Riabilitazione dei bambini del ISIS degli attentati a Surabaya in Indonesia

Scaraventata giù dalla moto quando i suoi genitori si fecero saltare in aria, Mila di nove anni è la sola sopravvissuta di una famiglia suicida che fu parte di un’ondata di attacchi in cui erano coinvolti bambini che scossero l’Indonesia.

Photo: AFP

C’erano paure per il futuro di questa piccola orfana e radicalizzata dopo quell’attentato ispirato al Califfato Islamico, ma un rinnovato sforzo a riabilitare i bambini di presunti terroristi potrebbe dare a Mila ed altri come lei una possibilità di essere normale.

Lei fa parte di un gruppo in trattamento in una casa sicura di Giacarta in un progetto unico che dà cura sociale e psicologica ai figli di attentatori suicidi o di bambini direttamente coinvolti in disegni terroristici.

La nazione musulmana più popolosa combatte contro una crescente tendenza globale di attacchi di famiglie e anche sul come reintegrare i jihadisti ISIS di ritorno ed i loro parenti, mentre il califfato islamico è in rovina, una sfida che tante nazioni come Francia e USA devono affrontare.

“Non è facile trattare con bambini perché credevano nel radicalismo … e che le bombe erano un bene” dice il direttore della casa sicura Neneng Heryani. “Era stato insegnato loro che jihad è essenziale per andare in paradiso e che si devono uccidere i non credenti. E’ molto difficile cambiare questa visione del mondo”

Gli operatori sociali e gli psicologi provano a far risocializzare i bambini e sottolineano le routine quotidiane normali che includono lezioni, visite alla moschea e tempo per giocare.

Indifendibili e deplorevoli

Per Mila questo trattamento significa aiutarla a trovare il modo per fare i conti con l’attentato suicida dei genitori e vivere sapendo che erano coinvolti in omicidio di massa e che intendevano che lei morisse.

Altri bambini di presunti terroristi, tra cui quelli legati agli attentati mortali di Surabaya, sono sotto lo stesso trattamento dedicato.

“Impiegare bambini in tale modo è indifendibile e deplorevole” dice Andreas Harsono il quale aggiunge che le bombe del 2018 furono i primi casi di attentatori suicidi che usavano i propri figli in attacchi in Indonesia.

I giovani che sopravvissero erano stati oggetto di anni di indottrinamento di jihad da parte delle famiglie e spesso avevano visto la propaganda violenta, dicono gli psicologi.

Non è stato facile avere la loro fiducia ma il personale alla casa sicura crede che il loro approccio potrebbe aiutare a neutralizzare gli anni di radicalizzazione.

Al cuore degli sforzi di riabilitazione ci sono le lezioni sugli eroi nazionali indonesiani, sulla costruzione della fiducia e la Pancasila, l’ideologia nazionale che sottolinea l’unità e il rispetto per le minoranze etniche e religiose in un paese che ha 260 milioni di persone disperse su migliaia di isole.

“Insegneremo loro che il Corano è il fondamento di tutto e che devono credere in esso. Ma se violi i diritti degli altri, quello non va bene” dice l’operatore sociale Sri Musfiah Handayani.

Il lavoro di riabilitazione dei bambini di attentatori suicidi è in gran parte un territorio inesplorato.

“Questa è la prima volta che noi sappiamo. Non è un fenomeno comune” dice Sidney Jones del IPAC.

Attacchi condotti da famiglie

Mentre i bambini sono una facile preda degli estremisti, “quella vulnerabilità può anche dare un punto di inizio per il trattamento” dice Haula Noor, un esperto di famiglie radicalizzate della ANU australiana, che aggiunge: “Dovremmo vedere questi bambini sia come vittime che potenziali attori”

Una crescita negli attacchi del decennio scorso ha minato la reputazione indonesiana di essere paese tollerante.

Mila si trovava tra i due suoi genitori sulla moto quando si fecero saltare in aria davanti ad una postazione di polizia a Surabaya.

Quell’attacco seguì quello di un’altra famiglia, con due piccoli di nove e dodici anni, dello stesso gruppo di studio del Corano, fatto in varie chiese di Surabaya in cui uccisero se stessi e una dozzina di credenti oltre al ferimento di altri.

Poi a Marzo la moglie di un presunto militante indonesiano si fece saltare in aria insieme al figlio nella loro casa dopo un confronto di varie ore con la polizia.

Gli incidenti hanno aggravato le paure internazionali secondo cui le donne ed i figli sarebbero stati sempre più usati perché tendono ad attrarre meno l’attenzione della polizia.

“Ci saranno due tendenze principali in futuro: gli attacchi portati avanti da famiglie e anche di lupi solitari” dice Stanislaus Riyanta, esperto di terrorismo dell’Università dell’Indonesia.

Ad aprile, la moglie incinta di uno dei coinvolti nelle bombe nello Sri Lanka che fece 260 morti si fece saltare in aria con bombe che portava su di sé, uccidendo i suoi tre figli e vari poliziotti che stavano attaccando la casa.

Disposti a morire

Nella casa sicura che ora chiama casa, Mila che indossa un hijab rosa chiaro sembra frizzante mentre rende appunti e fa domande durante le lezioni. Non aveva mai abbandonato le scuole formali prima.

“Il progresso è stato molto significativo. Ora può interagire con la gente” dice Sri Musfiah Handayani.

I bambini baciano la mano di un giornalista mentre in fila escono fuori, segno comune di rispetto in Indonesia.

Mentre il trattamento per Mila ed il suo gruppo è unico, perché è mirato a bambini che sono stati coinvolti in disegni di attentati, l’Indonesia ha programmi di deradicalizzazione più vasti frequentati da circa 200 bambini figli di militanti.

“Abbiamo bisogno di avvicinarci dolcemente perché sono disposti a morire per la causa e quindi non ha senso per noi usare la forza” dice Suhardi Alius, capo dell’antiterrorismo indonesiano.

Gli esperti dicono che la riabilitazione buona si riduce al sostegno che i bambini riceveranno quando ritornano nella società.

Si lavora ad un piano di sostegno per i bambini delle case sicure per assicurarsi che ricevano cure sanitarie ed istruzione dopo il loro trattamento.

Ma le famiglie estese sono spesso dubbiose sul prendere bambini e ciò potrebbe essere un motivo per ritornare all’estremismo in seguito nella propria vita.

Noor dice: “C’è una forte possibilità che ricadano nell’ideologia dei genitori se resta lo stigma”
AFP