Altro tentativo di pace per la ribellione separatista thai dei Malay di Patani

Il nuovo capo negoziatore thailandese ai colloqui di pace del Profondo Meridione si è presentato alla comunità internazionale insieme al suo gruppo di lavoro ed ha espresso la propria determinazione a porre fine alla decennale ribellione separatista della regione di frontiera.

Wanlop Rugsanaoh non ha pronunciato il nome del BRN, Fronte nazionale Rivoluzionario, che è il gruppo insorgente dei Malay di Patani a controllare tutti i combattenti sul terreno. Il suo gruppo intende però parlare a tutti i gruppi separatisti armati, particolarmente a chi può influenzare la situazione sul campo, ha riferito venerdì in una conferenza stampa il generale in pensione che ha presieduto anche il Consiglio di Sicurezza Nazionale.

Wanlop, nuovo capo negoziatore thailandese, ha detto ai giornalisti che iniziare il processo di pace con i separatisti del meridione fa parte dell’agenda nazionale. E’ un tono che va in contrasto con gli ultimi commenti del capo dell’esercito Apirat Kongsompong ed altri rappresentanti del governo sul modo di Bangkok di gestire la ribellione separatista nel profondo meridione.

Wanlop ha parlato dell’importanza della dignità umana, del compromesso e del rispetto delle differenze quando ha descritto il suo approccio al lavoro, mentre Apirat aveva avuto toni duri quando aveva detto di usare tutti i metodi necessari per sopprimere la ribellione meridionale.

L’attuale insorgenza in essere nelle province di frontiera meridionale della Thailandia, la cui popolazione è di lingua malay e religione musulmana, scoppiò all’inizio del 2004 mietendo la vita di oltre 7000 persone.

Le iniziative di pace sono da allora andate e venute senza che nulla sembri funzionare, perché il gruppo separatista più importante, BRN, si è rifiutato di sedere ai colloqui.

“Possiamo per prima cosa imparare dalle lezioni e dai ruoli del passato sul perché i colloqui fallirono. La cosa migliore è di incontrare la persona giusta per risolvere la questione correttamente” ha detto Thanakorn Buaras che guida l’Agenzia di Intelligence Nazionale e che era al tavolo della conferenza stampa al FCCT.

Nel profondo meridione negli scorsi 15 anni le iniziative di pace sono stato un processo andato avanti per tentativi. Dal processo di Langkawi all’iniziativa di Berlino, il governo thai e i ribelli Malay di Patani si sono guardati in faccia in varie città europee e del sudestasiatico. Tante di queste discussioni sono state tenute segrete. E per sicurezza la gente coinvolta in queste iniziative di pace spesso le definiva precolloqui.

Una ragione per cui le iniziative di pace non hanno fatto molta strada è che lo stato thai non ha mai voluto fare alcuna concessione.

Ci fu a febbraio 2013 il lancio dei colloqui del governo del Premier Yingluck Shinawatra quando Bangkok diede a Kuala Lumpur un mandato per facilitare gli sforzi.

L’iniziativa di Yingluck generò tantissima eccitazione e fu la prima volta che un governo thai aveva affermato pubblicamente che avrebbe parlato ai ribelli per risolvere la ribellione separatista con mezzi politici.

Non ci volle molto per capire che questa iniziativa di Yingluck era qualcosa tra una bufala ed un grande atto di fede. Sin dall’inizio il processo fu portato avanti senza la presenza dei militari o la partecipazione del BRN ed era perciò destinato al fallimento sin dall’inizio.

Dopo il golpe che abbatté il governo Yingluck, il governo militare riprese in modo riluttante i colloqui e nominò il generale Aksara Kerdpol a capo negoziatore mentre la Malesia riprese il suo ruolo di facilitatore.

Kuala Lumpur aiutò a mettere insieme un’organizzazione che radunava i movimenti storici separatisti, MARA Patani, molti dei quali erano comparsi durante le precedenti ondate di insorgenza negli anni 60 per scomparire alla fine degli anni 80 ed inizi anni 90.

Al pari dell’iniziativa di Yingluck MARA Patani mancava della partecipazione dei capi del BRN che controllavano i combattenti ed il BRN non lo vedeva come un processo credibile.

A fine 2018 Aksara fu sostituito dal generale in pensione Udomchai Thamsarorat con un passato professionale nella regione militare meridionale.

Uno dei primi ordini fu di lasciar cadere il progetto pilota di Aksara della Zona di Sicurezza. Sapeva che MARA Patani non poteva da parte sua dare risultati perché non controllava gli insorti sul terreno, mentre il BRN da parte sua non avrebbe sostenuto qualcosa che rafforzava l’egemonia di un altro gruppo senza avere nulla in cambio.

Sin dall’inizio Udomchai provò a contattare quanta più gente possibile anche membri della comunità nazionale alla ricerca di consigli sul come portare avanti i colloqui.

La decisione di Udomchai di richiedere l’aiuto di una ONG straniera per raggiungere il gruppo dirigente del BRN irretì alcuni del segretariato del facilitatore malese per non essere stato consultato e quindi visto come una violazione del protocollo.

Il governo thai indica che il numero di incidenti violenti nel meridione thai è caduto enormemente rispetto al picco del 2007.

Ma il BRN ha dimostrato di poter far crescere la violenza nel profondo meridione a suo piacimento.

Fu il caso degli omicidi di due monaci buddisti e di cinque impiegati pubblici a gennaio 2019. Più di recente due attacchi gemelli agli inizi di novembre hanno ucciso 15 persone tra polizia e volontari della difesa a Lam Phaya nella provincia di Yala.

La regola fondamentale nel meridione thai è che i rappresentanti locali sono lasciati fuori se non diventano parte dell’apparato della sicurezza del governo.

Non è chiaro quale linea rossa le 15 vittime di Lam Phaya abbiano mai attraversato.

Don Pathan, Benarnews