Dietro le porte chiuse a Mrauk-U, Rakhine birmano, altri crimini di guerra

Era andata alla stazione di polizia nella Birmania occidentale di Mrauk-U alla fine di aprile a cercare il marito tra le tante persone arrestate, e non sapeva se fosse vivo o morto.

Reuters/Ann Wang

Insieme ad una ventina di persone era stato arrestato qualche settimana prima, quando l’esercito era entrato nel suo villaggio nella città di Mrauk-U del Rakhine centrale ed erano stati tutti accusati di appartenere ad un esercito ribelle.

“Andai lì nella speranza di vedere mio marito ma non era lì” ha detto Ah Hla ch si era recata insieme ad un gruppo di parenti nella stazione di polizia. Quando è arrivata la polizia le disse che il marito si era impiccato nella cella e che il corpo era stato già lasciato andare.

“Svenni e persi conoscenza nella stazione di polizia” ha detto mentre culla il piccolo di sei mesi provando a trattenere le lacrime.

Un portavoce dell’esercito ha detto alla Reuters che tre carcerati erano morti in carcere: uno per un infarto cardiaco, mentre un altro per crisi di astinenza ed un terzo di quarantanni si era impiccato, il marito di Ah Hla.

L’esercito birmano, che nel 2017 cacciò con la forza dal Rakhine oltre 700 mila Rohingya musulmani con intento genocida, come disse l’ONU, ha lanciato un’altra guerra contro un nuovo obiettivo, L’esercito dell’Arakan, o Ararakan Army, che raccoglie proseliti tra i buddisti etnici del Rakhine nella sua battaglia per una maggiore autonomia dello stato Rakhine che un tempo era un regno indipendente.

Arakan Army sfrutta siaun profondo e storico risentimento di una parte della popolazione Rakhine contro la maggioranza Bamar del governo centrale che la sensazione che questa transizione incerta verso la democrazia non ha poi portato molta prosperità o autodeterminazione a questo stato birmano.

Le autorità militari per contenere il malcontento hanno imposto a fine giugno un blocco di internet che non ha precedenti e che secondo Yanghee Lee, esperta dei diritti umani dell’ONU in Birmania, potrebbe servire a coprire crimini di guerra commessi da entrambe le parti.

Durante un raro viaggio di giornalisti della Reuters nella zona del conflitto che in gran parte è vietata a giornalisti e organizzazioni umanitarie, alcuni residenti raccontarono di soldati che sparavano indiscriminatamente contro civili e di torture di detenuti.

Questi racconti non sono stati verificati in modo indipendente ma sono del tutto simili a quanto sentito nel 2017 durante la fuga dalla violenza dei Rohingya.

Secondo i racconti di tre legislatori nella regione e secondo Amnesty International, ci sono almeno 5 divisioni di fanteria leggera, rese famose dalle campagne brutali di contrinsorgenza contro i tantissimi gruppi etnici armati.

Nel 2017 due di queste fanterie leggere furono accusate di campagne da terra bruciata contro i Rohingya, di aver incendiato e raso al suolo centinaia di villaggi, di stupri ed omicidi di donne e bambini, in un’azione che aveva intenti genocidi, cosa che la sicurezza birmana nega.

E’ sconvolgente che parte delle unità responsabili delle atrocità contro i Rohingya ora commettono gli stessi abusi nel Rakhine” ha detto Laura Haigh di Amnesty International.

Secondo un portavoce dei militari queste accuse di abusi contro i detenuti saranno verificate.

“Non nego che ci sono abusi o tortura durante l’arresto, perché queste cose possono accadere sul campo qualunque ordine diamo” ha detto il portavoce. “Se accadono, possiamo passare alle vie legali. Possiamo sempre intraprendere azioni contro nostri uomini che torturano la gente ingiustamente”.

Mrauk-U si trova a tre ore di barca da Sittwe lungo il fiume Kaladan ed fu per trecento anni la capitale del regno indipendente del Arakan fino all’annessione da parte dei birmani nel 1784.

