La insistente ricerca della indipendenza papuana dall’Indonesia

Quest’anno saranno cinquanta anni da quando Papua occidentale fu ufficialmente annessa all’Indonesia con un referendum del 1969, chiamato ironicamente Atto di Libera Scelta, in favore del quale neanche 1% dei papuani fu costretto a votare.

Per lo sdegno del governo indonesiano, cinquanta anni dopo, persiste un movimento per l’ indipendenza papuana che ha fatto qualche passo avanti importante.

Eppure per un futuro vicino il movimento continuerà ad essere bloccato a causa dell’opposizione indonesiana a Papua occidentale indipendente e dei vari governi USA ed Australiani che sostengono il governo indonesiano sulla provincia.

Dal 1969 i papuani hanno cercato di ottenere l’indipendenza con azioni pacifiste e, nel caso del OPM o movimento di Papua Occidentale Libera, con atti armati contro l’esercito indonesiano.

Le organizzazioni dell’indipendentismo fondamentali, come la pacifista Movimento di Liberazione Unito per Papua Occidentale, (ULMWP), e OPM sostengono che i papuani devono ottenere l’indipendenza sulla base che, diversamente dal paese a maggioranza musulmana, i Papuani sono per lo più melanesiani e cristiani.

I sentimenti indipendentisti tra i papuani sono anche giustificati dal governo repressivo indonesiano nella provincia che ULMWP definisce una forma di colonialismo, e dal fatto che è dagli anni 60 che le forze indonesiani fanno violazioni di diritti umani a Papua Occidentale. Le violazioni includono la prigione per chi partecipa a proteste, la violenza contro giornalisti papuani e uccisioni di papuani insieme alle accuse di torture e di stupro delle donne papuane.

Gli attivisti papuani sono riusciti ad attrarre sostegno da vari stati isolani melanesiani del Pacifico. Vanuatu in particolare è un sostenitore di sempre di una Papua Occidentale indipendente, offrendo asilo ai papuani indipendentisti e sostenendo l’indipendenza nei fori internazionali come l’ONU.

Nel 2015 il MSG, Gruppo di Azione Melanesiano fatto da Vanuatu, Papua Nuova Guinea, Fiji e Isole Solomon, hanno dato lo stato di osservatore al ULMWP di Benny Wenda, papuano che ha avuto asilo politico in UK dopo essere fuggito dall’Indonesia nel 2003. Questo status di osservatore ha accresciuto la legittimità del ULMWP segnando per la prima volta che un gruppo indipendentista papuano è rappresentato in una organizzazione internazionale.

Al di là degli stati isolani del Pacifico, i militanti indipendentisti hanno avuto sostegno da politici australiani e britannici importanti. Il sostenitore di più alto profilo del movimento di indipendenza papuano è il capo dei laburisti Jremy Corbyn, mentre non è sostenuto dal governo britannico.

Richard Di Natale, senatore australiano e capo del Partito dei Verdi, sostiene l’autodeterminazione di Papua. Nel 2017, Di Natale condannò gli abusi di diritti umani avvenuti a Papua Occidentale come l’arresto di tanti papuani che avevano issato la bandiera della Stella del Mattino, messa al bando dall’Indonesia perché simbolo della indipendenza papuana.

Inoltre nel 2018 Di Natale affermò pubblicamente che il governo Indonesiano aveva negato “per troppo tempo” il diritto alla autodeterminazione, riferimento al modo autoritario e non rappresentativo con cui fu condotto il referendum del Atto di Libera scelta.

Esiste una piccola lobby per la indipendenza papuana al di fuori del parlamento australiano. Nel 2017, un militante issò la bandiera della Stella del Mattino sul tetto del Consolato Indonesiano generale nello stato di Vittoria, azione che causò una forte condanna dal ministro degli esteri indonesiano Retno Marsudi e che vide il risorgere delle tensioni tra i due paesi a causa della questione di Papua Occidentale. Nel 2017 tre cittadine del Vittoria tennero cerimonie in cui fu issata la bandiera della Stella del Mattino ed espressero sostegno al movimento indipendentista papuano.

