Guanto di sfida di Duterte alla Cina oppure un compromesso al ribasso?

nove miliardi di dollari

Il presidente filippino Duterte, che è accusato di non avere una posizione più dura contro la Cina nel Mare Cinese Meridionale, promette di lanciare un guanto di sfida nel suo viaggio di questo mese a Pechino.

Nel promesso cambio di politica, Duterte dice che solleverà in modo formale la decisione della Corte Permanente dell’arbitrato internazionale de L’Aia in favore delle Filippine che annulla le richieste espansive cinesi nel mare cinese meridionale.

Appena dopo la sua vittoria elettorale del 2016, Duterte scelse di “mettere da parte” la decisione storica e rendere prioritario il colloquio sul confronto con la Cina, che ha rigettato del tutto la decisione come “nulla” sostenendo che il tribunale non aveva giurisdizione sulla questione.

Pechino invece si è mossa per consolidare la propria posizione costruendo strutture e militarizzando caratteristiche di mare che controlla comprese quelle che ricadono nella zona economica esclusiva filippina. (EEZ)

Più di recente, Duterte ha detto di aver fatto un accordo segreto che permette ai pescatori cinesi di sfruttare le acque filippine, generando così altre contraddizioni in un momento in cui i capi militari filippini attaccavano retoricamente le attività cinesi e le minacce percepite nelle acque vicine.

L’annuncio di Duterte di voler sollevare la questione dell’arbitrato a Pechino serve chiaramente ad acquietare i suoi critici e attenuare la pressione pubblica. Mira anche ad aprire la strada legale per nuovi accordi di condivisione di risorse con la Cina nelle aree contese in mare.

Accordi congiunti precedenti sono stati criticati aspramente come anticostituzionali se Pechino non riconosceva la sovranità filippina nelle aree di mare che devono essere esplorate e sfruttate congiuntamente.

“La decisione arbitrale, ne riparleremo .. Ecco perché andrò in Cina” ha annunciato il presidente durante un discorso di alto profilo del 6 agosto alla Camera di Commercio Cinese Filippina. “Andrò in Cina per parlare. Non l’ho detto prima che prima della scadenza del mio mandato parlerò del mare della Cina?”

In precedenza Duterte sosteneva che sollevare la questione arbitrale sarebbe futile considerando la posizione dura di Pechino e si correrebbe il rischio di attizzare potenzialmente quello che era un conflitto suicida con la Cina. Il suo chiaro cambio di cuore è stato salutato da importanti uomini di stato filippini, molti dei quali chiedevano alla sua amministrazione una linea più ferma con la Cina.

Il senatore Lacson, senatore indipendente e possibile candidato presidenziale, ha detto che era tempo che Duterte sollevasse la questione con la controparte cinese.

“Sarebbe dovuta essere fatta prima. Abbiamo bisogno di discuterla interamente. E’ il omento perfetto poiché ci sarà un incontro col presidente Xi Jinping…” ha detto Lacson.

Uno dei principali critici di Duterte, l’ex ministro degli esteri Albert del Rosario, colui che fu coinvolto nel lanciare la procedura di arbitrato contro la Cina, ha salutato in modo simile la decisione di Duterte.

“Assicuriamogli il sostegno di tutti i filippini” ha detto l’ex diplomatico.

L’attuale ministro degli esteri Teodoro Locsin ha in qualche modo messo il piede sul freno dicendo che l’incontro col presidente cinese deve andare ancora a buon fine.

“Non c’è ancora una data finale. Parlerò all’ambasciatore cinese per finalizzare l’agenda” ha detto Locsin e non è stata annunciata nessuna data per il viaggio di Duterte. Lo scorso novembre Xi Jinping fece visita a Manila promettendo miliardi di dollari di aiuti ed investimenti.

Al contempo ci sono ragioni per dubitare dell’intenzione di Duterte di confrontarsi con Xi Jinping diplomaticamente sul Mare Cinese Meridionale nel prossimo colloquio che segnerà la quinta volta che fa visita alla Cina nei suoi tre anni di presidenza.

In modo significativo l’annuncio di Duterte è giunto qualche giorno dopo che i suoi capi militari, quali il ministro della difesa Lorenzana e il consigliere della sicurezza nazionale Hermogenes Esperon, avevano espresso le preoccupazioni sulle minacce cinesi percepite come crescenti agli interessi sovrani filippini.

Queste preoccupazioni erano state accese quando le navi da guerra cinesi spensero il loro sistema automatico di identificazione nel passare nelle acque territoriali filippine.

