Il nuovo Orco Nero indonesiano e la lotta al radicalismo islamico

Il Terrore Rosso forse non è ancora del tutto finito in Indonesia dopo oltre mezzo secolo dall’isteria anticomunista del 1965 che portò al massacro di centinaia di migliaia di Indonesiani.

Ma lo spettro del comunismo è ora messo in ombra nella politica indonesiana dal nuovo Orco Nero politico del radicalismo islamico.

Non si discute della realtà della minaccia dell’estremismo islamico, di come sia pericoloso, di come corrompa i cuori e le teste della gioventù e di come ora stia distruggendo lentamente il vero tessuto della società che amiamo da decenni.

Ma noi dovremmo saperlo che la soluzione a questo problema non sta nel creare un grande governo che eserciti su di noi un maggior controllo e restringa la nostra libertà, né tanto meno una campagna nazionale che elimini il radicalismo attraverso metodi repressivi o non democratici.

Abbiamo avuto già prima questo problema e lo sappiamo come andò a finire.

Il presidente Joko Widodo, sin dal momento in cui ha messo piede nella capitale per diventare il presidente più popolare e divisivo di sempre, ne ha fatto una missione la lotta al radicalismo dopo aver conquistato il 17 aprile la sua seconda presidenza.

Per Joko Widodo il radicalismo è più di un nemico politico.

E’ conscio dei suoi pericoli, dopo le decine di attacchi terroristici e grandi incidenti di intolleranza accaduti sotto la sua presidenza. Ecco perché il presidente ha incluso il radicalismo, insieme alla lotta alla fame e alla povertà, nella lista delle cose da eliminare.

A questo scopo ha nominato Tito Karnavian, già capo di polizia che ha già guidato l’agenzia antiterroristica, a ministro degli interni. Joko Widodo, come Suharto prima di lui, ha dato l ministero degli affari religiosi a Fachrul Razi, un ex generale conosciuto per la sua tendenza forte, senza mezzi termini verso tutto ciò che è legato al radicalismo islamico.

Il primo obiettivo della lotta al radicalismo è il servizio pubblico.

Fachrul e Tito hanno fatto qualcosa in più del solo accrescere la retorica contro il radicalismo religioso, iniziando entrambi nuove politiche che tengano lontano il servizio pubblico dalle ideologie differenti dall’ideologia di stato della Pancasila.

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I due ministri hanno firmato un decreto ministeriale congiunto per eliminare le ideologie radicali dal servizio pubblico. Col decreto, sottoscritto da ministeri e corpi dello stato, si vieta a dipendenti pubblici di esprimere un’opinione sui media sociali che contenga “discorsi di odio” contrari alla Pancasila, alla costituzione dl 1945, al motto Unità nella Diversità, allo stato unitario della Repubblica Indonesiana o il governo. I dipendenti pubblici possono essere sanzionati nel caso in cui esprimono parere positivo per articoli che contengano simili discorsi di odio, o per partecipare ad eventi simili.

E’ stato istituito un sito per denunciare dipendenti pubblici che abbraccino idee radicali.

Questo decreto è una misura estrema di lotta all’estremismo. Non è meno problematico da quanto proposto da Fachrul che prevedeva che le donne impiegate dello stato non dovessero indossare il niqab e gli uomini non dovessero portare pantaloni sopra la caviglia durante il servizio.

Mentre il governo afferma che la sua guerra al radicalismo non è mosso dalla politica o mirata ad una religione, le politiche sembrano indicare qualcosa di diverso.

Le politiche antiradicali troppo attente a regolare quello che la gente può o no può scrivere sui media sociali o indossare negli uffici sono il prodotto della fallacia per cui si riduce il radicalismo islamico a degli stereotipi.

La verità è che il radicalismo è più di quello che la gente dice o indossa. Come le altre religioni l’Islam non è immune agli scismi di tantissime denominazioni. La fede è professata da miliardi di persone con differenti modi di avvicinarsi alle scritture in cui cercano la loro guida.

E’ più difficile di quanto sembri: come fa il governo a determinare se il credo di uno sia radicale o meno? Essere critico del governo rende radicale un impiegato statale? Si deve considerare radicale qualunque musulmano credi che un califfato sia una forma legittima di governo? C’è spazio di manovra per discutere in modo salutare su cosa sia esattamente un califfato?

L’Indonesia vive ora la crescita del movimento salafita, una tendenza che ha messo in allarme il Nahdlatul Ulama, difensori dell’Islam tradizionale, l’Islam Nusantara. Ma lo stesso Salafismo ha molte ramificazioni che sono anche apolitiche e non violente. Quindi è errato dare un’etichetta di radicale ad una persona per aver scelto uno stile di vita associato col Salafismo come indossare pantaloni tagliati.

Il governo deve agire contro ogni forma di ideologia violenta comprese quelle associate al radicalismo islamico. Ma questa guerra deve seguire i principi democratici per assicurare che serva al suo ultimo fine: proteggere i diritti di tutti gli Indonesiani.

Le attuali politiche retoriche mostrano come il governo sia più intento nella propaganda ed ad una caccia alle streghe che a politiche fatte per educare la gente ai valori dei quattro punti cardinali della nazione, che sono Pancasila, Costituzione, Il motto e NKRI, e perché ne abbiamo bisogno.

Il presidente ha già usato la guerra al radicalismo come punto di discussione politica nella sua campagna. I suoi sostenitori lo hanno persino descritto come il solo salvatore che può proteggere l’Indonesia dai gruppi radicali islamici che sui media sociali chiamano Kadrun, lucertole del deserto.

Insieme a questo tipo di propaganda la guerra al radicalismo di Joko Widodo sembra solo più sinistra.

Non possiamo permetterci di portare le conseguenze di entrare nella propaganda politica e nella caccia alle streghe per tenere lontano l’Orco Nero.

Lo abbiamo imparato nel modo brutto nel 1965. Quando la nazione fu afferrata dalla paura, dal del comunismo, divenimmo sospettosi non solo dei nostri nemici, ma anche degli amici, colleghi e vicini.

Tanti furono uccisi allora ma quell’Orco Nero è ancora vivo e vegeto.

Ary Hermawan, The Jakarta Post