in una città straniera non è stato facile per i nuovi arrivati come lui.

“Venni con le mani vuote. Un amico mi disse di venire. All’inizio non volevo ma poi venni. Sentivo che potevano esserci delle opportunità qui” dice Hong che ora gestisce un ristorante.

Un altro imprenditore del catering Tony Gan conosce Chinatown come le proprie tasche per esserci vissuto per 36 anni.

La composizione di Chinatown a Manila è cambiata in peggio negli ultimi anni, dice Gan.

Criminali ed usurai si sono infiltrati nella comunità facendo prestiti a chi gioca al casino ad interessi stellari e accendendo i mali sociali.

Gan dice di un suo amico il cui figlio prese in prestito tantissimi soldi quattro anni fa da usurai illegali che allora gli chiesero di ripagare una cifra doppia. Poiché non riuscì a ripagare gli strozzini, il giovane fu ucciso ed il suo corpo fu buttano nel fiume.

Lo studioso Leo Suryadinata del ISEAS di Singapore dice che primi emigranti cinesi nella regione erano di solito poveri e poco istruiti.

“Gli stati marittimi della regione erano ‘stati indigeni’ ed erano meno aperto agli emigrati specie i cinesi. Nell’era della globalizzazione è impossibile fermare l’emigrazione”

Quella resistenza è rimasta ma prende di mira un nuovo tipo di emigrante, quello con una cultura differente che emerge da una Cina che cambia.

“Alcuni locali che spesso includono cinesi del sudestasiatico sentono piuttosto del risentimento verso i nuovi migranti. Chiaramente non è solo a causa della competizione economica ma anche la cultura differente che si portano” dice Suryadinata.

Le imprese cinesi legate o di proprietà dello stato hanno iniziato a creare diramazioni estere, ricche di contanti e di fiducia in una nazione che cresce. Portano con loro lavoratori cinesi che talvolta si scontrano con i locali in modo sbagliato o creano la percezione di stare rubando lavoro e non condividono i frutti della prosperità con la comunità.

“L’Indonesia è il paese con molti pogrom anticinesi. Nutre un forte pregiudizio contro la Cina ed i cinesi continentali particolarmente tra le elite dell’opposizione politica. Perciò il governo di Joko Widodo è stato abbastanza attento nel trattare con i lavoratori cinesi continentali” dice Suryadinata.

Paradiso del gioco d’azzardo

Circa 12 mila cittadini stranieri lavorano senza il permesso per gli operatori di gioco filippini dei giocatori d’azzardo stranieri, ha detto il ministero del lavoro lo scorso mese. Si crede che molti di questi impiegati non ufficiali sono cinesi dal momento che i giocatori sono spesso loro concittadini che cercano di aggirare le restrizioni al gioco a casa. Scommettere è illegale in Cina se si eccettuano le lotterie dello stato.

Secondo le nuove regole di lavoro proposte dal governo filippino i lavoratori stranieri devono ottenere prima un codice fiscale e poi assicurarsi il permesso di avere un lavoro.

Gli imprenditori cinesi dicono che i permessi di lavoro sono facili da ottenere anche per posizioni poco specializzate come i cuochi. Ma i datori di lavoro anche insistono sul fatto che assumono lavoratori locali perché accettano paghe più basse.

La ricerca di lavoro nelle compagnie di gioco online sono visibili sui media sociali nonostante la repressione del governo. Un reclutatore racconta che la sua compagnia offre 6000 yuan al mese oltre a vari incentivi con una crescita di 500 yuan mensili. Questi salari possono essere allettanti rispetto al lavoro in Cina dove la paga urbana media nel settore privato era 3813 yuan nel 2017.

Un altro agente dice che chi cerca lavoro nelle Filippine entra col visto turistico prima che le imprese assicurano il permesso di lavoro. Le donne in Cina spesso diventano intermediarie di giocatori sulle piattaforme in streaming live. Altri lavorano nell’aiutare i giocatori con le loro richieste.

Sono frequentemente attirati da foto di stanze grandi, di palestre e piscine, ma nella realtà molti lamentano che gli viene confiscato il passaporto e messi in stanze affollate.

Hilbay dice di sapere alcune costruzioni commerciali di Manila dove ci sono le stanze piene di lavoratori cinesi.

“Chiesi ad una guardia quanti cinesi ci lavorassero lì. Mi rispose che metà del piano era occupato da lavoratori cinesi” dice Hilbay. “Sono portati con grandi macchine. La guardia non sapeva cosa ci facessero lì.”

Altri filippini condividono storie di nuovi vicini e di grandi magazzini pieni di nuovi arrivati. Molti negozi hanno iniziato ad accettare pagamenti via WeChatPay e Alipay, le due maggiori imprese di transazioni digitali cinesi.

Le leggi dell’immigrazione filippina devono assicurare che ogni lavoratore straniero che giunge nel paese sia attentamente analizzati, dice Hilbay che propone che gli emigranti ottengano un permesso di lavoro prima dell’arrivo.

Ma a febbraio il presidente Duterte ha indicato che gli andava bene lo status quo a causa dei tanti filippini che lavorano in Cina.

“Il pensiero del presidente è di non fare nulla su questo” dice Hilbay.

