Hashtag di Twitter ed i Thai parlano apertamente della Monarchia

Non più contenti di sussurrare sommessamente, in privato, la propria idea della monarchia, i thailandesi ne discutono ora apertamente talora criticandola, nonostante le leggi draconiane della lesa maestà.

Mentre le autorità thai tengono sotto uno stretto controllo Facebook, sempre più persone in Thailandia, dove sono registrati oltre 4 milioni di profili su Twitter, danno sfogo con i tweet, mentre si nascondono dietro nomi falsi e foto di star del pop coreano.

Principessa Sirivannavari, REUTERS

Per alcuni giorni attorno al nuovo anno, il paese vide l’hashtg #IslandsShutdown (la chiusura delle isole) in cima agli hashtag di Twitter, dopo che le autorità bloccarono parti delle popolari isole del meridione thailandese per la visita di fine anno della principessa Sirivannavari, figlia più giovane del Re Maha Vajiralongkorn.

The Straits Times ha visto le lettere che il governo ha mandato, in precedenza del viaggio di quattro giorni il 29 dicembre, agli operatori turistici in parti del parco nazionale Nopparat Thara e isole Phi Phi.

Agli operatori era chiesto di cooperare e di sospendere le loro escursioni di immersioni ed altre attività turistiche per quel giorno.

Le barche da pesca e altri vascello nelle acque dovettero abbandonare parti del Parco Nazionale di Phang Nga Bay il 31 dicembre e vicino Phuket il 1 gennaio.

L’hashtag #IslandsShutdown è stato usato 382 mila volte il primo gennaio per essere poi ripetuto oltre un milione di volte.

La critica della giovane principessa e delle autorità non è avvenimento unico, ma “un cambio di macro livello della società thailandese che è già in modo” senza precedenti, come dice Soraj Hongladorm, professore di filosofia della Chulalongkorn University, riferendosi al cambio di attitudini verso la monarchia.

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Tre mesi prima un altro hashtag virale fu #RoyalMotorcade (Corteo di auto reali) che balzò in cima alle classifiche di Twitter ad ottobre con 250 mila retweet.

I Thailandesi usarono questo hashtag per dare voce alla propria frustrazione per la chiusura delle strade imposte dalle autorità per facilitare quello che sembrò essere un corteo di auto reali.

Questa fu la prima volta che un gruppo di persone hanno usato Twitter per criticare la gestione di del corteo di auto reali.

A marzo 2019 divenne virale l’hashtag #OldEnoughtoChooseforMyself (abbastanza grande da decidere da solo) dopo la dichiarazione del Re che, qualche giorno prima delle elezioni generali, invitava a votare per “gente per bene”.

L’ex capo della giunta militare Prayuth Chanocha divenne primo ministro per la seconda volta grazie alla nomina del Palang Pracharat, che vinse il secondo maggior numero di seggi permettendo di formare un governo di coalizione, e ai voti di un Senato nominato dalla giunta.

La crescente audacia è uno sviluppo sorprendente secondo Soraj. Ci sono esempi a sufficienza di gente sbattuta in carcere per aver violato la legge di lesa maestà o per aver violato le leggi di criminalità informatica per post sui media sociali legati alla monarchia.

In un caso notevole, un famoso studente democratico Jatupat Pai Boonpattararaksa fu arrestato dopo la condivisione sulla sua pagina Facebook della biografia controversa fatta dalla BBC del nuovo re. Jatupat fu arrestato qualche giorno dopo che Re Vajiralongkorn ascese al trono nel dicembre 2016.

Sebbene altre 2000 persone avessero condiviso su Facebook lo stesso articolo, Jatupat fu l’unico ad essere arrestato e a passare due anni e mezzo di carcere prima di esser rilasciato a maggio dopo un perdono reale.

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Finora la sentenza più lunga per lesa maestà è di 35 anni, data ad un uomo thailandese nel 2017 per un post fatto su Facebook. Originariamente fu condannato a 70 anni di carcere, dieci anni per ogni articolo, ma la sentenza fu dimezzata dopo che l’uomo ammise la colpa.

Più di recente ad ottobre 2019 un giovane fu accusato di aver infranto la legge del crimine informatico in questioni di sicurezza, con la pena massima di cinque anni, per aver descritto modi differenti in cui era finita la monarchia negli altri paesi.

Quando si chiede a Paul Chambers la ragione per cui i commenti online sulla monarchia sono trattati come una questione di sicurezza nazionale, il politologo della Naresuan University dice:

“La sicurezza del regno è sinonimo di sicurezza nazionale, per cui la monarchia deve essere preservata a tutti i costi”

Secondo l’avvocato dei diritti umani Anon Nampa, che ha postato su Facebook la critica della chiusura delle isole meridionali, la questione reale in ciò che accadde a ottobre e dicembre sta nella mancanza di una chiara comunicazione sulla chiusura delle strade e quando le altre strutture devono fermare le loro operazioni come anche l’attitudine delle autorità verso i pedoni.

Spesso mentre passa il corteo di auto reali i pedoni devono talvolta abbandonare i ponti sospesi di attraversamento e stare sul ciglio della strada.

“E’ solo una questione di una via di mezzo e di trattare la gente con rispetto. CI devono essere degli aggiustamenti, o le tensioni potrebbero salire”

The Straits Times