Importazioni di olio di palma nella UE ed il rischio di guerra commerciale

Indonesia e Malesia si coalizzano in vista di una possibile guerra commerciale con l’Unione Europea, che cova ormai da anni, anche se non ha lo stesso peso economico di quella tra USA Cina.

Negli ultimi due anni un’Europa sempre più consapevole delle problematiche ambientali si sta dirigendo verso il blocco delle importazioni di olio di palma per il biocarburante, perché la sua produzione causerebbe una forte deforestazione.

I due paesi sono i maggiori produttori di olio di palma che nel caso indonesiano ha un peso del 2-3% del PIL.

A marzo la UE aveva ulteriormente ristretto la quota di biocarburanti derivanti da importazioni di olio di palma che si può considerare negli obiettivi di energia rinnovabile del blocco. Per il 2020 gli stati membri devono assicurare che almeno un decimo del loro consumo di combustibile venga da fonti rinnovabili, ma i prodotti da olio di palma non avranno un peso. Per il 2030 la UE mira a fermare le importazioni di olio di palma.

Poi il 14 agosto la UE ha rafforzato il problema reintroducendo le tariffe sulle importazioni di olio di palma sussidiato dall’Indonesia, dopo che un’inchiesta scoprì come i sussidi di Giacarta per i produttori locali distorcevano il mercato ed erano “una prova di lesioni materiali” per le imprese europee.

Le tariffe, che vanno da 8% al 18% a seconda del produttore indonesiano, offrono protezione dalle imprese di biocarburante europeo che soffrono da quando la UE tolse i dazi sulle importazioni indonesiane dello scorso anno per ordine del WTO.

La imposizione nuova temporanea durerà fino a dicembre ma potrà essere estese per cinque anni.

Giorni prima dell’annuncio della UE Giacarta minacciò di vendicarsi accrescendo le sue tariffe sulle importazione di prodotti caseari dalla UE dall’attuale 5-10% ai 20-25% se Bruxelles andasse avanti con i nuovi dazi.

“La UE può imporre qualcosa su di noi finché il parametro è giusto, ma se il parametro non lo è, allora è un atto di protezionismo e di guerra commerciale” disse Enggartiasto Lukita, ministro del commercio Indonesiano. “Non possiamo stare fermi quando c’è ingiustizia”

Malesia ed Indonesia pensano ad una risposta punitiva congiunta. Dopo la visita di Joko Widodo in Malesia all’inizio del mese, il primo ministro malese Mahathir Mohammad disse che i due paesi stanno pensando di portare l’Europa davanti alla Corte Internazionale di Giustizia.

Lo scorso mese i due paesi parlavano anche di portare il blocco europeo al WTO sull’accusa che rimuovere le importazioni di olio di palma sia discriminatorio.

L’Indonesia sostiene che la UE usa politiche protezioniste che mirano a diminuire le importazioni di olio di palma dei due paesi a beneficio degli oli vegetali come quello di girasole e di colza. Le regole del WTO permettono ai paesi di provare ad influenzare le politiche ambientali degli altri paesi attraverso termini commerciali benché non solo per scopi protezionisti.

“Si parla di commercio mondiale, e dobbiamo esaminare le pratiche commerciali per prima cosa. Se viola una legge internazionale, naturalmente andremo alla corte internazionale” ha detto Mahathir.

La decisione europea di interrompere le importazioni di olio di palma per il 2030 si basa sulle indagini che la sua coltivazione ha causato il livello massimo di deforestazione di qualunque altro raccolto al mondo. Si presume che sia responsabile per il 70% del nuovo suolo ripulito per la coltivazione contro il 4% del mais e soia.

Il Consiglio dei Paesi Produttori di Olio di Palma, che rappresenta Malesia ed Indonesia insieme ad altri paesi, afferma che la UE ha usato per le sue conclusioni prove scientificamente false.

Giacarta e Kuala Lumpur hanno chiesto alla UE di aiutarli a rendere sostenibile la produzione di olio di palma piuttosto che abbandonarla del tutto.

I malesi si sono mossi anche sul piano retorico contro questa decisione europea. L’ex ministro dell’industria si è riferito alla politica UE come la politica del “Apartheid di coltura”.

