Parole forti senza sostanza del Presidente Duterte nel IV SONA

Nel suo IV discorso sullo Stato della Nazione, SONA, Duterte ha usato parole forti senza sostanza, mentre ha espresso frustrazione e disappunto sulle due gravi questioni che colpiscono le Filippine e che erano pilastri fondanti della sua elezione a presidente nel maggio 2016: la droga e la corruzione.

Ha persino legato il conflitto disastroso durato cinque mesi con l’IS a Marawi nel 2017 alla piaga delle droghe, sebbene i nessi tra terrorismo e commercio della droga deve essere ancora interamente chiarito ed assodato.

C’era davvero un commercio rampante di droghe a Marawi prima del conflitto ma il commercio illegale sembrava sotto in controllo di politici e gente degli affari locale che comandavano anche gruppi armati considerevoli.

Militari della sicurezza avevano confermato che questi gruppi armati privati si unirono al gruppo radicalizzato di militanti islamici appartenenti al Gruppo Maute, ad Abu Sayaff ed altre fazioni estremiste come Ansar Khalifa Philippines (AKP) e Bangsamoro Islamic Freedom Fighters (BIFF).

Il presidente è restato legato alla sua narrazione sulla droga ed il terrorismo ed ha rifiutato di riconoscere che i semi del radicalismo islamico erano da tempo nel suolo delle Filippine Meridionali e si alimentavano da decenni di conflitto armato con i ribelli musulmani, dalla negazione del governo e dalla povertà e diseguaglianza. E’ stato rafforzato da un’ideologia diffusa attraverso i media sociali e da una grande presenza di lavoratori filippini all’estero nel Medio Oriente, e potrebbe anche aggravarsi dai ritardi nella ricostruzione di Marawi.

Duterte ha del tutto dimenticato le 200 mila persone che restano nelle aree di ricovero o convivono con i parenti, dal momento che non ha citato il modo in cui il governo affronterà i colli di bottiglia nella riabilitazione e contrasterà la radicalizzazione che si fa strada lentamente nel meridione.

Solo quest’anno ci sono stati due attentati suicidi sull’isola di Jolo. Si riuscito a stabilire che uno è stato fatto da un cittadino locale, il primo caso di attacco suicida, che sta diventando una normalità nel Sudestasiatico dopo la sconfitta del ISIS in Siria ed Iraq.

Duterte ha condiviso i sentimenti della maggioranza dei filippini nel buttare fuori la propria frustrazione sulla corruzione nel citare le consegne fantasma di medicine in un centro medico dell’esercito ed i pazienti immaginari della dialisi nelle cliniche private.

Duterte non ha fatto abbastanza per fermare ladri e imbroglioni nel governo se non licenziandoli dal loro lavoro. Questa gente, che era stata scelta personalmente da lui e poi nominata, non ha mai subito inchieste ufficiali né ha visto indagini dei tribunali. Alcuni sono stati persino promossi o ricevuto altra nomina in altra agenzia.

Questa pratica deve finire. Il presidente deve farli rispondere se davvero vuole combattere la corruzione.

Come i suoi predecessori, Duterte ha usato parole forti senza sostanza mancando di fare qualcosa per affrontare questo eterno problema. Sembrava che nessuno prestasse attenzione quando all’inizio della sua presidenza disse: “Si deve fermare la corruzione”.

Si deve dare credito a chi ha preparato il suo discorso scritto di 45 minuti che è stato allungato ad oltre 90 minuti con le sue battute ed improvvisazioni, che tradiscono il pensiero e la visione reali del presidente.

Parlava a tecnocrati, burocrati ed al pubblico internazionale nel suo discorso preparato, pieno di idee nobili, come la protezione e difesa del Mare Filippino Occidentale e nel promettere di sollevare la decisione arbitrale di L’Aia prima della fine del suo mandato nel 2022.

Ma ha mostrato il suo vero carattere annunciando al mondo come sia foggiata dalla paura la sua politica estera verso la Cina. Si è permesso di essere minacciato dalle dichiarazioni verbali di Xi Jinping ed ha accettato a capo chino il comportamento cinese aggressivo senza provare davvero a puntare i piedi.

Duterte ha voluto convincere il mondo della saggezza di abbracciare la Cina da amico mentre ha provato a cambiare la narrativa degli eventi che portarono al drammatico appoggio a Pechino, accusando vari senatori USA di bloccare la vendita di armi alla Polizia Nazionale Filippina per le preoccupazioni sui diritti umani nella sua guerra alla droga.

La vendita di armi con gli USA non ebbe nulla a che fare col conflitto di Marawi. I fucili donati dalla Cina non furono mai usati dai militari filippini nelle battaglie per riprendere Marawi. Furono dati tutti alla polizia.

Gli USA sostennero del tutto le Filippine contro l’estremismo islamico nel conflitto di Marawi dando informazioni tecniche e logistiche alle forze armate quando chiedevano bombe, munizioni, mortai e proiettili di artiglieria per sbriciolare il terreno e ridurre in macerie il centro commerciale di Marawi.

Duterte non ha mai riconosciuto il sostegno di paesi come USA, Australia e Giappone ed ha scelto di fare elogi solo sulla Cina, che nel passato aveva osannato per dare il fucile del cecchino che uccise Isnilon Hapilon ed i Maute. I soldati sul campo sapevano che il proiettile che colpì l’estremista islamico non giungeva dalla canna di un fucile cinese.

Nel suo discorso Duterte, dalle parole forti senza sostanza, ha proclamato che il Mare Filippino Occidentale è nostro territorio, ma ha permesso alla Cina di pescare liberamente, dicendo che era permesso con la decisione arbitrale e che la Cina ha il possesso di fatto del territorio, perché l’ex ministro degli esteri ordinò alla guardia costiera di uscire, dopo tre mesi di contrasto, da una escrescenza rocciosa.

Il presidente però ha dimenticato che il ritiro della nave della guardia costiera sarebbe dovuta essere simultanea a quella cinese per disinnescare le tensioni. La parte cinese aveva rinnegato. La Cina non ha il controllo totale sul Mare Cinese Meridionale, che pretende suo perché le Filippine continuano ad occupare nove caratteristiche nelle Spratly e pattuglia le acque che sono parte della sua zona economica esclusiva. Le Filippine possono ritornare al Scarborough Shoal in ogni momento il presidente voglia.

Duterte dovrebbe uguagliare le sue parole forti con azioni più toste nella realtà.

Sembrava che avesse imparato così tanto dai capi di stato cinesi. Loro dicono qualcosa ma agiscono differentemente.

Manny Mogato, Pressone.ph