Nuovo governo thailandese: stesso premier, da democrazia fasulla

Il re della Thailandia approva il nuovo governo thailandese che presenta alcuni nomi familiari insieme al premier Prayuth Chanocha, il quale il giorno prima ha abolito quasi tutti gli ordini esecutivi dell’ articolo 44, che furono introdotti nei cinque anni di governo militare diretto.

Solo due ordini non sono stati aboliti da Prayuth e riguardano il possibile arresto da parte dei militari per 7 giorni senza il consenso di un giudice.

Sono 33 uomini e 3 donne nominati a 39 posizioni ministeriali del nuovo governo thailandese e Prayuth assume anche il ministero della difesa. Oltre Prayuth ci sono altri otto ministri del precedente governo che si instaurò dopo il golpe contro il governo Yingluck Shinawatra del maggio 2014.

E il governo per tutti i thailandesi, si è vantato Prayuth, ma non sono pochi a dubitarne.

Su Benarnews Titipol Phakdeewanich dell’Università di Ubon dice:

“Poiché assume la posizione del ministro della difesa, indica che resta intatta l’ombra della giunta. I militari non svaniscono e questo governo non promuove la democrazia”.

Restano nel nuovo governo thailandese il generale Prawit Wongsuwan come viceprimo ministro, il generale Anupong Paochinda che resta ministro dell’interno con incarico agli affari domestici e le forze paramilitari.

Il capo del Palang Pracharat Uttama Savanayana è ministro delle finanze, mentre Jurin Laksanawisit, presidente del partito democratico, è uno dei cinque viceprimo ministro e ministro del commercio.

Il capo del Bhumjaithai party, Anutin Charnvirakul, che è sostenitore della coltivazione libera della marijuana è ministro della salute, mentre Don Pramudwinai mantiene il ministero degli esteri.

Da notare il nome di Thammanat Prompao, sottosegretario al ministero dell’agricoltura. Il suo nome è stato fatto notare perché ha subito tra l’altro una condanna per traffico di eroina in Australia.

Il vice primo ministro Wissanu Krea-Ngam ha detto che Thammanat Prampao può essere nominato in una posizione di governo perché la condanna non è stata inflitta in Thailandia.

“Nel passato ci fu un parlamentare che era stato condannato ad Hong Kong per traffico di droga ma il suo status non era stato affetto in Thailandia. Sebbene la sua reputazione tra le tante cose può essere colpita, quello che ha fatto e gli standard etici devono essere visti separatamente.”

Thammanat era stato privato dei gradi militari per il suo coinvolgimento in un caso di omicidio nel 1998 ma poi fu assolto in tribunale. La sua fedina penale invece sarebbe immacolata.

Questo è il governo delle persone per bene tanto ricercato nelle manifestazioni delle magliette gialle. E ci sono voluti tre mesi di lotte intestine per giungere alla lista finale approvata poi dal re, lotte per cui lo stesso Prayuth ha dovuto scusarsi pubblicamente.

Il giuramento davanti al Re Vajiralongkorn avverrà la prossima settimana e con esso termineranno sia il Consiglio Nazionale per la Pace e l’Ordine, NCPO, che l’articolo 44 dei poteri assoluti invocati da Prayuth in varie occasioni.

L’articolo 44 fu adottato dalla costituzione ad interim del 2014 creata dai militari e dava il potere assoluto a Prayuth di dare ordini ritenuti necessari per il bene del paese. Tra questi ci sono quelli che impedivano la riunione di gruppi superiori a cinque persone, la repressione della libertà di parola, gli arresti senza mandato per una settimana, il processo presso le corti marziali per reati di lesa maestà ed altri.

“Non userò più l’articolo 44” ha detto Prayuth ai giornalisti secondo la Reuters. Di fatto però Prayuth manterrà due ordini fondamentali. Il primo è il divieto di raduno di più di cinque persone ed il secondo è la possibile perquisizione anche senza mandato e la possibile carcerazione per sette giorni senza che sia fatta un’accusa.

Thai Lawyers for Human Rights ha detto:

Gli ordini che permettono ai militari di detenere individui per sette giorni senza verifica del luogo di detenzione, senza la visita di parenti e avvocati e la supervisione del tribunale sono illegali. Violano la convenzione internazionale dei diritti civili e politici”.

Titipol Phakdeewanich dice:

“Non esiste una riforma politica. Nei prossimi quattro anni non ci saranno cambiamenti di politica su cose come i diritti umani o la libertà di espressione. Ci saranno violazioni dei diritti delle persone”

Non a caso la Thailandia è stata posta al 136° posto nell’Indice della Libertà di Stampa Mondiale da Reporters Without Borders ed è classificata come “situazione difficile”. Dopo il 2014 libertà di espressione e i giornali sono stati presi di mira e controllati con strumenti variegati, non ultimo la violenza fisica al limite dell’assassinio, come insegna il caso Ja News