In risposta il portavoce delle forze armate filippine il generale Edgardo Arevalo accusò apertamente la Cina di duplicità e inganno.

Inoltre Lorenzana accusava la Cina di comportamento da bulli verso le Filippine e criticò apertamente la presenza denunciata di varie navi da guerra e navi di sorveglianza dentro le acque filippine senza preavviso alcuno.

“Quello di cui abbiamo davvero bisogno è di calmare le paure dei vicini della Cina, di informare gli altri paesi di ciò che le loro navi fanno qui, non solo le navi di indagine idrografica, ma anche le loro navi che passano nelle nostre acque territoriali” disse il capo della difesa il giorno 8 agosto.

“Se l’intenzione è solo di studiare il mare o il pesce, la vita del mare, allora non è una minaccia della sicurezza. Ma se fanno altre cose come ricognizione o sorveglianza delle nostre posizioni allora è una minaccia”

Photo: AFP/Ted Aljibe

Lorenzana si è anche detto d’accordo con il ministro della difesa USA Mark Esper nella sua critica alle azioni di Pechino, come “hanno reclamato barre o barriere trasformandole in isole artificiali, e pongono lì lunghe piste aeree, strutture e aerei militari e armi difensive”

Lorenzana ha messo in dubbio l’affermazione cinese che la militarizzazione delle caratteristiche di mare sia di carattere strettamente difensivo perché i sistemi di arma come i missili possono “essere trasformate in offensivi in un istante”.

La difesa si è anche opposta agli ultimi piani di imprese cinesi di affittare isole strategiche nel nord del paese, come Fuga e nelle acque del nordovest, Chiqita e Grande, temendo che i piani di investimento possano avere propositi doppi.

Lorenzana di recente ha detto che la Marina dovrebbe porre un nuovo distaccamento nella regione più a nord a scopi di monitoraggio.

All’inizio dell’anno, Lorenzana negò anche sulla base della sicurezza nazionale un accordo che avrebbe permesso a compagnie cinesi di acquistare i cantieri navali di Subic Bay dove sono presenti anche strutture navali.

Allo stesso tempo Duterte è restato fermo contro un rafforzamento delle posizioni USA nelle Filippine, dando voce all’opposizione ad ogni discussione sul possibile impiego di sistemi missilistici di difesa USA sul suolo filippino.

Gli USA e Filippine di recente hanno rivisto i termini del loro trattato di mutua difesa MDT del 1951 che richiede alle due parti di andare in difesa dell’altro in caso di attacco straniero.

“C’è un articolo sui giornali secondo cui gli USA vogliono porre alcuni missili balistici di medio raggio. Non può mai accadere” ha detto Duterte davanti a uomini di affari cinesi e filippini nel palazzo presidenziale. “Non accadrà mai perché non lo permetterò mai. E’ una violazione della costituzione. Non si possono porre armi nucleari nelle Filippine”

Il presidente ha anche detto che non permetterà di stare a “tutte le truppe straniere, non solo americani, nella mia terra” e che vuole evitare di accendere le tensioni che ribollono tra Cina e USA nella regione. “Se volete fare lite, fatelo da soli”

Nel suo messaggio alla nazione di luglio, Duterte provò a giustificare la sua decisione controversa di permettere a pescherecci cinesi di entrare nelle acque nazionali citando “i diritti tradizionali alla pesca” di altre nazioni attorno alla contesa Barra di Scarborough, una caratteristica occupata dalla Cina dopo uno scontro navale nel 2012.

Gli analisti credono che Duterte userà l’arbitrato internazionale e gli articoli di condivisione delle risorse secondo la legge internazionale come giustificazione legale per un accordo proposto di esplorazione condivisa nelle aree contese.

“Hanno proposto una condivisione dei profitti del petrolio del 60 a 40. Va bene per me ma potrebbe essere un argomento di dopo se abbiamo tempo” ha detto il presidente promuovendo un accordo proposto di sviluppo di energia con la Cina nel tratto di mare conteso di Reed Bank.

In precedenza il ministro degli esteri Locsin aveva elogiato l’accordo di esplorazione congiunto con la Cina come “superiore al nostro” e di recente aveva twittato che “Tutto sta andando bene” rispetto ai negoziati per l’accordo congiunto di Reed Bank.

Mentre Duterte ha promesso di prendere una posizione più dura contro la Cina, il messaggio sarà di certo più sfumato e conciliatorio dietro le porte chiuse a fine mese a Pechino.

Richard Heydarian, Asiatimes