Senza dialogo i Rohingya non accetteranno nessun rimpatrio nel Rakhine

Senza dialogo e senza che la Birmania vada incontro alle loro richieste, i Rohingya non sceglieranno mai il rimpatrio.

I Rohingya, rifugiati in vari grandi campi a Cox’s Bazar in Bangladesh, hanno chiesto un dialogo con le autorità birmane prima di qualunque tentativo di rimpatrio di rifugiati dal Bangladesh.

Senza un dialogo e senza che la Birmania vada incontro alle loro richieste I Rohingya non sceglieranno mai il rimpatrio e la ricollocazione della loro terra natia secondo quanto detto dai capi Rohingya domenica.

La richiesta è giunta la domenica mattina da una manifestazione enorme di almeno centomila Rohingya che sono giunti da tutti i campi di Teknaf e Ukhiya per ricordare i due anni dal loro ultimo esodo dallo stato Rakhine Birmano.

Il capo della polizia a Cox’s Bazar Iqbal Hossain ha detto:

“Oltre centomila Rohingya si sono radunati qui per osservare i due anni dal loro ultimo esodo dalla Birmania”

L’evento che si è tenuto nel capo 4 del Modhurchhara di Kutupalong a Ukiya è stato organizzato da ARSPH, Società dei Rohingya del Arakan per la pace e i diritti umani, a cui hanno partecipato vari esponenti Rohingya. Dopo è seguita una preghiera di massa durata una ventina di minuti.

Il presidente del ARSPH, Mohibullah, giunto scortato dalla polizia ha detto ai manifestanti:

“Il governo birmano deve prima incontrarci. Devono parlarci sulle nostre richieste e soddisfarle. Poi parleremo del nostro rimpatrio e della nostra ricollocazione nella nostra terra”

I capi Rohingya nei loro discorsi ai manifestanti hanno portato le loro richieste che sono in primo luogo la cittadinanza birmana come Rohingya, la sicurezza e salvaguardia delle loro vite una volta rimpatriati e la loro ricollocazione delle case e terre che persero durante la repressione delle forze di sicurezza birmane nel 2017.

Hanno anche chiesto alla comunità internazionale di continuare a spingere il governo birmano a stabilire la verità e soddisfare le loro richieste.

Hanno anche chiesto alla Corte Penale Internazionale di processare e punire i capi militari birmani e gli estremisti Mogh per le atrocità commesse contro la popolazione del nordovest birmano.

Seduti nei campi e nelle colline circostanti centinaia di migliaia di Rohingya hanno applaudito.

Shura Khatun, che ha partecipato alla manifestazione insieme ad un gruppo di donne Rohingya ha detto che era lì anche nella manifestazione dello scorso anno.

“Venimmo qui per commemorare chi fu ucciso dalle forze di sicurezza birmane. Rendemmo omaggio a tutte le vittime delle atrocità”

Amir Ahmed un docente in una scuola dei campi ha detto che si sono radunati qui in armonia per la loro vicenda di rifugiati.

“Ci devono assicurare prima di un rimpatrio la Cittadinanza come Rohingya, sicurezza per le nostre vite e restituzione delle case e terre”

Un altro uomo Rohingya che vive nel campo 8 ha detto: “Non siamo felici qui. Ma almeno siamo vivi e questo è quasi tutto per noi oggi. Sappiamo che siamo un peso per questo paese. Ma non avemmo altra scelta. Non avevamo altro posto dove fuggire con qualunque cosa potemmo afferrare quando iniziarono gli attacchi quel 25 agosto del 2017”

L’uomo ha sottolineato che ritorneranno nella terra natia se il governo birmano soddisfa le loro richieste in coordinamento con la comunità internazionale ONU compresa.

Oltre 730 mila Rohingya fuggirono dal Rakhine in Bangladesh dopo che le forze armate birmane lanciarono la repressione dopo gli attacchi sulle posizioni della sicurezza il 25 agosto 2017.

Mentre fu cacciata la maggioranza dei Rohingya del nordovest birmano con la campagna militare, resta una comunità dispersa di 200 mila persone nello stato Rakhine nei villaggi risparmiati dalla violenza.

Due anni dopo, molti di chi è rimasto restano intrappolati, sin dallo scorso anno, in un nuovo conflitto tra truppe governative ed Arakan Army, gruppo armato etnico buddista del Rakhine.

Sui manifesti e striscioni delle decine di migliaia di Rohingya si potevano leggere le loro richieste di cittadinanza e di giustizia.

Oltre questa massiccia manifestazione altre manifestazioni di altri gruppi si sono tenuti nei campi di Teknaf e Ukhiya con le stesse richieste.

Sin dal loro arrivo in Bangladesh 730 mila Rohingya vivono in situazione disastrosa in campi superaffollati lungo il distretto costiero.

Cox’s Bazar attualmente ospita oltre 1,1 milioni di rifugiati che sono i 730 mila dell’esodo di due anni fa ed altri 400 mila profughi scappati alle precedenti purghe nei decenni passati.

Secondo ONG differenti la cifra attuale della popolazione Rohingya supererebbe negli oltre 30 campi un milione e quattrocento mila persone, compresi i bambini nati qui.

La scorsa settimana i governi del Myanmar e Bangladesh hanno fatto un secondo tentativo di rimpatriare varie famiglie Rohingya del campo 26 a Shalbagan a Teknaf.

Il tentativo però è fallito dopo che i Rohingya hanno chiarito che si sentivano traditi perché la Birmania non ha tenuto alcun dialogo con loro e che non torneranno fino a che non saranno soddisfatte le loro richieste. In cima alle richieste c’è la cittadinanza come Rohingya.

Hanno chiesto anche il ripristino delle loro case, delle terre e delle proprietà e di processare chi ha commesso quelle atrocità sui Rohingya e la riabilitazione per coloro che vivono nei campi interni in Birmania.
Dhaka Tribune

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