Truppe indonesiane fresche e ristretto accesso ad internet a Papua

Dopo gli ultimi disordini e la crescita delle manifestazioni contro il razzismo e l’indipendenza, che hanno portato all’attacco all’aeroporto di Sorong e alla fuga di detenuti dalla prigione di Manokvari, sono arrivate truppe indonesiane fresche a Papua ed è stato ristretto l’accesso ad Internet.

Il video ottenuto da Al Jazeera mostra l’arrivo di centinaia di militari e personale di polizia a Manokwari e nelle zone delle proteste violente, mentre il portavoce del TNI Generale Sisriadi ha riferito ad AJ di 300 sodati arrivati a Manokwari.

L’isola di Papua comprende Papua Nuova Guinea, stato indipendente, e le province indonesiane definite Irian Jaya e costituite da Papua e Papua Occidentale.

Fino agli anni 60 Irian Jaya era una colonia olandese e dopo un controverso referendum del 1969, a cui votarono solo mille persone su 800 mila papuani, fu incorporato nella repubblica indonesiana con il nome di Irian Jaya. Da allora è in corso una ribellione armata del WPNLA, esercito di liberazione nazionale di Papua Occidentale.

L’ultimo attacco importante fu quello di dicembre quando furono uccisi 17 lavoratori delle costruzioni scatenando la repressione militare che ha portato nella giungla lontano dalle case 35 mila persone.

E’ anche la regione più povera del paese nonostante le sue ricchezze naturali abbondanti in cui abbondano anche accuse di violazioni di diritti umani.

La protesta su Papua è stata innescata dal trattamento razzista e degradante degli studenti papuani sull’isola di Giava.

Nonostante gli inviti del presidente Joko Widodo alla calma e al perdono e le scuse del governatore provinciale di Giava Orientale Khofifah Indar Parawansa verso gli studenti papuani per il trattamento da loro subito, le manifestazioni non si sono affatto fermate in tutte le province papuane e nelle città indonesiane dove è attivo il movimento studentesco papuano.

Fonti di AJ hanno mostrato video in cui era issata la bandiera della Stella del Mattino a Fakfak a Papua Occidentale dove sarebbe stato appiccato un incendio al mercato locale. Issare la bandiera indipendentista da solo comporta il rischio di carcere fino a 15 anni di prigione.

Mentre a Fakfak sono arrivate truppe indonesiane fresche il mercoledì pomeriggio a Timika manifestanti sono sfilati per strada con militari in abbigliamento antisommossa e con fucili.

A Manokvari martedì sarebbe stata ferita una ragazza ad un piede secondo il portavoce del WPNC che ha dato inizio alle proteste, mentre proteste con feriti si sarebbero avute a Sorong nel cui aeroporto sono stati cancellati voli di arrivo.

Sempre a Sorong si sono avute poi gli incendi appiccati alla prigione da cui poi sono fuggiti 250 detenuti, oltre all’inseguimento di uomini della polizia da parte di un grosso numero di manifestanti armati di pietre e mazze. A Jayapura sarebbe stato ferito con armi da fuoco un poliziotto.

Si vanno delineando anche i fatti accaduti a Surabaya. Gli studenti papuani sono erano stati accusati di aver gettato la bandiera negli scoli della fognatura, nel giorno dell’indipendenza indonesiana, da un folto gruppo di organizzazioni di massa giavanesi radunatesi davanti ai loro dormitori.

Nel confronto teso ci sono state accuse razziste contro gli studenti papuani come “cani, scimmie, animali e maiali” stando ad un’inchiesta di Amnesty International. La polizia sopraggiunta ha costretto gli studenti ad abbandonare i dormitori sparando i lacrimogeni dentro ed arrestando per poche ore gli stessi studenti. La polizia ha detto che poi gli studenti sono tornati ai loro dormitori senza alcun arresto e che l’azione era stata fatta per la loro incolumità.

Fakfak

Giovedì sono circolate a Malang, Giava Orientale, voci di manifestazioni indipendentiste fortemente contestate dai cittadini di Malang con la minaccia finale del sindaco di Malang che ha minacciato gli studenti papuani di rispedirli con la forza a Papua Occidentale.

Il capo della polizia di Sorong Mario Christy Siregar ha riferito ad AJ che non ci sono stati gravi feriti e che la situazione è sotto controllo. Martedì il portavoce della polizia aveva detto ad AJ che “nessun poliziotto usa alcun proiettile” e che la polizia ha usato si è contenuta al massimo.

Le manifestazioni indipendentiste hanno coinvolto altre parti di Papua come Nabire, Biak, Bintuni Bay, Kaimana e Yahukimo con inni alla libertà per Papua e “Non siamo rossi e bianchi, siamo la stella del mattino”.

Rosso e bianco sono i colori della bandiera indonesiana, mentre la bandiera indipendentista è la stella del mattino.

Manifestanti hanno spiegato al AJ perché si univano alle proteste nel terzo giorno.

