Cosa ha in serbo il 2020 per la Thailandia con un possibile scontro epocale

La lunghissima crisi politica thailandese va avanti sin dal 2006, l’anno in cui il premier Thaksin Shinawatra fu rovesciato da un golpe militare.

Da allora il paese ha visto sei governi, sei premier, un conflitto con il vicino cambogiano ed una brutale repressione mortale dei manifestanti delle magliette rosse nel cuore di Bangkok, quando morirono oltre 85 persone, tra cui 2 giornalisti e due infermieri. Ne sarebbero seguiti altri momenti drammatici.

Nel 2014, i militari thailandesi lanciarono un altro golpe, rovesciando questa volta il governo della sorella di Thaksin, Yingluck.

Il golpe, come discusso in tante parti, fu un disegno per gestire l’imminente successione reale. Re Bhumibol era sul trono dal 1946 e per varie decadi era riuscito a dominare la politica thailandese col sostegno della rete della monarchia di cui i militari erano diventati il maggiore agente.

Avanzando negli anni, la cattiva salute di Bhumibol cominciava a preoccupare i membri della rete della monarchia. La fine dell’era di Bhumibol si affacciava a grandi passi.

Le elite tradizionali thai entrarono in ansia per la dipartita di Bhumibol temendo che il nuovo re, Vajiralongkorn, figlio di Bhumibol, non sarebbe stato capace di dare loro la stessa sicurezza e gli stessi interessi. Quest’ansia le spinse a lanciare un golpe nel 2014 per assicurare una transizione reale tranquilla.

Dopo la morte di Bhumibol, Vajiralongkorn fu incoronato facendo da parte tutte le dicerie secondo cui avrebbe potuto rinunciare al trono per aprire la strada alla sorella Sirindhorn, una scelta più popolare, o che altri interessi avrebbero cercato di bloccare la sua ascesa al trono a causa del suo umore volatile.

Sono passati tre anni dall’inizio del regno di Vajiralongkorn. La Thailandia nel 2020 è cambiata poco. I thai hanno assistito al consolidamento del potere reale. Il re ha iniziato a riorganizzare la struttura di potere nel palazzo anche prima che il padre passasse a miglior vita. Una parte di questa ristrutturazione fu di annichilare il Consiglio della Corona.

Il Consolidamento del potere di Vajiralongkorn

Il ruolo del Consiglio della Corona era stato quella di un’istituzione potente che faceva girare la rete della monarchia. Il presidente era il generale Prem Tinsulanonda, già primo ministro e già capo dell’esercito e favorito di Bhumibol. Comunque era il segreto di tutti che Prem e Vajiralongkorn non andavano d’accordo. Quando Vajiralongkorn prese il controllo del Consiglio della Corona, non solo accrebbe il suo potere ma riuscì al contempo anche a rimuovere i suoi nemici politici.

Vajiralongkorn richiese la costituzione fosse emendata negli articoli connessi ai poteri reali, permettendogli di risiedere in Germania senza il bisogno di tornare a Bangkok o di nominare qualcuno come reggente.

Fu lui a scegliere il nuovo capo dell’esercito, generale Apirat Kongsompong, che soddisfaceva in toto come fedele della corona. Nell’assunzione del compito Apirat minacciò i thailandesi con una dichiarazione “un golpe è necessario se la politica thailandese diventasse caotica”.

Dopo le elezioni del 2019, Vajiralongkorn appoggiò il generale Prayuth Chanocha, capo golpista nonché primo ministro del governo militare, al suo ritorno come premier.

Il suo marchio di approvazione reiterava l’idea che Vajiralongkorn si trovava a suo agio a lavorare con regimi autoritari. Finora non ha mostrato segni di sostegno al processo di democratizzazione del suo paese.

Quello che ha in serbo il 2020 per la Thailandia

L’anno 2020 vedrà l’intensificarsi della politica thailandese. Il governo di Prayuth fatica da tempo sotto le nuove della tempesta per la sua incapacità a risolvere i problemi economici del paese, né è stato capace di migliorare le necessità fondamentali di vita per la popolazione.

La popolarità di Prayuth è quindi precipitata, senza sorpresa alcuna. Questo fa capire che gli si potrebbe questo stesso anno mostrare la porta di uscita per essere sostituito da qualcuno. Circolano voci a Bangkok che il sostituto per la posizione massima possa essere proprio Apirat, una successione che richiederebbe di sicuro l’approvazione reale.

Nel frattempo, sull’altro lato della barricata, la stella nascente del Future Forward potrebbe giocare un ruolo maggiore nel forgiare la politica thailandese. Il partito ha vinto in modo impressionante alle ultime elezioni. Tuttavia le condizioni poste nella costituzione sono servite ad impedire al partito di andare al governo. Quindi FFP è stato costretto a restare nell’arena politica all’opposizione.

FFP ha fatto bene in quel ruolo, troppo bene per il gusto delle elite tradizionali che lo vedono come una minaccia che deve essere tolta davanti. Proprio come il 2006 vide l’uscita forzata di Thaksin, il 2020 probabilmente segnerà la fine del Future Forward Party.

La domanda è se il partito riuscirà a risorgere dalle sue ceneri. Quale sarà il ruolo del suo capo sempre sorridente Thanatorn Jungrungruangkit?

All’interno del potere, le elite conoscono le inclinazioni repubblicane di Thanathorn, che in passato è stato vicepresidente del Summit Group, il gruppo industriale maggiore del paese in parti di ricambio di auto, ed era connesso al Matichon, uno dei più grandi giornali del paese. Suo zio è Suriya Jungrungruangkit, ministro dei trasporti negli anni 2000 ed uno dei capi del Palang Pracharat, partito chiave della giunta militare.

Sebbene Thanathorn abbia evitato di proiettare questa immagine, i suoi nemici hanno giù diffuso una storia sulla sua sovversione insidiosa perché questo darebbe loro legittimità e potere legale di toglierlo dallo spazio politico.

Ma le cose potrebbero essere poi non così facile nel 2020 per il sostegno che i giovani conferiscono a Thanathorn, così lampante nella manifestazione di Bangkok a dicembre scorso.

C’era una corrente nascosta di protesta tra i giovani militanti che non conoscono la grandezza dei re thailandesi del passato verso i quali non hanno reverenza. La loro scelta in favore della monarchia non è più sicura e la si può notare nel mondo di Twitter con la critica aperta della monarchia. I Thailandesi sono più critici di sempre nelle loro posizioni sulla monarchia.

In questa fase critica resta da vedere se Thanathorn riuscirà a sfruttare questa tendenza a beneficio della democrazia del paese.

Vajiralongkorn è un re ambizioso ed è diventato molto più consapevole della politica. Ma non è il solo nel mondo dei capi ambiziosi. I nuovi capi politici come Thanathorn sono ugualmente ambiziosi.

Il 2020 potrebbe essere l’anno in cui i due mondi si scontrano.

Se vincesse la parte democratica, la Thailandia sarebbe un posto migliore. Ma se invece vincessero i monarchici, lo spazio della democrazia si restringerebbe fino a scomparire del tutto.

Pavin Chachavalpongpun, Asiasentinel.com