Movimento studentesco indonesiano in piazza per la democrazia

L’Indonesia è scossa da enormi proteste di massa del Movimento studentesco che prende di mira sia una nuova legge contro la corruzione che i progetti di un nuovo codice penale che apre ad un ritorno di un governo illiberale.

In queste proteste che sono state anche violente hanno perso la vita due studenti universitari delle Sulawesi sudorientali nella città di Kendari.

Uno studente della università Halu Oleo, La Randi di 21 anni, è stato ucciso da un colpo di pistola di uno sconosciuto, mentre un altro, Muhammad Yusuf Fardawi di 19 anni, è morto dopo essere stato operato in seguito a gravi ferite alla testa.

Il coordinatore del movimento studentesco di Kendari ha detto al JakartaPost che Yusuf è morto dopo essere stato pugnalato con la baionetta al capo.

Il presidente Joko Widodo ha ordinato un’indagine sulla polizia locale che non era stata autorizzata a portare armi nel controllo della piazza.

Proprio il cattivo controllo della piazza e l’eccessivo uso della forza hanno portato a scontri violenti che hanno anche coinvolto alcuni giornalisti prima fermati e poi rilasciati.

Jokowi ha affermato di aver ricordato alla polizia di non usare violenza né di agire in modo repressivo contro il movimento studentesco perché gli studenti “manifestavano per le proprie opinioni, cosa che è protetta dalla Costituzione.”

Queste sono le manifestazioni studentesche maggiori dopo il 1998 quando cadde il regime dittatoriale di Suharto dopo grandi manifestazioni studentesche.

Queste manifestazioni sono state accese da modifiche apportate alla legge contro la corruzione che limitano il lavoro della Commissione relativa la quale ha iniziato molti processi contro ministri e parlamentari poi condannati.

La legge relativa però era stata approvata e Jokowi si è impegnato a fare una qualche marcia indietro nel prossimo futuro, col nuovo parlamento dopo che avrà giurato come presidente.

Ma le proteste del movimento studentesco comunque hanno coinvolto altri aspetti della società e politica indonesiana. Al centro delle proteste c’è anche la spinosa questione papuana, il modo di gestirla da parte del governo che ha fatto in una settimana solo almeno 30 morti e 70 feriti.

Il movimento indipendentista papuano che ha negli studenti una vera forza organizzata e propulsiva pone il tema dell’autodeterminazione e della dignità della popolazione papuana che vuole avere una voce, al di là di ipotesi di sviluppo prospettate.

Proprio i fenomeni di razzismo contro gli studenti papuani a Surabaya hanno acceso la protesta di agosto che ha coinvolto tutta Papua Occidentale.

Altri temi sono il rafforzamento della legge sulla blasfemia ed il reato di diffamazione penale contro il presidente, che minano davvero la libertà di espressione nel paese.

Temi come quello dell’intrusione dello stato nelle vite private delle persone con il divieto del sesso fuori del matrimonio e del sesso tra persone dello stesso genere sono stati spesso al centro dei titoli dei giornali internazionali.

Si sono viste immediatamente cadere molte prenotazioni internazionali a Bali e sono stati espressi timori da investitori internazionali per un calo degli investimenti in Indonesia, se si dovesse avverare una simile prospettiva.

Non mancano anche le proteste per l’incertezza e la mancanza di previsioni nell’affrontare la questione della gestione delle foreste e dell’agroindustria. I fuochi della ripulitura delle piantagioni e delle aree torbose stanno soffocando con i loro incendi di estese aree del Borneo e Sumatra, tutta la fascia equatoriale della regione. Lo smog è arrivato a toccare l’isola di thailandese di Phuket, dopo essere stata per molto tempo su Singapore e Kuala Lumpur causando danni enormi.

E’ una questione che l’Indonesia, e con essa tutto ASEAN, deve ancora imparare.

“Non è una protesta su un obiettivo solo, né è un movimento unificato od organizzato” ha spiegato Andreas Harsono di HRW Indonesia alla BBC.

“La gente prova a proteggere le loro libertà civili ed individuali” dice sempre alla BBC Djayadi Hanan della Paramadina University di Giacarta alla BBC. “E sono arrabbiati del fatto che il presidente li delude non agendo con sufficiente forza contro la corruzione”

“Nel Kalimantan alle dimostrazioni hanno partecipato i sindacati dei contadini e le popolazioni indigene che protestano per gli incendi tossici delle foreste e dei suoli torbosi.” continua Andreas Harsono. “A Giava l’obiettivo è sulla corruzione mentre a Papua ci sono il razzismo e gli abusi dei diritti umani”.

Queste proteste generali cadono nella fase di passaggio della presidenza di Joko Widodo che è sempre stato visto come una persona vicina alla gente, lontano dagli apparati militari che per anni hanno espresso i presidenti indonesiani.

Sembra naturale che ci siano grandi attese verso il presidente che all’inizio del suo secondo mandato deve trovare in parlamento le forze per sostenere la propria agenda politica.

La titubanza o per lo meno la lentezza con cui Jokowi ha risposto a queste questioni ha allarmato molti che ancora confidano nella sua presidenza.

Scrive la BBC:
“Ci sono due spiegazioni qui” dice Hanan. “O il presidente è ancora una brava persona che subisce però enormi pressioni, oppure sta dimostrando il suo vero essere come ogni politico di sempre. Credo ci sia una miscela delle due cose”

Nel frattempo le manifestazioni del movimento studentesco continuano e Joko Widodo ha espresso l’idea di poter revocare la legge sulla corruzione, mentre sono state spostate le votazioni sulla legge delle miniere, sul suolo ed il lavoro.

“Ora il gioco è nelle mani del presidente” dice Hanan alla BBC. “C’è tanta rabbia e la gente si sente tradita. Sentono che sta voltando loro le spalle, dopo che loro gli sono stati fedeli”

Joko Widodo giurerà il 20 ottobre iniziando così la sua seconda presidenza.

Pochi si aspettavano che, dopo essere riuscito a disinnescare le proteste di Prabowo per la presunta manomissione delle elezioni, si sarebbe trovato a disinnescare delle mine molto più pericolose, come Papua dove ha ricevuto il 70% dei voti espressi.