Un recente articolo del Bloomberg scritto da uno studioso insieme al sostegno dell’Ufficio del Primo Ministro Malese l’ha definita “una aperta ipocrisia” e “una forma di colonialismo moderno che non ha posto nel mondo di oggi”

Lo stesso pezzo ha chiesto al UK, una volta che lascerà la UE ad ottobre, di prendere le distanze da questo divieto dell’olio di palma, promettendo di ritorno che la Malesia farà un accordo di libero commercio bilaterale, di cui UK avrà bisogno se lascia il blocco secondo una Brexit senza accordo.

Ma la UE non farà marcia indietro di fronte alla retorica dei due paesi e alle tattiche del divide et impera in Europa.

Bruxelles vorrebbe disperatamente giocare un ruolo maggiore nel mondo e la capitolazione sarebbe vista come un segno di debolezza su una delle principali posizioni si principio sul commercio globale, particolarmente se il blocco vorrà essere visto come indipendente da agenti come USA o Cina.

Inoltre l’ambientalismo ha assunto una rilevanza maggiore dopo le elezioni europee di Maggio che hanno portato un numero maggiore di deputati verdi nel parlamento europeo. La presidente della commissione europea Ursula von der Leyen ha dovuto persino promettere un “accordo verde” forte per convincere i parlamentari ambientalisti europei.

Oltre che in Europa, la politica guida la posizione confrontazionale dei due paesi sul commercio.

Le elezioni malesi del 2018 hanno visto il primo cambio di governo in assoluto in cui l’UMNO che aveva governato il paese da sempre ha perso contro la coalizione di Mahathir.

Una delle grandi ragioni del trionfo fu che Mahathir, già premier dal 1981 al 2003, è riuscito a vincere nel voto dei malesi delle campagne a tradizionale appannaggio del UMNO.

Per esempio i contadini poveri e piccoli proprietari malesi legati al FELDA, agenzia governativa legata agli abitanti delle campagne, che spesso coltivano olio di palma, erano fino alle elezioni scorse la “fortezza rurale” del UMNO.

Tuttavia la coalizione Harapan vinse 19 su 52 seggi del FELDA. Per tenerle dalla propria parte, particolarmente ora che un nuovo UMNO coopererà col partito islamico PAS nel riprendersi i sostenitori malay tradizionali, la coalizione di Mahathir avrà bisogno di mostrare di stare dalla parte degli interessi dei malay delle campagne, anche se significasse mettere in pericolo le relazioni con partner commerciali importanti.

In Indonesia si ha una situazione simile. Le elezioni di aprile videro il presidente in carica Joko Widodo battere l’opponente Prabowo Subianto per 55.5% contro 44.5%

Widodo comunque è fortemente criticato dal rivale per la cattiva gestione dell’economia rurale e la sua dipendenza dal voto delle città. Molti temevano che Prabowo potesse sottrargli il voto di Sumatra del Nord, grande produttrice di olio di palma roccaforte di Widodo nel 2014.

Widodo alla fine ha vinto ma solo dopo promesse costose nelle campagne. Nel 2018 raddoppiò il numero di persone che ricevevano “programma di speranza delle famiglie” in cui il governo dà 55 dollari a trimestre alle famiglie delle campagne per un 15% della popolazione.

Nella campagna elettorale Widodo promise altri 28 miliardi di dollari per progetti accessori. Forse fu di aiuto la nomina strategica a capo dello staff del presidente di Moeldoko dell’Associazione dei Coltivatori Indonesiani.

Mentre Indonesia e Malesia avranno dei governi democratici stabili nei prossimi anni, la loro popolarità dipenderà dal difendere gli elettori delle campagne, molti dei quali vivono nel campo dell’industria dell’olio di palma.

Il Consiglio dei Paesi Produttori di Olio di Palma afferma che almeno i due quinti del prodotto del lavoro in Malesia ed Indonesia è fatto da piccoli proprietari non grandi industrie agricole.

Ma mentre Giacarta e Kuala Lumpur sembrano dure nel combattere le politiche UE non c’è molto che possono fare.

Entrambi i paesi hanno bisogno della UE come partner commerciale più di quanto a UE abbia bisogno di loro. Quasi il 10% delle esportazioni indonesiane va in Europa che tuttavia vende meno del 1% in Indonesia. Il commercio bilaterale in beni tra Malesia e UE, ora il suo terzo partner commerciale maggiore, valeva 44 miliardi di dollari lo scorso anno. La Malesia godeva di un surplus di 12.7 miliardi.

