Ritrovati resti umani di Billy, militante karen fatto scomparire nel 2014

billy

Il Dipartimento di Indagini Speciali del ministero della giustizia thailandese ha detto che sono state ritrovati frammenti di ossa umane appartenenti a Porlajee Billy Rakchongcharoen, militante karen di 30 anni, fatto scomparire il 30 aprile 2014, secondo quanto scrive Pravit Rojanaphruk sul Khaosodenglish.

Porlajee Billy Rakchongcharoen

Il riconoscimento di Porlajee Billy Rakchongcharoen, che è stato dichiarato assassinato, è avvenuto attraverso il DNA ritrovato nelle ossa che è confrontabile con quello della madre.

I frammenti ossei sono stati ritrovati dentro un fusto di carburante da 200 litri sul fondo di una riserva idrica vicino ad un ponte a sospensione nel Parco Nazionale di Kaeng Kranchan ed il fusto era stato ritrovato con un drone subacqueo dotato di sonar.

“Il fusto che è stato ritrovato era stato dato al fuoco. Le ossa anche bruciate” ha detto il vice capo del DSI, Kornwat Panpraphakorn il quale ha detto che i frammenti ossei derivavano dal cranio, per cui è impossibile che il militante possa essere ancora vivo, e che il DNA ritrovato era simile a quello della madre di Porlajee.

Secondo la dichiarazione del comitato investigativo, aver dato alle fiamme le ossa era un modo per coprire l’omicidio distruggendo il corpo del delitto. E’ un delitto efferato che ha lasciato poche ossa provenienti da parti vitali del corpo del militante karen permettendo così la dichiarazione di morte e di omicidio. Insieme alle ossa sono stati ritrovati quattro mazze di legno bruciate e alcuni tondini di ferro.

Secondo l’ex commissaria dei diritti umani thailandese, che ha ricevuto il premio ASEAN Magsaysay, Angkhana Neelapaijit, i due pezzi di ferro erano stati probabilmente usati per tenere chiuso l’apertura del fusto mentre il corpo era dentro, facendo sorgere il timore che Billy possa essere stato bruciato vivo.

DSI però non si è espresso sulla causa della morte né sul significato di quelle barre di ferro.

Ci sono persone sotto indagine ma al momento non si conoscono i nomi. Si sa che ad essere additato per la scomparsa di Porlajee Billy Rakchongcharoen è Chaiwat Limlikhit-aksorn, presidente del Parco all’epoca della scomparsa con cui Billy aveva una disputa legale lunghissima basata sulla distruzione e incendio di una ventina di case e di depositi di riso delle famiglie Karen.

A giugno 2018, dopo qualche anno di indagini giunte all’assoluzione per mancanza di prove, il DSI aveva deciso di riaprire il caso della scomparsa forzata di Billy. La corte suprema amministrativa aveva condannato infatti Chaiwat per abuso di potere per aver dato alle fiamme oltre 100 capanne nel parco. Gli era stato ordinato di risarcire per gli incendi delle case le persone coinvolte. Le famiglie Karen non sarebbero potute tornare per aver perso tutto negli incendi.

Fu un passo che Kingsley Abbott, consulente legale della ICJ di Ginevra, salutò come un passo importante verso l’accertamento delle responsabilità e l’accertamento del destino di Billy.

Chaiwat aveva arrestato Billy il 17 aprile 2014 per furto di miele selvatico raccolto nel parco, dicendo poi di averlo rilasciato senza alcuna accusa e producendo persino un testimone che poi si rimangiò quanto detto. Da allora però Billy non fu più visto.

In quei giorni Porlajee aiutava familiari, che sono di etnia Karen e vivono da secoli nelle zone di confine con la Birmania nelle foreste del parco di Kaeng Kranchang, a denunciare Chaiwat Limlikit-aksorn per aver appiccato il fuoco alle loro capanne di bambù e al loro deposito del riso durante vari tentativi di sfratto dalle foreste. ( si leggano gli articoli di Sanitsuda Ekachai su questo blog)

Ora però Chaiwat ed altri sono inquisiti per non aver consegnato alla polizia per gli arresti e le indagini sul furto di miele selvatico Porlajee e per la sua scomparsa.

Il DSI, oltre a porre la madre e la moglie di Porlajee sotto protezione come testimoni, ha detto che ora il caso è cambiato da persona scomparsa in omicidio e occultamento di cadavere.

“Mi salì un groppo alla gola quando ho visto le ossa di Billy. Perchè togliergli la vita? Non ha mai fatto male a nessuno.” ha dichiarato la moglie di Porlajee, Pinnapa, che ha ammesso di aver temuto per la scomparsa del marito da tanto tempo. Billy più volte nel passato fu minacciato.

“La nostra famiglia non vuole risarcimenti da chi ha fatto tutto questo a Billy. Vogliamo che il Dipartimento dei parchi nazionali ci permetta a noi abitanti di ritornare a vivere nelle aree da cui ci costrinsero ad andare” ha detto Pinnapa.

Come scrive Human Rights Watch

“Quando fu fatto scomparire con la forza, Billy andava dal suo villaggio nelle montagne del distretto di Kaeng Krachan ad incontrare alti abitanti Karen per prepararsi alle prossime udienze in un caso legale degli abitanti contro il dipartimento dei parchi e contro Chaiwat. Nella loro denuncia gli abitanti dissero che nel luglio 2011, le autorità si resero responsabili della distruzione di case e proprietà di oltre 20 famiglie Karen nel villaggio Bangkloy Bon. Billy si preparava a presentare una sua richiesta al Re della Thailandia. Nel viaggio portava con sé tutti i documenti relativi alla battaglia legale”.

Come dice HRW, la scomparsa forzata, che si realizza quando rappresentanti dello stato o loro agenti detengono qualcuno e poi negano di tenere quella persona né fanno sapere il destino o la posizione di quella persona, non è un reato penale in Thailandia.

HRW chiede un’indagine credibile per dare giustizia a questo importante difensore della comunità Karen e per la famiglia stessa di Billy. “…ed iniziare a porre fine alle scomparse forzate in Thailandia. Il caso di Billy continuerà a pendere sul capo del governo thailandese finché non sarà spiegato il suo destino ed i responsabili puniti”

Questo sviluppo positivo del caso della scomparsa forzata di Billy si spera sia l’inizio anche per altri casi di scomparse forzate o di abusi delle forze di sicurezza.

“Tra loro c’è la scomparsa nel 2016 di un militante dei diritti della terra Den Khamlae che combatteva contro gli sforzi dello stato per cacciare gli abitanti dalle aree protette. C’è l’omicidio extragiudiziale in piena luce del militante Lahu, Chaiyaphum Pasae, ucciso ad un posto di controllo a Chiang Mai a marzo 2017 ed il mistero che circonda la morte del presunto insorgente Andullah Isamusa dopo la detenzione dei militari a fine luglio del 2019. Queste ed altre vittime attendono ancora che sia fatta giustizia” scrive il BKKpost in un suo editoriale.