Timika

“La gente di Papua continua a protestare perché vuole l’indipendenza … crediamo che solo l’avere l’indipendenza rende la nostra autostima come quella delle altre nazioni” ha detto Victor del WPNC il quale si era appellato alla comunità internazionale per seguire Papua Occidentale “particolarmente dopo l’impiego di centinaia di poliziotti e soldati”

Il presidente del Movimento di liberazione unito per Papua Occidentale Benny Wenda ha espresso la preoccupazione per la situazione degli studenti papuani in Indonesia.

“Il razzismo va mano nella mano col la colonizzazione e la repressione. Come la gente di colore del Sudafrica che lotta contro l’apartheid, la nostra lotta contro il razzismo è anche la lotta per l’autodeterminazione” ha detto in una dichiarazione. “Le parole del presidente Widodo non sono sufficienti: i papuani non smetteranno di combattere fino a che non si raggiunge l’uguaglianza, l’autodeterminazione ed un referendum sull’indipendenza”

Mentre continuano le proteste il governo ha rallentato la rete internet in parti di Papua Occidentale. Secondo Arnold Belau di Suara Papua, internet a Jayapura è stata chiusa sin da lunedì.

Il ministro delle comunicazioni Rudiantara ha detto ad AJ che il governo ha applicato un “meccanismo di velocità” per filtrare l’informazione e prevenire la diffusione di voci incontrollate durante la protesta. Il ministro ha detto che il meccanismo è in vigore a Jayapura, Manokvari e Sorong tra mezzogiorno e le otto di sera, applicato dai fornitori di accesso ad internet.

“Abbiamo bisogno di farlo non solo per la sicurezza nazionale ma anche per evitare la diffusione di bufale a provocare la massa”

Il ministero insieme alla polizia ha iniziato ad esaminare post dei media sociali e sostiene di aver individuato due profili che avrebbero iniziato i disordini a Manokwari.

Uno dei profili individuati dal ministero che hanno messo in giro le bufale è quello di Veronica Koman, avvocato dei diritti umani legati a Papua, che avrebbe parlato dell’arresto degli studenti papuani a Surabaya. In realtà Veronica Koman sarebbe stata citata in modo indebito. Laddove l’avvocato parlava di arrestati, il ministero parlava di rapiti. Si è scatenata una reazione pubblica forte in cui Veronica Koman ha chiesto le scuse pubbliche del ministero.

Secondo Veronica Koman, aver rallentato internet è una violazione dei diritti dei papuani alla libertà di espressione ed accesso all’informazione, più che una misura per ridurre le bufale. Veronica Koman ha detto che il suo gruppo di lavoro prepara una protesta ufficiale presso il rappresentante dell’ONU per la libertà di espressione sul blocco di internet a Papua.

Senza internet l’unica voce possibile è la televisione che può facilmente essere controllata da Giacarta.

A Timika sono state arrestate 34 persone secondo l’agenzia di notizie statale Antara.

La notizia del blocco di internet a Papua giunge mentre continuano le forti manifestazioni antirazziste di giovedì a Sorong e Fakfak e manifestazioni anche nella capitale Giacarta.

Giungono a Papua Occidentale sia il ministro della sicurezza Wiranto che il capo della polizia Tito Karnavian per presiedere alle operazioni di sicurezza nella regione.

Secondo Wiranto aver bloccato temporaneamente Internet vuole “accelerare il processo di restaurare la sicurezza e l’ordine a Papua e le aree circostanti” e, secondo il ministero della telecomunicazione, resterà “finché la situazione torni ad essere favorevole e normale”.

“Riguarda solo i dati, si possono fare e ricevere telefonate o messaggi” ha aggiunto il ministro Rudiantara.

Interruzione dell’informazione

La chiusura di Internet a Papua (dove è vietato l’accesso a giornalisti stranieri non autorizzati, TSV) è stata condannata sui media sociali.

SAFEnet, Rete della libertà di espressione del Sudestasiatico, che usa un hashtag “Keep it on” per fare pressioni sul governo per togliere il divieto, ha detto per bocca del suo direttore esecutivo Damar Juniarto, che il governo viola le leggi del paese. “Impedisce alle persone di fare il proprio lavoro. E’ un passo all’indietro nella democrazia ed è una grave violazione”

Yan Warinussy, papuano che vive a Manokwari, ha confermato che può accedere ad internet solo col wifi privato.

Altri giornalisti a West Papua hanno raccontato ad AJ di aver avuto difficoltà a trasmettere notizie da Sorong, Fakfak e altre parti remote della regione.

“”C’era una cosa grossa quando i militari e la polizia provavano a negoziare con i dimostranti, ma nel percorso la gente ha gettato pietre contro di loro. Un poliziotto è rimasto ferito” ha detto Arnold Kapisa di Tabloid Jubi, famoso a Papua. “Non possiamo avere foto e video e articoli immediatamente al nostro ufficio”

Febriana Firdaus, Al Jazeera

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