La minaccia indonesiana di una crescita di tariffe sui prodotti europeo del 20-25% non sarà forse un grande deterrente perché le esportazioni di prodotti caseari vale appena il 2% del totale delle esportazioni dello scorso anno in Indonesia

La Malesia ha minacciato di fare marcia indietro sull’acquisto di 1 miliardo di dollari in equipaggiamento militare dagli stati europei e propone altrove gli acquisti pianificati. Ma le perdite per il settore delle armi non farà cambiare di molto gli ambientalisti in Europa che spingono per il divieto di olio di palma né sarà un deterrente per quei paesi che commerciano armi.

Sono romantiche anche le posizioni dei due paesi di portare la questione al WTO e alla ICC. WTO ha già detto che le politiche commerciali si possono usare per preoccupazioni di sostenibilità ambientale finché non rappresentano una misura apertamente protezionista.

WTO notò nello specifico che l’accordo di Partenariato Economico Globale UE Indonesia firmato a dicembre scorso include delle condizioni sul progresso ambientale dell’Indonesia.

Inoltre ogni diatriba portata al WTO impiega anni per essere valutata, specialmente se i due paesi sostengono che il divieto è motivato dal protezionismo ed una decisione sarà presa dopo che il danno irreversibile è stato già fatto al settore dell’olio di palma.

Le importazioni di olio di palma nella UE già diminuiscono. L’Olanda, da sempre il maggiore importatore di olio di palma europeo, ha visto le sue consegne del prodotto dalla Malesia scendere del 9.1% tra il 2017 e 2018 e di un altro 8.4% nella prima metà di questo anno.

La domanda crescente dell’Asia rappresenta una potenziale copertura. Le esportazioni malesi in India, già il maggiore importatore, sono raddoppiante nei primi sei mesi dell’anno e le esportazioni in Cina che è il secondo mercato sono cresciute del 10%.

Indonesia e Malesia andando allo scontro con la UE rischiano di sacrificare altri settori della loro economia all’olio di palma. Mentre l’olio di palma è un’esportazione importante verso la UE, il bene singolo maggiormente esportato verso il blocco, vale meno del 20% del commercio globale con l’Europa.

Lo scorso anno l’Indonesia ha esportato beni per 18,5 miliardi di dollari nella UE e l’olio di palma era il 12% con 2.1 miliardi, giù dal valore del 17% del 2016. Facendo una lotta aspra Giacarta rischia di mettere in pericolo l’altro 88% del commercio.

E’ necessario un ragionamento di più lungo termine. L’Indonesia è l’economia maggiore del Sudestasiatico e la sedicesima al mondo, eppure era solo il quinto partner commerciale europeo nel ASEAN nel 2017.

La UE si è resa disponibile ad allargare il commercio. Dopo la firma degli accordi di libero commercio bilaterale con paesi membri del ASEAN come Singapore e Vietnam, Bruxelles vuole continuare con Thailandia, Filippine, Malesia ed Indonesia.

Mentre i colloqui con la Malesia furono posposti nel 2012 senza alcuna prospettiva di ricominciare presto, la UE ha più fortuna con l’Indonesia con una serie di incontri ravvicinati del EIFTA a Giacarta.

Questi colloqui saranno messi in pericoli da una disputa commerciale sull’olio di palma. Giacarta però sa che, mentre le sue esportazioni di olio di palma in Europa valgono 2 miliardi l’anno, e scendono ogni anno, un trattato di libero commercio con la UE farà compiere un salto alle esportazioni del 17%, cioè di 7,5 miliardi di dollari secondo una valutazione europea di aprile.

Inoltre un trattato di libero commercio UE Indonesia potrebbe accrescere le cifre delle esportazioni globali del 2.2% perché “porterà ad una diversificazione commerciale con paesi terzi oltre alla creazione di nuovo commercio”.

Mentre non ha tanto senso dal punto di vista economico fare una battaglia commerciale con la UE, di certo ha senso politico per i due governi eletti di Widodo e Mahathir.
David Hutt, Asiatimes.com