Giudice Khanakorn Pianchana del tribunale di Yala si spara in petto

Il giudice Khanakorn Pianchana del tribunale di Yala si spara in petto dopo aver letto una sentenza di assoluzione di fronte ad un’aula piena di gente in diretta Facebook ed aver criticato il sistema giudiziario thailandese con un discorso molto appassionato.

“Ridate la giustizia nelle mani dei giudici. Ridate la giustizia nelle mani del popolo. Le mie dichiarazioni potrebbero essere leggere come una piuma, ma il cuore di un giudice deve essere inamovibile come una montagna” così conclude la dichiarazione scritta del giudice Khanakorn Pianchana.

Questa storia è quasi del tutto taciuta sui media di lingua thailandese perché è la prima critica dura contro un sistema giudiziario che è visto da molti come molto servile verso i potenti, ma capace di dare sentenze pesanti verso la povera gente o gli indifesi.

La sentenza di assoluzione del giudice Khanakorn Pianchana riguardava cinque persone del Meridione Thailandese, arrestati dalla polizia ed accusati di aver pianificato e portato a termine un omicidio per dei fatti del giugno 2017, verso i quali erano state chieste tre sentenze di condanna a morte e due carceri a vita.

Il giudice Khanakorn Pianchana nell’assolvere i cinque imputati aveva detto:

“Si devono avere prove chiare e credibili per punire qualcuno. Se non si è sicuri, non li si punisce” ha detto il giudice di Yala, una delle province meridionali più martoriate dalla violenza legata all’insorgenza. “Non dico che i cinque imputati non hanno commesso i crimini ascritti loro, potrebbero averli commessi, ma il processo giuridico ha bisogno di prove trasparenti e credibili .. punire le persone sbagliate li rende vittime sacrificali”

Nella sua dichiarazione il giudice Khanakorn (BKKPOST), a giustificazione della sentenza di assoluzione, ha affermato che il caso non era collegato né alla sicurezza nazionale né al terrorismo, ragioni per le quali sono legittimi gli arresti secondo le leggi dell’emergenza. Alcune delle prove presentate in tribunale erano state raccolte in modo anomalo e dubbio, con un sospettato diventato testimone arrestato per motivi poco chiari, con prove del DNA che non davano indicazione alcuna.

Dopo queste parole, mentre si chiudeva il canale Facebook il giudice si spara in petto dopo aver giurato di fronte al ritratto reale.

Il giudice Khanakorn Pianchana comunque è ricoverato in ospedale ed è fuori pericolo. Le autorità thai hanno prima addossato la colpa allo stress personale del giudice, poi hanno negato le pressioni dei militari e del governo sul giudice e sulla magistratura.

Uno dei commenti su Facebook e media sociali è stato:

“Se persino un giudice deve lottare per la giustizia, allora noi semplici persone cosa dobbiamo fare?”

Lo stesso giudice Khanakorn Pianchana dice nella sua dichiarazione delle pressioni a cui i magistrati devono spesso sottomettersi:

“In questo momento altri giudici come me nei tribunali d’appello del paese sono trattati come sono stato trattato io. Se non riesco a mantenere fede al giuramento del mio compito, preferisco morire piuttosto che vivere senza onore”

Questa vicenda parla anche moltissimo del clima che si vive nel profondo meridione thailandese dove secondo le leggi dell’emergenza continuano gli arresti di persone senza alcuna prova e senza mandato del giudice.

Nella maggioranza dei casi le persone arrestate sono poi rilasciate dai giudici perché le prove sono sempre molto flebili.

Si ricorderà come uno di questi arrestati secondo le leggi dell’emergenza fu Abdullah Isamuso il quale dopo il suo arresto fu ricoverato in coma a Pattani e morì poi per versamenti di liquidi celebrali dovuti alla probabile tortura subita in carcere.

Risolvere la questione dell’insorgenza del Meridione Thailandese, che ha fatto oltre 7000 morti e che è favorita dall’impunità di cui godono le forze di sicurezza, richiede in primo luogo un sistema giudiziario che amministri la Giustizia in modo affidabile.

Sui cinque militanti assolti pende l’eventuale richiesta di appello contro la sentenza di assoluzione.

E’ interessante notare quanto scrive il Bangkok Post su questo caso perché fa capire meglio le pressioni di cui parla.

La sentenza è giunta al segretario del Future Forward Party che presiede la commissione sulla giustizia, Piyabutr Saengkanokkul.

La sentenza era prevista per il 19 agosto ed era ritenuta importante. Il giudice perciò la inviò ad i suoi superiori per una revisione.

I giudici superiori appuntarono alcune cose minori ma gli consigliarono in privato di riscriverla.

Bangkokpost scrive:

Il giudice Khanakorn scrisse che secondo la legge, se il giudice capo non è d’accordo con una sentenza, egli la deve mettere per iscritto nel documento. Non è accaduto in questo caso (non c’è stato cioè un ordine scritto di disaccordo sulla sentenza, TSV) ed invece a Khanakorn fu detto in privato di ribaltare la sentenza e condannare i cinque imputati.

“Se aderissi alla sua richiesta, non ci sarebbero state prove scritte che mostravano che la condanna, invece dell’assoluzione, era il risultato dell’ordine del giudice superiore. Invece sarà compito mio e dei giudici della corte che hanno firmato la sentenza.

Se aderissi all’ordine, tre degli imputati sarebbero stati condannati a morte per omicidio di primo grado, e non esiste una sentenza più leggera, e gli altri due sarebbero stati incarcerati in quanto complici.

Il memorandum confidenziale diceva anche che se avessi insistito sull’assoluzione, li dovevo tenere agli arresti durante l’appello, cosa che per me non ha senso”.