Basterà una gigantesca diga marina a tenere a galla Giacarta?

giacarta alluvionata

In una sua intervista il presidente indonesiano Joko Widodo ha detto di volere la costruzione veloce di una gigantesca diga marina per impedire che le parti basse della capitale sprofondino sotto il mare, dando sostegno rinnovato ed un senso di urgenza ad un grande progetto contestato dal moto di un pachiderma.

Il presidente ed il suo governo combattono contro un programma stretto ed una previsione di esperti che valutano che un terzo di Giacarta, con i tassi attuali, potrebbe essere sommersa nel 2050.

La crisi esistenziale della metropoli è il culmine di un decennio di sviluppo incontrollato, privo di alcuna pianificazione urbana e cattivo governo dei politici cittadini che negli anni hanno seguito gli interessi privati contro quelli pubblici.

Poiché non esiste una rete idrica comprensiva, famiglie ed industria accedono agli acquiferi della città causando una rapida subsidenza a Giacarta settentrionale dove abitano milioni di persone.

Qui il suolo acquitrinoso sprofonda ad una media di 10 centimetri all’anno. Il crescente livello del mare per il riscaldamento del pianeta rafforzerà il problema nei prossimi decenni.

Widodo ha detto alla agenzia AP che è tempo di portare avanti la diga marina, un progetto che iniziò ad essere considerato dieci anni fa.

“Questo immenso progetto dovrà essere fatto velocemente per impedire a Giacarta di sprofondare sotto il mare” disse in un’intervista rilasciata in un ristorantino che vende piatti piccanti indonesiani.

E’ determinato a spingere i progetti e riforme fondamentali anche se potenzialmente antipopolari e nota che avrà meno impedimenti dalla politica locale durante la sua seconda ed ultima presidenza.

Ha anche parlato di altri piani ambiziosi per Giacarta, una megalopoli congestionata, inquinata e diffusa di dieci milioni di persone, numero che si ingigantisce di tre volte se si contano le persone che vivono nella più vasta area metropolitana.

“Vogliamo separare la capitale, il centro del governo e Giacarta come centro economico e di affari. Non vogliamo che tutto il denaro esista solo a Giava. Vogliamo che stia anche fuori di Giava.” ha detto il presidente.

Un altro fattore è la vulnerabilità di Giacarta agli allagamenti e al terremoto secondo Widodo.

“Dobbiamo assicurare che la nostra capitale sia salva da disastri” ha detto senza però nominare il nuovo luogo per la nuova capitale.

Le minacce a Giacarta sono molto visibili a Muara Baru, la baraccopoli lungo il mare a nordovest della città.

Una diga marina lungo la costa vuole proteggere le casupole improvvisate dell’area contro le acque del Mare di Giava, ma la barriera di cemento, innalzata e rinforzata dopo un grande alluvione oltre un decennio fa, ha sviluppato crepe.

Uno stabile rivolo di acqua salmastra lo passa coprendo la strada lungo il muro di un infuso poco profondo di acqua salmastra. Una moschea sommersa a metà sulla parte del muro sulla baia è un duro ammonimento di ciò che attende l’intera area. Due donne che abitano lì vicino dicono che le loro case sono frequentemente allagate.

Giacarta è descritta come una delle città del mondo a più rapido sprofondamento, risultato di una sfortuna geografica che si combina con la cattiva gestione.

La città siede su una base acquitrinosa attraversata da 13 fiumi pesantemente inquinati. La causa principale di questo sprofondare è l’eccessiva estrazione di acqua di falda. Negli ultimi anni il peso di edifici sempre più alti comprime ancora di più il suolo.

Heri Andreas, scienziato della terra presso Istituto di Tecnologia di Bandung dice che in alcune parti di Giacarta Nord il livello del suolo è già da 2 a 4 metri sotto il livello del mare e sprofonda fino a 20 centimetri l’anno.

“Giacarta continua a sprofondare” dice Andreas, esperto di geodesia. “Se continua la subsidenza allo stesso tasso il 95% di Giacarta Nord sarà sotto l’acqua per il 2050.”

L’acqua coprirà un terzo della città secondo Heri Andreas.

Adreas dice che ci è voluto del tempo affinché le sue allarmanti previsioni fossero prese seriamente dal governo indonesiano, ma la pianificazione di una diga gigantesca che racchiuda la Baia di Giacarta iniziò un decennio fa.

Il progetto da 42 miliardi di dollari prevede tre stadi che iniziano col rafforzamento dei 30 chilometri di dighe costiere esistenti e con la creazione di 17 isole artificiali. A questo seguirà la costruzione di dighe giganti sui lati occidentali e orientali della baia.

L’applicazione comunque è stata lenta nelle discussioni politiche sul costo del progetto e il danno possibile all’industria locale della pesca.

Andreas che talvolta è consultato dalle autorità ed ha incontrato le autorità qualche giorno fa dice che si attende che sia costruita una versione ridotta della gigantesca diga marina per un valore inferiore del budget iniziale.

In questo scenario una diga di venti chilometri rinchiuderebbe parte della baia per proteggere le aree più vulnerabili piuttosto che un giro che voleva essere lungo tre volte. Questo darebbe tempo al governo di trattare con le altre aree in seguito.

I pescatori del posto considerano con sospetto questo progetto enorme e temono per il loro modo di sopravvivere.

A Muara Angke un porticciolo da Giacarta Nord, Pandi minimizza gli avvisi degli scienziati sostenendo che le alluvioni occasionali sono parte della vita della costa.

Pandi sopravvive coltivando mitili in una operazione che dà da vivere a 30 persone.

Qualche giorno fa varie persone trasferirono il loro raccolto da una piccola barca in una tinozza più grande sui fuochi vicini. Una volta che i mitili sono cotti, gli uomini li buttano per terra dove le donne rimuovono i gusci preparando la vendita dei mitili.

Pandi racconta che il reclamo del suolo già in corso lo ha costretto ad andare ancora più a largo alla ricerca di mitili. Teme che una diga marina gigantesca potrebbe far scomparire la sua impresa.

“Se non possiamo lavorare soffriremo a lungo. Finire sotto l’acqua fa solo parte del rischio”
Karin Laub, TheDiplomat