Corte Suprema Thai conferma condanna a morte per Wai Phyo e Zaw Lin

E’ stata confermata dalla Corte Suprema Thailandese la condanna a morte per Wai Phyo e Zaw Lin, i due giovani emigrati birmani sull’isola thailandese di Koh Tao accusati di aver ucciso David Miller e di aver stuprato ed ucciso Hannah Witheridge il 15 settembre 2014 .

Potranno essere salvati dalla condanna a morte solo se il loro appello di clemenza al Re, da presentare entro sessanta giorni dalla sentenza, sarà accettato.

REUTERS/Athit Perawongmetha

Hannah Witheridge di 23 anni di Norfolk, e Miller, di 24 anni di Jersey, giunsero separatamente in Thailandia e si incontrarono nel hotel dove alloggiavano a Kho Tao.

La condanna a morte per Wai Phyo e Zaw Lin fu ed è un verdetto che ha fatto discutere moltissimo sui sociali e sui giornali thailandesi sia per la cattiva condotta delle indagini che per le prove addotte contro i due giovani birmani, i quali denunciarono di essere stati costretti con la forza ad ammettere la colpa.

Gli imputati hanno ascoltato il verdetto molto intensamente che era loro tradotto senza mostrare emozioni.

“La corte Suprema conferma il verdetto della prima corte e della corte di appello” ha detto alla fine uno dei giudici dopo aver letto una sentenza lunga molte pagine, rigettando così le accuse di tortura contro la polizia che arrestò i due giovani e confermando le prove del DNA, ritenute da più parti come false.

A questa sentenza finale non c’è appello ma solo una richiesta di grazia a Re Vajiralongkorn.

Gli avvocati della difesa affermano che le prove del caso furono gestite malissimo e che i due giovani furono costretti a confessare cose che poi ritrassero, facendo sorgere molte domande sulla competenza della polizia e sul sistema giuridico thailandese. Non furono dati loro traduttori adeguati che capivano completamente la lingua dei due imputati, né sono state mai fatte indagini sulle accuse di tortura

Le stesse indagini sul DNA ritrovato sulla vittima furono fatte senza seguire strettamente le norme internazionali e secondo un esperto forense thailandese molto noto non mostravano un legame con i due giovani birmani.

Sull’oggetto che sarebbe stato usato dagli assassini, non figuravano tracce del DNA dei due giovani.

Gli omicidi e lo scetticismo per la condotta delle indagini e per le accuse dei due giovani, arrestati a due settimane dall’omicidio, hanno gettato un’ombra sinistra su Koh Tao che è stata definita Isola della Morte, anche per altre morte sospette dopo quel settembre 2014.

Andy Hall che, da militante dei diritti, seguì tutto il processo riuscendo ad allestire una difesa per i due giovani birmani, ha detto:

“Le prove legali e del DNA a cui si sono affidati per condannare Zaw Law e Wai Phyo alla condanna a morte per il caso di omicidio di Koh Tao sono fondamentalmente falsate ed inaffidabili in termini di standard internazionali.”

La raccolta, il trasporto, l’analisi, la stesura del risultato e il mantenimento delle prove forensi o della prova del DNA usato nel caso di omicidio di Koh Tao non erano adeguati agli standard internazionali

BBC

Questo duplice omicidio ha scosso l’industria del turismo thailandese e pone molte domande sulla polizia thailandese. Samuitimes, prima della sentenza finale della corte suprema ha scritto:

“Il risultato di questo appello potrebbe avere implicazioni politiche immense per la Thailandia che sta sotto osservazione dei media mondiali su questo caso. Un verdetto di non colpevolezza rischierebbe di imbarazzare la polizia del meridione thailandese che insiste nel dire di aver fatto un’indagine appropriata e totale e porrebbe serie domande su chi commise realmente il delitto e se c’è della verità alle dicerie costanti di un coinvolgimento della Mafia di Koh Tao nei crimini e di un insabbiamento.

Un verdetto di colpevolezza e l’esecuzione potrebbero essere problematici in un momento in cui l’opinione globale è che la prova del DNA era fortemente compromessa e che questo sia un caso di dubbio ragionevole di un uso dei due giovani come vittime sacrificali.”

Non bisogna dimenticare infatti che la polizia brancolava nel buio ed era forte pressione per trovare i colpevoli perché questo caso minacciava la gallina delle uova d’oro dell’industria turistica.

L’avvocato difensore Nadthasiri Bergman ha detto all’agenzia AFP che i suoi clienti non avevano interpreti e avvocati quando furono arrestati e costretti a confessare.

“Usare tutto questo è un problema legale”. Ha detto l’avvocatessa, mentre un altro avvocato della difesa ha detto che i suoi clienti sono del tutto scioccati e che negano con forza di aver fatto commesso il reato loro imputato.

“Erano agitatissimi su quando saranno condannati a morte. E’ stato realmente difficile dirlo loro anche se erano preparati”.

Il caso ha fatto sorgere molte proteste in tutto il mondo con manifestazioni di emigrati birmani in Thailandia e di proteste davanti all’ambasciata thai di Yangoon nei giorni della prima sentenza di condanna.

Si deve ricordare che la Thailandia lo scorso anno eseguì una condanna a morte dopo averle sospese sin dal 2009.