Da notare che nel 2019 Benny Wenda presentò all’Alto Commissario per i diritti umani dell’ONU Michelle Bachelet una petizione firmata da 1,8 milioni di papuani che sostiene un’indagine ONU sulle presunte violazioni dei diritti umani a Papua Occidentale. La petizione chiede anche una votazione sull’ indipendenza papuana con supervisione internazionale.

Nonostante questi passi, sin dal 1962, tutti i governi australiani ed i maggiori partiti australiani hanno sostenuto la sovranità indonesiana su Papua Occidentale. E’ un sostegno motivato dal desiderio dell’Australia di mantenere buone relazioni con il vicino indonesiano che costituisce la maggiore economia del Sudestasiatico e il quarto paese al mondo per popolazione.

Il sostegno bipartisan per il governo indonesiano su Papua Occidentale si erge a contrasto per il sostegno dato all’indipendenza di Timor Leste negli anni 90 che creò molte tensioni nelle relazioni tra Australia ed Indonesia.

Il sostegno del governo australiano per il governo indonesiano a Papua Occidentale fu codificato nel 2006 nel trattato di Lombok tra i due governi in cui si stipula che Australia ed Indonesia non “sostengono o partecipano ad attività di persone o entità che costituisca minaccia alla stabilità, sovranità o integrità territoriale dell’altra parte, comprese da chi cerca di usare il suo territorio per incoraggiare …il separatismo nel territorio dell’altra parte”.

Il riferimento del trattato al separatismo è un riferimento implicito al movimento di indipendenza papuana che i governi indonesiani hanno qualificato più volte come separatista. Di conseguenza con la firma del trattato il governo australiano, allora guidato da John Howard, formalizzò la politica australiana di sostegno al governo australiano su Papua Occidentale.

In modo simile vari governi USA hanno sostenuto la sovranità indonesiana su Papua Occidentale.

L’efficacia del movimento indipendentista è e continuerà ad essere limitato dalla mancanza di sostegno sia dalla potenza mondiale americana che da quella regionale australiana nel pacifico meridionale.

Interessante da notare persino i governi di Timor Leste, che fu colonia indonesiana dal 1975 al 1999 ed ebbe un movimento indipendentista che lottò contro il governo indonesiano, si è rifiutata di sostenere il movimento di indipendenza papuano.

La ragione è che forse si vuole mantenere una relazione positiva con l’Indonesia che rappresenta il vicino maggiore e più importante di Timor Leste. Jose Ramos-Horta, indipendentista del FRETILIN durate la lotta per l’indipendenza di Timor Leste e poi primo ministro, presidente e ministro degli esteri di Timor Leste, ha sempre sostenuto la sovranità indonesiana su Papua Occidentale e si è poi rifiutato di dare solidarietà ai separatisti papuani.

L’opposizione verso l’indipendenza papuana da parte di tutti i governi indonesiani, che resta il fattore più forte che ostacola il movimento indipendentista, è il credo radicato che Papua Occidentale sia giustamente parte dell’Indonesia in quanto Indonesia e Papua erano parte delle colonie olandesi e costituivano insieme le Indie Olandesi Orientali.

indipendenza papuana

Il rifiuto indonesiano del movimento indipendentista di Papua Occidentale è anche motivato dal fatto che Papua Occidentale è una provincia ricca di risorse che apportano molte entrate ai governi indonesiani. A Papua Occidentale ci sta la miniera Grasberg, la seconda miniera al mondo di rame ed oro che è gestita dall’americana Freeport McMoRan, il più consistente contribuente indonesiano.

Nel 2019 il ministro della difesa indonesiano Ryamizard Ryacudu disse su Papua Occidentale:“Non è permessa loro l’indipendenza. Punto definitivo”

Nonostante gli sforzi una Papua Occidentale indipendente resterà proibita ed improbabile.

Olivia Tasevski TheDiplomat