Il Rakhine è anche uno degli stati più poveri della Birmania pur avendo molte riserve di petrolio ed una posizione strategica nel golfo del Bengala. Fino a qualche anno fa era popolare tra i turisti per gli innumerevoli templi che costellano il territorio.

A Lekkar dove viveva Ah Hla con il marito, alcuni residenti dicono che due battaglioni di fanteria leggera hanno sparato indiscriminatamente verso il villaggio costringendo la gente a riversarsi in un monastero dove sono rimasti detenuti, dopo essere stati separati per sesso, dopo gli interrogatori ed essere costretti a starsene acquattati sotto il sole.

Poi i soldati presero 27 uomini detenendoli per settimane in un centro di interrogatori, tenuti nell’oscurità, senza mangiare e senza bere, ma soggetti a percorse e scosse elettriche. Uno di loro disse alla moglie che uno dei detenuti fu costretto a stare sulle punte dei piedi con una corda attorno al collo.

La polizia diede ad Ah Hla una foto in cui si vede il corpo ridotto a pelle ed ossa del marito.

“Non so neanche cosa hanno fatto al suo corpo o se gli hanno fatto un funerale” dice la donna.

Nessuna risposta da parte della polizia sia nazionale che quella della regione.

La scorsa settimana gli uomini arrestati nella stessa incursione sono stati presentati ad un tribunale di Sittwe sotto l’accusa di violazione della legge sul terrorismo che comporta pene anche di dieci anni. Hanno gridato ai giornalisti presenti di “dire la verità” su quanto loro accaduto.

“Ci hanno torturato in tanti modi. Siamo stati picchiati in tantissimi modi” ha gridato uno di loro.

La madre di un ragazzo di sedici anni ha detto che il figlio era stato tenuto in una cella oscura, senza mangiare o bere”

Aung San Suu Kyi che guida di fatto il governo centrale non ha molto sostegno nella regione, dove alle elezioni del 2015 vinse ANP, partito nazionale del Arakan. Suu Kyi chiese alle forze armate di distruggere i ribelli durante un incontro con i capi militari.

Il 21 giugno il ministro dei trasporti e telecomunicazioni comandò alle compagnie telefoniche di interrompere “momentaneamente” i servizi internet in nove cittadine del Rakhine e del vicino Chin “a causa del disturbo della pace e dell’uso di internet per coordinare attività illecite”

Il portavoce del ministero Myo Swe ha detto alla Reuters che l’interruzione era di interesse pubblico e la connettività sarebbe ripresa quando si potevano assicurare il governo della legge e la sicurezza.

“Possiamo dire che scontri e combattimenti accadono di frequente dopo l’interruzione di internet” dice Khine Thu Ka del Arakan Army, il quale aggiunge che i militari avevano mandato rinforzi negli ultimi giorni. Arakan Army è stato accusato di abusi come l’arresto di decine di civili, ma il portavoce ha detto che hanno arrestato otto civili che saranno presto rilasciati.

Un altro effetto dell’interruzione di internet è che le notizie sul conflitto sono arrivate più lentamente.

Secondo l’ONU circa 35 mila persone sono scappate dalle case da gennaio a causa degli scontri.

Aung Than Tun, che gestisce un servizio volontario di ambulanza, ha detto di aver trasportato decine di persone, ferite dai mortai o da arma da fuoco, negli ospedali dopo l’inizio degli scontri a gennaio. Per lui l’interruzione di internet ha significato che è molto più difficile trovare dei donatori di sangue.

Alcuni residenti hanno deciso di viaggiare ore per recarsi nella capitale dello stato ed avere un accesso ad internet col rischio delle mine e di scontri a fuoco.

Oo Twan Hla, un avvocato che si reca regolarmente nella capitale per andare in tribunale e comunicare con i clienti alcuni dei quali arrestati per presunti legami con Arakan Army ha detto:

E’ come se vivessimo nell’oscurità, dietro una porta chiusa” (REUTERS)