Il parlamentare Tom Villarin crede che Duterte non voglia andare contro Pechino.

“Se si devono adottare nuove regole è importante la stretta aderenza poiché ci saranno nuove opportunità di corruzione quando si portano le pressioni regolatrici in questo ricco business”

Polizia e governi locali talvolta “stendono il tappeto rosso” per le imprese che assumano stranieri.

“I filippini sono a disagio e persino arrabbiati che gli stranieri prendano i loro lavori, gli spazi pubblici e persino i servizi sociali che spettano invece a loro”.

Ricompense nel razzismo

Secondo Luis Corral, vicepresidente del Sindacato Filippino, l’ambasciatore cinese a Manila Zhao Jiahua ha detto al sindacato che i filippini talvolta hanno una tendenza razzista verso i lavoratori cinesi.

“Ha chiesto come mai i Filippini non hanno questa attitudine razzista verso i sudcoreani ed i Giapponesi?” ricorda Corral.

Il capo del sindacato aggiunge che questa questione non è razzismo ma solo voler assicurare i diritti per i filippini.

Disoccupazione e sottoccupazione sono alti nel paese a dire che i lavoratori stranieri non sono necessari in alcune industrie come le costruzioni.

Secondo Corral ci sarebbero tra 5000 e 15000 lavoratori cinesi delle costruzioni che occupano lavori che i filippini possono fare. Le autorità dovrebbero restringere le immigrazioni ad alcune posizioni con una lista predefinita, dicono al sindacato.

Comunque le pressioni commerciali opposte da parte delle imprese che badano ai profitti sul governo sono dure.

Lester Yupingkun, direttore di gestione della Strongbond Products Philippines, che fornisce riparazioni strutturali e servizi di ammodernamento, dice che le entrate totali della ditta sono cresciute del 33% lo scorso anno contro i dati del 2017 in gran parte per i progetti legati all’industria del gioco d’azzardo.

“Personalmente trovo infelice che l’atmosfera che circonda l’arrivo di questi immigrati cinesi penda verso la paura piuttosto che l’opportunità. Essi non rappresentano necessariamente gli interessi egoistici del governo cinese” dice. “E’ un’ironia perché gli emigrati filippini sono diventati l’ossatura della nostra economia. Perché negare ai cinesi lo stesso privilegio offerti ai nostri compatrioti all’estero?”

Sono 2,3 milioni i filippini su una popolazione di cento milioni che lavorano all’estero, molti come domestici, ed le rimesse che mandano a casa sono una fonte vitale per l’economia nazionale.

Yupingkun ha paura delle conseguenze di una reciproca repressione da parte di Pechino. Dice anche che fermare il contante cinese nelle Filippine potrebbe colpire duro sia il mercato immobiliare, il commercio e gli hotel.

Prosperità e dolore

La professoressa Maria Ela Atienza, politologa della UP di Diliman, crede che i filippini sono in genere tolleranti ed accettano gli immigrati da nazione multiculturale in cui moltissime famiglie hanno un familiare all’estero.

“I filippini di discendenza cinese si uniscono o sono stati ben assimilati dal resto della popolazione. Comunque i filippini di oggi sono preoccupati dei cinesi della Cina perché ci sono state situazioni dove sono state violate leggi contro il fumo e contro i rifiuti” dice. “Nelle statistiche cresce il sentimento anticinese specie se sono illegali e non pagano tasse.”

Le autorità hanno tollerato all’inizio l’entrata dei lavoratori cinesi ma sono state sotto pressione perché agissero, dice la professoressa.

“Quando i filippini si sono arrabbiati le agenzie del governo hanno iniziato a rispondere con più forza. Comunque non si è certi se questa politica più severa continuerà”

Parag Khanna, autore del libro The Future is Asian, dice che il flusso bidirezionale di persone tra Cina e Sudestasiatico è benefico per entrambi.

“Ci sono stati secoli di relazioni commerciali nel Sudestasiatico, ed oggi la maggior parte dei paesi del ASEAN hanno la Cina come loro grande partner commerciale”.

In Cambogia il governo ha lanciato un’indagine sullo status di lavoro dei migranti cinesi che gestiscono il commercio a Sihanoukville. Dei 210 mila nazionali cinesi del paese, 78 mila vivono nella città. Ma solo 20 mila hanno un permesso di lavoro.

“Ci sono ora più imprese cinesi in Cambogia, ristoranti hotel, case di massaggi, karaoke e casino. Persino i piccoli negozi sono gestiti da cinesi” dice Noan Sereiboth, un blogger politico.

Lo scorso mese la polizia cambogiana ha rivelato che il numero maggiore di crimini nel primo trimestre sono fatti da cinesi. Dei 341 stranieri arrestati 241 provengono dalla Cina, 49 vietnamiti e 26 thailandesi.

Il Regno di Mezzo è sia una fonte di ricchezza e di dolore per i suoi vicini del sudestasiatico con una storia di immigrazione che prende secoli.

Mentre molti nella regione guardano alla Cina perché sia il motore economico dietro il tanto celebrato “secolo asiatico”, ci sono i segni che i cinesi continueranno ad arrivare.

Phila Siu, SCMP